I miliardi dell’Europa smascherano l’ipocrisia del sovranismo all’italiana


Lega e Fratelli d’Italia cercano di sminuire il risultato ottenuto da Conte in Europa e di smontare il valore del Ricovery Fund per il nostro paese ma tacciono sul comportamento dei loro alleati che stanno facendo di tutto per penalizzare l’Italia

La premessa è d’obbligo per attenersi rigorosamente ai fatti. Quella della Commissione europea, sugli aiuti dell’Europa per superare la crisi economica generata dal coronavirus, è una proposta che poi dovrà essere approvata dal Consiglio tra giugno e luglio. Ma l’eventualità che l’Unione europea emetterà obbligazioni sul mercato fino a 750 miliardi è qualcosa di mai visto prima, come ha sottolineato qualcuno è l’Europa che finalmente fa l’Europa e diventa qualcosa di più di una semplice espressione geografica. E che, per giunta, contemporaneamente mette a nudo in maniera imbarazzante l’ipocrisia del sovranismo, una dottrina politica che, soprattutto, in Italia è stata alimentata essenzialmente da “bufale” e demagogia.

Un vero e proprio castello di sabbia che, alla prima vera prova (la pandemia), è venuto giù miseramente. E’ giusto sottolineare che, sovranisti a parte, tutti i dubbi e tutte le perplessità sul ruolo dell’Europa erano (e restano) più che legittime. Ma è altrettanto innegabile che almeno questa volta l’Unione europea si sta rivelando un punto di riferimento fondamentale e, soprattutto, sta fornendo un supporto decisivo alla maggior parte dei paesi europei colpiti dal coronavirus (e senza il quale la situazione sarebbe stata ancora più “tragica”).

Basta pensare che con quei 750 miliardi (che, ripetiamo, sono molto vicini ma non ancora certi) ammonterebbero a 1300 i miliardi di euro gli aiuti messi sul tavolo dall’Unione europea (240 di prestito agevolato e a destinazione vincolata del Meccanismo europeo di stabilità, 100 miliardi del Sure per il sostegno al reddito dei lavoratori, 200 miliardi del fondo di garanzia della Banca europea degli investimenti). Per quanto riguarda il nostro paese, sempre prendendo tutto con la necessaria moderazione, che nasce dal fatto che il traguardo è vicino ma non già tagliato, la soddisfazione è doppia.

Innanzitutto perché all’Italia spetterà la fetta più grande del Recovery Fund, 172,7 miliardi di cui 81 a fondo perduto. Ma anche perché è innegabile che per una volta nell’Unione europea è passata in pieno la linea sin dall’inizio auspicata dall’Italia e dal governo Conte. Non eravamo più abituati ad ottenere qualche risultato positivo e a vedere pienamente appoggiata qualche nostra richiesta fondamentale e forse anche per questo nel nostro paese ora si sta cercando in ogni modo di non ammettere che, comunque la si veda, siamo di fronte ad un evidente successo del nostro governo.

In queste ore abbiamo letto e ascoltato interventi e post semplicemente surreali che cercano di attribuire il merito di questo risultato a chiunque altro purchè non al governo e al presidente del Consiglio Conte, Fratelli d’Italia ha addirittura provato ad accreditarsi un qualche inesistente merito. Una follia che non potrebbe accadere in nessun altro posto al mondo ma che è possibile in un paese come l’Italia dove nella maggior parte dei casi la memoria del passato si ferma ai 2-3 giorni precedenti.

Così ci si dimentica (o si finge di dimenticare) che sin dall’inizio della lunga trattativa in Europa Conte ha chiesto con forza un Recovery Fund “di grandi dimensioni” e che, mentre portava avanti la sua battaglia all’interno dell’Unione europea, nel nostro paese veniva sbeffeggiato da proprio dai cosiddetti sovranisti (politici e media) che “gongolavano” accusando il premier di non contare nulla in Europa, di essere completamente isolato e preannunciando ogni genere di sventura.

Per chi l’avesse dimenticato era l’8 aprile quando il nostro presidente del Consiglio sosteneva che “l’Europa ha bisogno di un Recovery Fund di grandi dimensioni per non perdere competitività. E’ nell’interesse reciproco che l’Europa sia all’altezza della sfida, altrimenti dobbiamo assolutamente abbandonare il sogno europeo e dire ognuno fa per sé”.

Posizione sempre sostenuta e ribadita dallo stesso Conte che ancora ad inizio maggio ribadiva che “l’Europa deve agire senza ulteriore indugio per avviare la ripresa economica. A questo scopo le tre misure (Sure, Bei e Mes) sono insufficienti, ammontando ad una frazione di quanto altre economie, come quella statunitense, stanno spendendo per sostenere le loro imprese e le loro famiglie. Serve un Recovery Fund di grandi dimensioni”.

Per altro sin dall’inizio il presidente del Consiglio ha sempre sostenuto che lo stesso Recovery Fund doveva essere definito “come uno strumento pensato per sostenere l’economia del blocco e quella dei singoli Paesi più colpiti dalla crisi del coronavirus”. Alla fine la proposta uscita dalla Commissione europea ricalca quasi alla perfezione quanto proposto da Conte, c’è il Recovery Fund, è di “grandi dimensioni” (750 miliardi) e la parte più consistente andrà ai paesi più colpiti.

Probabilmente sarà un caso, magari il premier e il suo governo sono stati fortunati perché qualcun altro che ha maggiore peso politico in Europa ha spinto per questa soluzione. Ma, comunque si voglia interpretare ciò che è accaduto, è un dato di fatto indiscutibile che alla fine la soluzione proposta è quella che ha sempre caldeggiato il nostro governo attraverso il presidente del Consiglio. E che, secondo i suoi avversari, non c’era neppure la minima possibilità di ottenerla. Per questo ora bisogna capirli e, in un certo senso, compatirli.

Non parlano (Salvini, sempre pronto a commentare a sproposito qualsiasi cosa ha praticamente ignorato la vicenda), provano ma senza troppa convinzione a sminuire, a sollevare dubbi, cercando di fare ironia su come poi verranno utilizzati quei fondi, ma nella sostanza sono in evidente difficoltà.

Perché la pandemia ha messo in clamorosa evidenza la fragilità e i limiti del sovranismo e, ancor più, la profonda e l’insanabile ipocrisia dei sovranisti di casa nostra. Che, se davvero prima di ogni altra cosa tenessero al bene e al benessere della nostra nazione, ora dovrebbero se non esultare quanto meno essere soddisfatti di quanto è in procinto di ottenere. Invece, per usare un termine tanto in voga negli ultimi anni, “rosicano” perché in loro prevale ampiamente l’aspetto propagandistico, l’interesse di parte piuttosto che il dichiarato amore patrio (ma davvero, ultras “boccaloni” a parte, c’è chi crede nello sbandierato patriottismo di chi per anni ripeteva lo slogan “Padania is not Italy” e dichiarava tronfio che “con il tricolore mi ci pulisco il c…”?).

E di conseguenza se ne fregano altamente se con il Recovery Fund arrivano in Italia decine e decine di miliardi, che rappresentano in questa fase ossigeno puro per il nostro paese, perché in tal modo si affievolisce uno dei capisaldi della loro propaganda (l’Europa che umilia e soffoca l’Italia) e, ancor più, perché quei risultati in ogni caso premiano il lavoro del premier Conte e del ministro Gualtieri. D’altra parte non è un caso che i due partiti “sovranisti” italiani, Lega e FdI, non avevano votato a favore dei Recovery bond nel Parlamento europeo (la Lega ha votato contro, FdI si è astenuta).

Per altro non solo in questa occasione ma già anche nelle settimane precedenti (e a chi aveva occhi per vedere già da prima) è apparso chiarissimo che piuttosto che gli italiani i sovranisti di casa nostra si preoccupano di difendere il loro piccolo orticello. Come scrive giustamente Salamida “Salvini e Meloni sono dei ben strani sovranisti, vogliono così bene all’Italia da andare a braccetto a Bruxelles con quella stessa gente che, se potesse, lascerebbe crepare di fame l’Italia e gli italiani”.

Non è certo un caso che gli eurodeputati che hanno sparato a zero contro il piano europeo di aiuti così sostanzioso per l’Italia, Der Jan Eppink Jorg (Olanda) e Hubert Meuthen (Germania), sono i più stretti alleati di Lega e Fratelli d’Italia. Non solo, il leader europeo che più tenacemente e apertamente in queste settimane si è schierato contro il nostro paese è l’olandese Thierry Baudet (leader della destra) che da sempre è alleato e vicino alla Meloni.

Come fanno Meloni e Salvini a restare alleati e portare avanti battaglie politiche congiunte con chi tratta gli italiani come loro trattano i migranti, con chi non perde occasione non solo per attaccare ma anche e soprattutto per agire pesantemente contro gli interessi del nostro paese? Un vero sovranista dovrebbe sempre e comunque avere come priorità il bene e l’interesse della propria nazione. Soprattutto un vero sovranista non potrebbe mai restare a fianco di chi così palesemente mette a rischio gli interessi della propria nazione.

Ora, dopo che avranno assorbito il colpo, siamo certi che Salvini e company ripartiranno con la loro campagna propagandistica per provare a demolire e sminuire l’importanza per il nostro paese del Recovery Fund. Con la segreta speranza che, poi, i loro alleati riescano a far breccia e a far saltare un accordo così vantaggioso per l’Italia, per poter così tornare a prendersela contro l’Europa tiranna, millantando di difendere i legittimi interessi degli italiani.

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