“Commissariate la sanità lombarda”: in piazza l’atto di accusa contro la Regione Lombardia


Oscurata dalla maggior parte dei media, sabato 20 giugno a piazza Duomo è andata in scena la manifestazione #salviamolalombardia. Oltre 60 associazioni, medici, infermieri e familiari delle vittime contro la disastrosa gestione sanitaria della Regione

Se volessimo usare lo stile tipico dei “complottisti” e dei principali produttori di “bufale” di casa nostra, potremmo esordire con il tipico “non ce lo dicono” o, meglio ancora, con un più ficcante “questo i giornali e i tg non lo dicono”. Ed in effetti, pur mettendo da parte i toni tipici di chi produce e racconta “balle”, è davvero stupefacente e assolutamente incomprensibile che la quasi totalità di giornali e tv abbia ignorato o, nella migliore delle ipotesi, dato pochissimo spazio a quanto accaduto sabato a Milano, esattamente in piazza Duomo.

Dove migliaia di cittadini lombardi, con lo slogan #salviamolalombardia, sono scesi in piazza per protestare contro quanto accaduto nella propria regione a causa della pandemia e la disastrosa gestione del duo Fontana-Gallera, per chiedere il commissariamento della sanità lombarda e, al tempo stesso, una svolta nella sanità stessa “per tornare ad una cura sul territorio e all’assistenza nella prossimità delle famiglie”. Comprensibile che una simile manifestazione sia stata “oscurata” da giornali come “Il Giornale”, “Libero”, “La Verità” che in queste settimane hanno cercato di far passare il messaggio che dietro le (sacrosante) critiche alla disastrosa gestione sanitaria della Regione Lombardia ci fosse una sorta di invidia, di sentimento anti lombardo.

Questa volta a scendere in piazza sono stati i milanesi e, più in generale, i lombardi, quindi non si poteva certo continuare a raccontare quelle improbabili storielle. Più difficile da capire, invece, le ragioni per cui anche gli altri organi di informazione, ad eccezione de “Il Fatto Quotidiano”, e le tv non abbiano dato spazio ad una manifestazione così importante. Che, per altro, ha visto la partecipazione di oltre 60 associazioni e comitati del terzo settore ma anche e soprattutto di medici e infermieri che in questi 3 mesi sono stati in prima linea e dei familiari delle vittime, oltre che di diversi sindaci e amministratori del territorio lombardo. In realtà non dovrebbe certo stupire più di tanto la presenza di medici e operatori sanitari lombardi visto che nelle settimane scorse sia l’Ordine dei medici della Lombardia che le sigle sindacali e le associazioni del personale sanitario avevano duramente attaccato la gestione dell’emergenza da parte della Regione, elencando con puntualità tutti i gravi errori commessi.

Particolare non irrilevante, soprattutto in considerazione delle polemiche di questi giorni per il mancato rispetto delle norme sul distanziamento, la manifestazione si è svolta nella massima sicurezza, grazie anche all’attenzione e alla cura con cui gli organizzatori si sono preoccupati di questo aspetto. Nei giorni precedenti con manifesti e post sui social nei quali veniva spiegato nel dettaglio come comportarsi per mantenere le distanze di sicurezza. Ma anche nel giorno della stessa manifestazione, con gli organizzatori che hanno applicato sull’asfalto strisce adesive per segnare i posti. Le foto e i video della piazza non lasciano dubbi in proposito e sono la migliore dimostrazione di come si possa tranquillamente manifestare nel rispetto delle regole.

Dopo il minuto di silenzio per ricordare i morti per il coronavirus in Lombardia e nel resto del paese, sul palco si sono succeduti gli interventi di medici, infermieri e familiari delle vittime. “La metà delle persone morte per Covid 19 in Italia vivevano in Lombardia. Sprechi di denaro enormi, nessuna assistenza territoriale, giornate di attesa al telefono e settimane o mesi per avere un tampone o un test seriologico. La gestione della pandemia in Lombardia è stata un disastro” hanno affermato gli organizzatori aprendo la serie di interventi e testimonianze.

Faccio la rianimatrice da 38 anni – ha raccontato una dottoressa – ero nel reparto covid dell’ospedale di Varese. In 38 anni non ho mai visto morire così tante persone. In Lombardia è stata durissima, siamo stati investiti da uno tsunami e ci sono stati tanti errori, da parte della Regione così come dal governo nazionale. Sono in piazza perché, pure con tutte le difficoltà che comprendo, Fontana e Gallera hanno delle responsabilità precise: non hanno fatto i tamponi a nessuno di noi del personale sanitario e oggi non hanno idea di cosa fare per gli ospedali pubblici e per curare tutti i malati che non sono entrati negli ospedali in questi mesi”.

Siamo in piazza insieme alle Acli milanesi – hanno spiegato i rappresentanti delle Acli di Cremona – a nome di tutti i cremonesi che durante il coronavirus non hanno ricevuto le cure adeguate sia a casa che in ospedale o nella case di riposo. Il diritto alla salute per tutti è sancito dall’articolo 32 della Costituzione e lo dobbiamo difendere. La salute è un bene comune che deve avere nelle scelte politiche la priorità e la massima attenzione. Chiedere che sia salvaguardata nella nostra regione è un gesto civico e di giustizia affinchè le molte, troppe persone decedute in questi mesi non siano morte invano”.

Abbiamo dovuto guardare i nostri concittadini che morivano da soli a casa – ha detto l’ex presidente di Emergency Cecilia Strada – serve aprire una riflessione sul sistema sanitario, sul diritto alla salute perché quello che è successo non si può ridurre ad uno scontro tra partiti”. Testimonianze toccanti, storie di dolore, di solitudine ma anche di coraggio. Con un filo conduttore e una richiesta comune.

E’ stato bello sentirsi vicini oggi – ha affermato uno dei familiari delle vittime – ma ora chiediamo giustizia e chiediamo le dimissioni di chi ha creato queste situazioni drammatiche”. Due grandi striscioni campeggiavano nella piazza. “In Lombardia non è andato tutto bene” c’era scritto nel primo, “Commissariate la sanità lombarda” si leggeva nel secondo. Che,poi, è la richiesta pressante che continuano ad avanzare le 60 sigle presenti in piazza e tantissimi cittadini lombardi.

Siamo spaventati dall’idea che chi ha gestito così la fase più acuta dell’emergenza continui a gestire nello stesso modo le fasi 2 e 3” ha dichiarato il medico Vittorio Agnoletto che ha svelato come la campagna per chiedere il commissariamento della sanità lombarda ha già raccolto circa 90 mila firme. Presenti in piazza a manifestare anche Claudio Bisio e gli scrittori Silvia Ballestra, Alessandro Robecchi, Giuseppe Genna. Non era presente il sindaco di Milano Sala che, però, non ha certo nascosto di condividere la protesta.

Non spetta a me chiedere un commissariamento – ha affermato – ma condivido la maggior parte delle critiche alla Regione. Il problema è cambiare strategia. Serve un’analisi di coscienza e l’ammissione che tante cose non vanno, cosa che ancora non vedo nel mio collega Fontana”. “Abbiamo pagato sulla nostra pelle e su quella delle persone a noi care decenni di scelte scellerate che hanno privilegiato l’ospedalizzazione e la centralizzazione delle strutture sanitarie, che hanno smantellato i servizi socio-assistenziali e ridotto la salute delle persone a merce. Le scelte fatte in questi mesi sono state devastanti e hanno dimostrato l’insipienza di chi avrebbe dovuto proteggere la nostra regione dalla pandemia.

Per questo chiediamo al governo di intervenire, commissariando la sanità lombarda” hanno concluso i rappresentanti di una delle associazioni dei familiari delle vittime. Impossibile non essere d’accordo con loro e non sostenere la loro richiesta…

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