Senza vergogna!


Ennesima infelice affermazione dell’assessore al welfare della Lombardia Giulio Gallera secondo il quale bisogna ringraziare gli ospedali privati lombardi che “hanno aperto le sale di terapie intensive e le loro stanze lussuose a pazienti ordinari”

C’è un limite alla vergogna, all’indecenza, all’incapacità. L’assessore regionale al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, quel limite l’ha ampiamente superato da tempo. Sia in concreto, con la disastrosa gestione della pandemia, sia con le parole, con una serie di dichiarazioni che farebbero impallidire chiunque fosse dotato di un briciolo di buon senso. Per questo, pur avendo imparato ampiamente a conoscerlo in questi mesi, eravamo certi che avesse toccato ampiamente il fondo, che non avesse materialmente la possibilità di fare peggio, di sprofondare ancora più in basso.

Un’illusione, ci eravamo sbagliati e di tanto. Mercoledì 24 giugno, intervenendo la talk online “La nuova sanità: investimenti, spesa sanitaria e contributo alla Digital Health”, organizzato dalla Rcs Academy, ha pronunciato parole che definire offensive e inaccettabili è un eufemismo. Testualmente ha dichiarato: “il sistema lombardo è un sistema unico e di grande eccellenza: ha messo pubblico e privato in un sistema di competizione e collaborazione. Vogliamo continuare su questa strada perché nella fase dell’epidemia il privato si è messo immediatamente a disposizione con una grandissima capacità: è una grande forza perché il privato stimola il pubblico e questo ci rende più forti e attrattivi. Gli ospedali vanno ringraziati perché gli ospedali pubblici sono stati sommersi da pazienti Covid e il privato ha aperto le sale di terapie intensive e le loro stanze lussuose a pazienti ordinari che venivano trasferiti dal pubblico”.

Ci vuole un talento naturale per riuscire in una sola frase a racchiudere non solo tante “nefandezze” ma anche e soprattutto rendere così palese quale sia per l’assessore (e per l’intera giunta regionale, visto che nessuno si è sentito in dovere di prendere le distanze da quelle allucinanti dichiarazioni) il concetto di sanità privata. Per Gallera ci sono pazienti (e quindi cittadini) ordinari e pazienti straordinari. In altre parole esistono cittadini di serie A e di serie B e naturalmente solo ai primi (che per altro possono economicamente permetterselo) sono riservati i lussuosi ospedali e le stanze tipo resort di lusso degli ospedali privati. Che, però, nella loro infinità benevolenza in questa circostanza hanno aperto anche alla semplice e comune plebe, ai cittadini di serie B (“ordinari”) le magiche stanze lussuose e, addirittura, anche le sale di terapia intensiva.

Già solo così siamo di fronte ad una dichiarazione semplicemente oscena. “Dunque per l’assessore al welfare Giulio Gallera i pazienti si dividono in ricchi e ordinari. Già solo questo fa rabbrividire” commenta sul suo blog il prof. Saraceni. “Ma Gallera non si vergogna? – sbotta il viceministro dello sviluppo economico Stefano Buffagni – cosa significa “pazienti ordinari”? Queste non sono solo cose che un assessore al welfare non dovrebbe dire… non dovrebbe proprio pensarle. I cittadini sono tutti uguali. Non esistono pazienti di serie A e di serie B”. Come sottolinea correttamente sempre il prof. Saraceni, non meno grave “è la superficialità con cui si pensa di dover ringraziare il settore privato, supponendo che esso abbia fatto un grande regalo ai cittadini”.

Ancor più se questa indecente considerazione viene fatta in una regione (la Lombardia) nella quale il cosiddetto privato è stato ignobilmente e ingiustamente foraggiato e fatto crescere con i soldi pubblici. I dati parlano chiaro, il 30% dei fondi che annualmente il governo destina alla Regione Lombardia per la sanità vengono (dalla Regione) destinati ai privati, parliamo di circa 6 miliardi l’anno.

Non solo, stiamo parlando di una regione ampiamente nota alla cronaca per il modo in cui proprio la sanità privata ha ottenuto favori dai politici e dai governatori regionali, in alcuni casi anche illegalmente, con quegli stessi politici che se ne sono altamente fregati dell’interesse pubblico per favorire e aiutare gli amici (privati). Ospedali lussuosi riservati a pochi cittadini “straordinari”, pagati con soldi pubblici che tolgono denaro, risorse ed energie agli ospedali pubblici a disposizione della plebe (cittadini “ordinari”): questa è la sanità lombarda. Il modello di cui, a sproposito, si parla da decenni, che di fronte all’emergenza covid ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue inettitudini e che uno dei principali responsabili di quel disastro continua impunemente ad esaltare.

Al di là dell’inevitabile sdegno per una simile indecente affermazione, in realtà c’è poco da stupirsi. L’assessore Gallera ormai è noto a tutti e purtroppo l’abbiamo imparato a conoscere in questi tragici mesi. Così come abbiamo imparato che è solito dare fiato alla bocca senza pensare, sparando “bestialità” a caso. Ci vorrebbero pagine e pagine di giornali per ricordare tutte le sue più “infelici” affermazioni. Di seguito ne ricordiamo solo alcune, le più clamorose, per rendere l’idea.

Era il 26 febbraio quanto, a Bergamotv Gallera dichiarava: “ Stiamo parlando di un virus per il quale non disponiamo il vaccino ma che non ha una grande virulenza e non ha una mortalità elevata, sicuramente molto minore rispetto all’influenza tradizionale”. Poi, di fronte alla preoccupazione della conduttrice del telegiornale, puntuale la rassicurazione: “I cittadini bergamaschi devono stare tranquilli, così come invitiamo i cittadini di Alzano a non preoccuparsi più di tanto. Stiamo monitorando la situazione e in queste zone non ci sono eccessivi pericoli”. Sappiamo tutti come è andata a Bergamo, come è andata ad Alzano. E solo nella Lombardia si contano più di 16 mila morti, il doppio di quelli che solitamente l’influenza stagionale provoca in tutto il paese!

Il 27 marzo, nel corso della consueta conferenza stampa della Regione Lombardia, lo stesso Gallera rassicurava ancora una volta i cittadini lombardi affermando che “la situazione in Lombardia è sotto controllo, non desta preoccupazioni”. Qualche giorno dopo, di fronte all’appello firmato da decine e decine di sindaci lombardi (molti anche di centrodestra) che chiedevano alla Regione di cambiare radicalmente atteggiamento per evitare il disastro, l’assessore rispondeva con enfasi che “in questa emergenza coronavirus la Regione non ha sbagliato nulla, le abbiamo azzeccato tutte”. Concetto ribadito poi nel corso del programma “Che tempo che fa”, condotto da Fabio Fazio, nel quale Gallera ha spavaldamente sostenuto che “la Regione Lombardia di fronte al cratere atomico ha retto molto bene”.

A metà aprile, poi, mentre i giornali, partendo dallo scandalo del Pio Albergo Trivulzio, parlavano di cosa era accaduto e stava accadendo nelle Rsa lombarde (grazie anche e soprattutto alla sconcertante delibera regionale dell’8 marzo proposta proprio dall’assessore al welfare), Gallera accusava: “Sono solo sciacallaggio e montature giornalistiche, nelle nostre Rsa non è successo nulla di strano” (circa 2 mila morti nelle Rsa lombarde).

Come dimenticare, infine, la surreale affermazione sull’indice di contagio, destinata a passare alla storia: “l’indice Rt a 0,51 vuole dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette. Questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone infette nello stesso momento per infettare me”.

Si potrebbe proseguire a lungo, ricordando tra l’altro le “sparate” e i successivi imbarazzati “dietro front” sulle delibere regionali inerenti la pandemia, sulla questione della mancata zona rossa nel Bergamasco. Il punto fondamentale è che ognuna di quelle dichiarazioni ed ognuna di quelle “fallimentari” decisioni in qualsiasi paese normale avrebbero determinato un’unica ed inevitabile conseguenza. Un’indecenza che non è più accettabile e sopportabile dopo quest’ultima infelice uscita.

Non è una questione politica, non è una questione di schieramenti, è semplicemente una questione di decenza e di dignità. Dopo questa ennesima uscita infelice, ogni giorno in più che Gallera resta come assessore al welfare rappresenta una gravissima mancanza di rispetto verso tutti i cittadini lombardi…

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