La “bufala” dell’ospedale di Conte


“Il Tempo” accusa il presidente del Consiglio di essersi “fatto l’ospedale in casa”. Ma dagli atti ufficiali emerge con chiarezza che il premier non c’entra nulla e che Palazzo Chigi, come tutti gli enti pubblici, ha semplicemente seguito le disposizioni del ministero della salute

La maggioranza deve avere un’opposizione che smascheri le falsità, non che mascheri la verità” scrive Andrea Giannotti su “Il Fatto Quotidiano”. Dovrebbe essere superfluo sottolineare che lo stesso discorso vale più in generale (nel senso che non è riferito solamente alla maggioranza) anche per l’informazione. Che, invece, troppo spesso si comporta esattamente al contrario, per convenienza di parte o per inettitudine, rinunciando sempre più spesso a svolgere il proprio fondamentale compito che è quello innanzitutto di raccontare i fatti.

Lo avevamo ampiamente evidenziato nei giorni scorsi in occasione delle polemiche sulla conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vergognoso comportamento di una larga parte dell’informazione, con in testa Enrico Mentana e il direttore di Sky Tg 24, Giuseppe De Lellis, saliti in cattedra per impartire un’improbabile lezione di giornalismo (vedi articolo “La trave e la pagliuzza”). L’ulteriore e, per certi versi, ancora più emblematica conferma è arrivata in queste ore con la surreale vicenda del (molto presunto) ospedale che il premier Conte si sarebbe costruito in casa.

Una “bufala” macroscopica, per altro architettata da una parte della stampa stessa, che ancora una volta ha evidenziato l’imbarazzante livello e la sconcertante ipocrisia di gran parte del giornalismo italiano. Tutto nasce da un presunto scoop di Franco Bechis che la domenica di Pasqua (12 aprile) su “Il Tempo” pubblica in prima pagina, un articolo dal titolo sin troppo emblematico: “Mascherine, guanti e bombole di ossigeno: Conte si è fatto l’ospedale a casa”. Se la lingua italiana ha ancora un senso (e per un giornalista dovrebbe averlo…), il significato è chiarissimo: il presidente del Consiglio si è procurato i dispositivi di sicurezza individuale (e le bombole di ossigeno) per averli a disposizione a casa sua (magari anche per i suoi familiari si potrebbe immaginare).

Non servirebbe, ma il sottotitolo conferma che questa è la giusta interpretazione. “I medici erano a mani nude ma il premier già a fine febbraio aveva comprato mascherine, quintali di guanti, gel e bombole di ossigeno”. Senza troppi giri di parole, se le cose fossero realmente andate così, fatti i meritati complimenti a Bechis per il clamoroso scoop, il destino di Giuseppe Conte dovrebbe essere irrimediabilmente segnato. Non dovrebbero esserci alternative alle immediate dimissioni per un premier che in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo ha avuto la spudoratezza di fare una cosa del genere.

Basta, però, scorrere le prime righe dell’articolo per comprendere che, nella migliore delle ipotesi, la situazione è completamente differente da quello che vuol far credere quel titolo e che in realtà non c’è alcun scoop e, tanto meno, alcuno scandalo. La lettura e l’analisi degli atti ufficiali, poi, non lasciano spazio ai dubbi, altro che scandalo, siamo di fronte all’ennesima indecorosa “bufala”, scaturita o per ignoranza (nel senso di assoluta mancanza di conoscenza dell’argomento trattato) o con la finalità di gettare fango contro il presidente del Consiglio (all’apice del gradimento dei cittadini), con la consapevolezza che in ogni caso, per quanto ci si possa affannare a smentirla, resterà sempre chi continuerà a ritenere vera quella notizia.

Come era sin troppo facile immaginare, in breve l’improbabile scoop de “Il Tempo” è stato subito rilanciato da alcuni degli organi di informazione chiaramente schierati a destra, come “Il Giornale” e “Il Secolo d’Italia” (oltre ad alcuni siti come “Voxnews.info” che solo con un grande sforzo di fantasia si possono definire di informazione…), che naturalmente si sono guardati bene dal fare qualsiasi tipo di verifica ma si sono limitati a riproporre le accuse lanciate da Bechis (“Conte era l’unico a proteggersi mentre il governo era indifeso” ha titolato “Il Giornale”).

Eppure sarebbe stato sufficiente leggere con attenzione anche solamente gli stralci della determina pubblicati da “Il Tempo” per accorgersi innanzitutto che il presidente del Consiglio non c’entra nulla (e tanto meno “si è fatto l’ospedale a casa”). Infatti in uno di quegli stralci si legge con chiarezza che è stato l’Ufficio del medico competente (l’Ufficio medico presente a Palazzo Chigi) che “ha rappresentato la necessità e l’urgenza di acquistare” quei dispositivi. Che, come comprenderebbe anche un bambino di 3 anni, non servono certo a Conte ma molto più semplicemente allo stesso Ufficio medico e a tutto il personale dipendente di Palazzo Chigi (sono oltre 2 mila i dipendenti di Palazzo Chigi…), in particolare a chi ha contatti con il pubblico.

Per altro si sta parlando di misure preventive che, sulla base delle disposizioni emanate dal ministero della salute già a metà febbraio, avrebbero dovuto adottare tutti gli enti pubblici per mettere in sicurezza i propri dipendenti (in particolare gli operatori addetti al pubblico). E sarebbe stato sufficiente fare qualche verifica per scoprire che in effetti diversi enti pubblici lo hanno fatto. Tra questi c’è anche il Comune di Ascoli che, addirittura, con largo anticipo rispetto a Palazzo Chigi (il 14 febbraio) ha ordinato e messo a disposizione dei propri dipendenti gel e mascherine.

Di conseguenza, se volessimo seguire l’esempio di Bechis, potremmo anche noi fare un bel titolo ad effetto e scrivere che “il sindaco Fioravanti si è fatto l’ospedale in casa”. Siamo seri, sarebbe una vergognosa mistificazione, l’amministrazione comunale ha semplicemente fatto ciò che era previsto dalle disposizioni emanate del ministero della salute. Tra l’altro leggendo con attenzione integralmente quella determina, pubblicata solo a stralci da Bechis, emergono altri due elementi molto interessanti.

Il primo è relativo al fatto che, ironia della sorte, quel documento è la più evidente conferma che il premier Conte non c’entra nulla, visto che è opera del “Dipartimento per i Servizi strumentali Ufficio Patrimonio, Gare e Contratti – Servizio gare e contratti”, è firmata dal Capo Dipartimento per i servizi strumentali (Paolo Molinari) e, come anticipato, all’interno della determina è scritto chiaramente che la richiesta dell’acquisto di quei dispositivi arriva dall’Ufficio del medico competente.

L’altro è la dimostrazione che il direttore de “Il Tempo” probabilmente neppure ha letto attentamente ciò che ha pubblicato perché nel sottotitolo in prima pagina sostiene che già a fine febbraio il premier aveva comprato le mascherine. Peccato, però, che nella determina si fa riferimento anche al DPCM del 1 marzo, per giustificare la richiesta di acquisto di quei dispositivi, quindi evidentemente a fine febbraio Palazzo Chigi non aveva ancora nulla a disposizione.

A completare un quadro a dir poco sconfortante vale la pena ricordare ancora una volta, di fronte alla demagogia da quattro soldi di quell’articolo (con i continui riferimenti a medici e infermieri senza mascherine), che come Bechis dovrebbe sapere bene la gestione della sanità è demandata alle Regioni. Di conseguenza spettava a loro, non al governo, preoccuparsi di fornire a medici e infermieri i dispositivi di sicurezza necessari.

Una clamorosa montatura, per altro costruita anche decisamente male, che in ogni caso ha finito per convincere qualche ingenuo “boccalone” (tra cui anche il segretario regionale della Lega Paolo Arrigoni) ma che non è stata in alcun modo cavalcata e neppure minimamente citata né da Salvini né dalla Meloni. Evidentemente persino loro, pronti a sollevare inutili e pretestuose polemiche per qualsiasi cosa, si sono resi conto della situazione. Che, invece, ancora una volta sembra essere sfuggita a gran parte dell’informazione italiana, compresi i nuovi “maestri” del giornalismo, Mentana e De Lellis, che, chissà perché, si sono ben guardati dal raccontare ai propri lettori e ai propri telespettatori i fatti.

Sicuramente sbaglieremo, ma riguardo Mentana viene inevitabile il sospetto che si sia ben guardato dal raccontare la realtà perché così avrebbe clamorosamente sbugiardato Bechis, ospite fisso delle sue celebri “maratone”. Come affermare Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”…

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