Emendamenti post sisma: dopo la farsa, ultima chiamata per il governo


Il Coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia esprime sconcerto e chiede un immediato confronto, così come l’Anci. In realtà non si sapeva  che gli emendamenti non sarebbero stati accolti. Ma ora il governo deve dar seguito alle promesse fatte al Commissario Legnini

Sconcerto ed indignazione. Li esprimono il Coordinamento dei Comitati e Associazioni Terremoto Centro Italia, in relazione al mancato accoglimento nel decreto rilancio degli emendamenti post sisma, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, al Presidente della Camera e a quello del Senato. Una vicenda che è stata ed è al centro della cronaca politica di questi giorni che, purtroppo, come tutto quello che ruota intorno al terremoto del 2016 e alla praticamente inesistente ricostruzione, è stata strumentalizzata da tutte le parti politiche in uno sconfortante rimpallo di accuse.

E’ così da sempre, la vicinanza delle elezioni regionali ha contribuito ad esasperare ulteriormente i toni, con il patetico tentativo, da una parte e dall’altra, di sfruttare quanto accaduto ai fini elettorali. Nella realtà, come ormai si è ben capito, della situazione che stanno vivendo le popolazioni colpite dal terremoto in concreto non frega niente a nessuno. E, al di là del penoso e patetico scambio di accuse, della bocciatura di quegli emendamenti sono responsabili sia la maggioranza che governa il Paese sia le opposizioni che hanno la presidenza e la vicepresidenza della Commissione bilancio che di fatto ha respinto gli emendamenti stessi. Per altro il solito sconfortante teatrino della politica non ha permesso di comprendere bene ciò che è accaduto.

Quello che, però, è certo è che ora il governo è spalle al muro, non può più bleffare e una volta per tutte deve dimostrare in concreto di avere almeno un po’ a cuore la situazione dei territori colpiti dal terremoto. Intanto, però, i comitati e le associazioni dei territori stessi sono tornati a far sentire la propria voce, chiedendo un immediato confronto con i rappresentanti del governo ma anche con tutti i gruppi parlamentari. Come loro anche i sindaci e gli amministratori del territorio, attraverso la propria associazione, hanno fatto sentire la propria voce.

Gli emendamenti – si legge nella lettera inviata dal Coordinamento dei comitati – erano stati concertati e condivisi tra la Struttura Commissariale e tutti i soggetti direttamente interessati alla ricostruzione, comprese le popolazioni in particolare dei centri più distrutti, le quali avevano ripreso a sperare a seguito del lavoro fattivo e delle ordinanze “pratiche e concrete”, elaborate e adottate in tempi brevi dal nuovo Commissario. L’annuncio che il Governo – la cui composizione partitica è la medesima che ha “bocciato le proposte” in Commissione Bilancio-, porrà la “fiducia” sul testo ci rende fortemente preoccupati essenziali per una rapida e concreta ricostruzione / ripartenza dei nostri territori.

Il lavoro che sta svolgendo l’attuale Commissario Straordinario è vanificato dal respingimento degli emendamenti de quibus: ciò evidenzia una estrema insensibilità, alquanto offensiva per le migliaia di persone interessate dal problema, oltre che una mancata conoscenza della realtà che si vive nel cd “cratere” e un estremo disinteresse verso i cittadini, che antepone giochi politici al futuro di coloro che dovrebbero essere tutelati. Ci troviamo, quindi, costretti a chiedere con estrema urgenza un incontro, ormai divenuto improcrastinabile, con le S.V. Ill.me e tutti i Presidenti di gruppo alla Camera e al Senato da fissarsi entro questa settimana.

Ricordiamo che il “pacchetto di misure sisma 2016” riguarda: la stabilizzazione del personale tecnico a tempo indeterminato per l’esigenza di avere personale stabile e sufficiente a smaltire le pratiche di ricostruzione sottoposte al controllo di un farraginoso testo di norme; l’adeguamento dei compensi ai tecnici in una percentuale aggiuntiva, per quanto inadeguata (0,50%), ma solo sufficiente ad affrontare i nuovi adempimenti e le nuove assunzioni di responsabilità col sistema dell’autocertificazione; proroga dello stato di emergenza oltre il 31 dicembre 2020, almeno per quelle zone dove lo stato di distruzione totale, la paralisi economica, il blocco dei servizi essenziali e la mancata rimozione delle macerie è sotto gli occhi di tutti, come da ordinanza 101 del C.S.;

Se la politica vuole abbandonare a loro stesse intere zone del Cento Italia, noi non ci rassegniamo! Nelle Marche e nel Lazio ci saranno a breve le elezioni regionali e, qualora rimanessimo ancora inascoltati, siamo pronti ad azioni anche eclatanti, coinvolgendo tutti i mass-media, oltre che a scendere in piazza per far sapere al resto degli italiani come stanno le cose nel cratere”.

Un confronto è stato chiesto anche dal presidente dell’Anci Antonio Decaro e dal coordinatore delle Anci regionali, Maurizio Mangialardi, in una lettera inviata al premier Conte. “Le scriviamo per sensibilizzarla sul tema della ricostruzione che risulta ancora fortemente rallentata e rischia, senza un impulso urgente e concreto da parte del Governo, di generare un forte allarme sociale nei territori e nelle comunità” si legge nella missiva dell’Associazione nazionale dei Comuni che fa riferimento alle proposte di semplificazione delle procedure della semplificazione della ricostruzione che, su impulso del Commissario Legnini erano state presentare alla legge di conversione del Decreto Rilancio 34/2020.

“Il mancato accoglimento – si legge ancora nella lettera – ha creato la nostra preoccupazione e il nostro disorientamento circa tempi e modalità di una ricostruzione che sconta ritardi pesantissimi”. Per questo chiedono in tempi rapidissimi un’occasione di confronto “al fine di fugare ogni incertezza e condividere soluzione che trovino accoglimento all’interno del prossimo Decreto Legge in materia di semplificazioni che il Governo sta per approvare”.

Al di là della più che comprensibile rabbia dei terremotati, in realtà siamo di fronte per l’ennesima volta ad un insulso teatrino politico, giocato ormai da 4 anni sulla pelle di chi dall’agosto 2016 sta vivendo questo dramma. Perché in realtà, al di là dei soliti giochetti politici di propaganda, si sapeva ampiamente che non c’era praticamente possibilità che gli emendamenti sul sisma venissero approvati e inseriti nel decreto rilancio, anche perché erano privi di copertura economica (quindi non avevano avuto il via libera della Ragioneria di Stato) e, inoltre, lo stesso decreto metteva sul piatto 55 miliardi ma solo per il 2020 e per fronteggiare l’emergenza post covid.

Non è un caso che in Commissione non sono neppure stati votati. L’unico concreto effetto che questo penoso teatrino ha sortito è l’incontro che il Commissario straordinario Legnini ha avuto con il premier Conte.

Ho avuto rassicurazioni dal Presidente del Consiglio sulla piena disponibilità del Governo ad accogliere il pacchetto di norme sul terremoto del Centro Italia condivise con i sindaci e che erano contenute negli emendamenti presentati in Commissione Bilancio e non accolti – ha poi assicurato lo stesso Legnini – il Governo, mi ha garantito il presidente Conte nel corso di un colloquio molto proficuo questo pomeriggio, intende inserire le norme per accelerare la ricostruzione pubblica e privata nel decreto semplificazioni di prossima emanazione. Quelle che invece richiedono una copertura finanziaria, ad esempio quello per il personale e la proroga dello stato di emergenza, saranno inserite nel decreto che sarà emanato subito dopo l’approvazione del nuovo, atteso, scostamento di bilancio. Le priorità per far sì che la ricostruzione possa finalmente decollare sono note e sono state individuate in seguito a un lungo confronto”.

Dopo 4 anni è semplicemente ridicolo parlare di ultimo appello. Certo è che se il presidente Conte e il governo non terranno fede, a breve, alle ennesime promesse fatte a quel punto sarà sin troppo chiaro che dei terremotati, al di là dei proclami e della propaganda, in realtà non frega niente a nessuno…

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