La ricostruzione di Arquata e l’insensata guerra a Boeri


L’assegnazione dell’incarico per ridisegnare Arquata  e le sue frazioni all’architetto milanese, che ha vinto il bando di gara indetto dalla stazione appaltante della Regione, contestata dal vicepresidente della Camera Rampelli e dall’ex sindaco di Ascoli Castelli

Non è certo una novità che ormai in Italia le “guerre” politiche e la propaganda non risparmiano nulla, nessun settore, e finiscono per mettere in discussione anche fatti ed eventi che, invece, dovrebbero essere unanimemente considerati positivi. L’ultimo e il più emblematico esempio arriva dalla ricostruzione post terremoto e, in particolare, dal conferimento dell’incarico per ridisegnare Arquata del Tronto e le sue 6 frazioni al noto architetto milanese Stefano Boeri. In un paese “normale” dovrebbe essere una notizia assolutamente positiva.

Lo è sicuramente per Arquata e i suoi abitanti, la località dell’Ascolano più duramente colpita (anche in termini di vite umane) dal terremoto del 2016 e che da allora aspetta trepidante un segnale concreto che possa finalmente far pensare ad una rinascita. Quel segnale è arrivato, perché ora finalmente inizia il percorso che dovrà portare alla ricostruzione del capoluogo e delle sue frazioni. Però con esso sono arrivate anche le immancabili polemiche politiche scatenate, senza alcun criterio e completamente fuori luogo, da Fratelli d’Italia, prima con il vice presidente della Camera Fabio Rampelli, poi con l’ex sindaco di Ascoli Guido Castelli (che di questi tempi ha un fiuto particolare, quando c’è la possibilità di rimediare qualche “figuraccia” non si lascia mai sfuggire l’occasione…).

Per altro preliminarmente c’è da sottolineare un aspetto fondamentale che, in un paese normale, avrebbe automaticamente inibito qualsiasi forma di polemica. Boeri e il suo gruppo hanno, infatti, ricevuto l’incarico non certo per “grazia divina” ma, molto più semplicemente, dopo aver vinto una regolare gara pubblica. Quella indetta dalla stazione appaltante della Regione Marche, per conto del Comune di Arquata, relativa ai “servizi tecnici per la redazione dei piani urbanistici attuativi delle zone perimetrale”, che si è svolta nei giorni scorsi in modalità telematica.

Di conseguenza, a meno che la gara non si sia svolta in maniera irregolare, ogni successiva polemica è del tutto strumentale e assolutamente fuori luogo. Come quella innescata da Rampelli che ha dichiarato la propria assoluta contrarietà “alle archistar per la ricostruzione dei borghi distrutti dal cratere”. Una contrarietà che, quindi, non nasce da motivazioni fondate ma più semplicemente è “ad personam”, nei confronti di uno stimatissimo architetto di fama mondiale che ha il terribile difetto (almeno per Rampelli) di essere politicamente considerato a sinistra (ha fatto parte nel 2011 della giunta Pisapia a Milano).

La presenza dell’arch. Boeri, così come di qualsiasi altro rappresentante di quell’architettura finanziaria che ha sfigurato le città italiane rendendole ridicole cities stile americano non è gradita – afferma Rampelli – Arquata del Tronto e tutti i borghi distrutti dal sisma del 2016 dovranno essere ricostruiti com’erano”. Magari, per non indispettire troppo l’on. Rampelli, si poteva pensare ad un bando di gara che escludesse Boeri, in modo da evitare il rischio che fosse proprio l’architetto milanese a vincere e ad aggiudicarsi l’incarico.

Molto, invece, ci sarebbe da discutere sul fatto che la presenza dello stesso Boeri non sia gradita. A Rampelli, lo abbiamo capito, sicuramente si. Ad Arquata, invece, non sembra affatto che sia così, anzi.

Da amministratore del Comune di Arquata del Tronto dico all’onorevole Rampelli di non speculare sul terremoto e sulla ricostruzione – afferma il vicesindaco del comune ascolano Michele Franchi – nessun politico, di qualsiasi schieramento, si permetta di fare campagna elettorale sul terremoto. Siamo fiduciosi nell’operato dell’architetto Stefano Boeri e del suo team”. Parole chiare, che arrivano da chi rappresenta il territorio (e quindi, da questo punto di vista, decisamente più autorevoli di quelle di Rampelli), che avrebbero dovuto mettere fine ad ogni inutile discussione e polemica assolutamente strumentale.

Invece ci ha pensato l’ex sindaco di Ascoli Castelli, che in questo periodo si “attacca” a tutto pur di guadagnare un minimo di visibilità, a rinfocolarla. E, dopo aver difeso Rampelli (“ha posto questioni reali e, per certi versi, vitali per il futuro della cittadina martire del sisma del 2016”), nel tentativo di supportare l’attacco del vicepresidente della Camera all’architetto milanese, senza rendersene conto ha finito smontare ulteriormente l’inutile polemica.

Lo stesso Boeri – aggiunge Castelli – a seguito della pandemia ha rivisitato alcune sue posizioni tese ad esaltare la densità urbana come destino dell’uomo”. Quindi verrebbe a cadere la principale obiezione mossa dallo stesso Rampelli, almeno stando alle affermazioni dell’ex sindaco di Ascoli. Che poi, con una delle sue mirabili e consuete “giravolte”, proprio lui sempre così critico contro i tempi lunghi della burocrazia, non potendo aggrapparsi ad altro critica la presunta rapidità della Regione nello svolgimento del bando.

Sono altre le situazioni che meriterebbero gli strali di Franchi – afferma Castelli – mi riferisco in particolare al fatto che una Regione lumaca, che non riesce in quattro anni a smaltire le macerie di Arquata, diventa una Regione Speedy Gonzales che concede appena 37 giorni per elaborare una proposta complessa come quella per il piano attuativo della cittadina picena”.

Davvero siamo al paradosso, ci si arrampica sugli specchi, ci si abbassa a dichiarare il contrario di quanto sostenuto fino ad ora sui tempi troppo lunghi per determinate gare pur di giustificare un’inutile e ingiustificabile polemica. Per altro, per fugare ulteriormente ogni possibile dubbio (ammesso che, strumentalizzazioni politiche a parte, ce ne siano ancora…), è opportuno ricordare che tutti i lavori preparatori e necessari per disegnare la ricostruzione di Arquata sono già stati compiuti, compresa la fondamentale microzonazione sismica di terzo livello.

Questo significa che in ogni caso, se anche nel bando di gara fosse stata lasciata “mano libera” (cosa per la verità assai improbabile), inevitabilmente chi dovrà progettare la rinascita di Arquata e delle sue frazioni non potrà certo farlo nella massima libertà ma, inevitabilmente, dovrà attenersi a determinati rigidi criteri. In altre parole, tanto rumore per nulla.

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