Il tempo della spazzatura


Ci si illudeva che in un momento come quello attuale tra i politici italiani prevalesse il senso di responsabilità. Invece sta avvenendo esattamente il contrario, con soprattutto Salvini, Meloni e Renzi protagonisti di quello che in America viene chiamato il “garbage time”

Negli sport americani di squadra, basket e football americano, con il termine “garbage time” (tempo della spazzatura) si indica la fase di una partita quando, con il risultato già deciso, gli allenatori delle due squadre tolgono dal campo i titolari per inserire le seconde e terze linee, giocatori di livello decisamente inferiore che solitamente non hanno spazio. Quella definizione nasce dal fatto che, con i migliori in panchina e i “rincalzi” in campo, il livello del gioco e dello spettacolo precipita e la partita diventa quasi inguardabile. Così, invece di splendidi assist dietro la schiena, schiacciate e tiri da tre punti da distanza “siderale” a bersaglio, in quella fase di gara si assiste a passaggi che finiscono in tribuna, facili tiri da sotto sbagliati e “spadellate” da lontano che non arrivano neppure al ferro.

Probabilmente c’era già prima ma, da quando è esplosa l’emergenza coronavirus, il “garbage time” nella cronaca politica italiana si è incredibilmente dilatato. Si immaginava e si sperava che potesse accadere il contrario, ci si illudeva che in un momento come questo in tutti (o quasi tutti) gli esponenti politici italiani prevalesse il senso di responsabilità. Invece sta avvenendo esattamente il contrario e con il passare dei giorni si fa sempre più marcata la distinzione tra chi assume decisioni importanti (non sempre giuste) e prova a risolvere i tanti problemi, sanitari, sociali ed economici, provocati da questa emergenza (e, ovviamente, non sempre ci riesce) e chi invece, senza alcun fine costruttivo e propositivo, continua a “sparare a zero”, senza alcun criterio, solo per cercare di continuare ad avere un minimo di visibilità e per alimentare i sentimenti più beceri e irrazionali dei propri “ultras”.

Non ci sarebbe quasi bisogno di sottolinearlo, è ampiamente chiaro che attualmente i protagonisti principali del “garbage time” sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni, anche se negli ultimi giorni si è prepotentemente unito alla compagnia Matteo Renzi. Che, rispetto agli altri due, utilizza un modo di comunicare sicuramente differente, meno urlato e aggressivo e all’apparenza più rassicurante e falsamente costruttivo. Al di là di queste non trascurabili sfumature, però, la sostanza non cambia e, di fatto, i risultati sono esattamente gli stessi: certe “sparate”, certi deliri non sono di alcuna utilità per il paese ma servono solo ad infiammare i rispettivi gruppi di ultras accecati. Riprendendo il paragone cestistico, i due Matteo e la Meloni si comportano allo stesso modo di quei giocatori che, nel “garbage time”, per cercare in qualche modo di mettersi in evidenza e dimostrare di essere all’altezza provano prodezze tecniche, finendo però così per rimediare clamorose “figuracce” che fanno sorgere ulteriori dubbi sulle loro capacità.

Per quanto riguarda Salvini, per altro, dopo le ultime imbarazzanti performance inizia davvero ad insinuarsi il sospetto che, oltre ad essere palesemente incapace e incredibilmente ignorante (nel senso di mancanza di conoscenza) nella maggior parte degli argomenti su cui si esprime, il prolungarsi dell’emergenza coronavirus gli stia facendo perdere completamente la “brocca”. Che fosse in un momento di chiara difficoltà e di scarsa lucidità, lo si era capito domenica scorsa con la surreale “bufala”, in merito al contributo di 400 milioni stanziato dal governo per i buoni spesa, dei 7 euro a testa per tutti gli italiani (penosamente e vergognosamente rilanciata, nonostante fosse già stata ampiamente smentita, dall’inguardabile tg2 del leghista Sangiuliano).

Ma se è arrivato al punto di credere e rilanciare la colossale “bufala” della Svizzera che in un attimo accrediterebbe 500 mila franchi sul conto dei propri cittadini (emblematico il commento di un utente su twitter: “e a Gotham City li grattano sul muro”), allora deve avere dei problemi seri. Come per altro ha ampiamente dimostrato in quella che è destinata a diventare l’immagine simbolo del concetto di “spazzatura”, quella del leader leghista che, nel programma televisivo della D’Urso, recita insieme alla conduttrice l’atto di dolore.

Non meno disarmante, per la verità, è la repentina giravolta di Giorgia Meloni che sui social, nel giro di un paio d’ore, prima elogia il governatore siciliano Musumeci (centrodestra) che stanzia fondi per i buoni spesa in Sicilia (“la destra è sempre vicina ai problemi sociali” scrive la leader di Fratelli d’Italia), poi, però, attacca pesantemente Conte e il governo che fanno la stessa identica cosa su scala nazionale (“è un’umiliazione per gli italiani” scrive in questo caso la Meloni). Per altro è buffo e paradossale, ai limiti del ridicolo, anche i differenti termini usati per lo stesso provvedimento. Nel caso di Musumeci, infatti, la leader di FdI parla di “assistenza alimentare”, per l’identico provvedimento di Conte, invece, usa il termine “derrate alimentari” che non veniva utilizzato dai tempi della seconda guerra mondiale… (straordinario il video nel quale Andrea Scanzi sbeffeggia la Meloni per l’uso strumentale di quel termine).

Nonostante tutto al momento Salvini, come re della “spazzatura”, appare inarrivabile. Però bisogna ammettere che nell’ultima settimana, tra la surreale richiesta di sospendere le rette mensili per la scuola pubblica (che non esistono…) e quella semplicemente ridicola di dare subito mille euro a tutti gli italiani, la leader di Fratelli d’Italia si è molto avvicinata all’ex ministro dell’interno. La cosa più sconcertante, però, è che, dopo aver avanzato fantasiose ed irricevibili richieste, in nome di un improbabile interesse dei cittadini, quando hanno l’occasione di fare finalmente qualcosa di concreto per loro si comportano esattamente all’opposto.

In queste ore, infatti, il Parlamento ha votato il taglio del cuneo fiscale, un provvedimento che riduce le tasse sugli stipendi a 16 milioni di lavoratori. Sembra incredibile, eppure sia il partito di Salvini che quello della Meloni, invece di votare a favore di un simile intervento si sono astenuti! Se, però, il comportamento dei due leader dell’opposizione in fin dei conti era ampiamente prevedibile (magari non fino a questo punto…), sorprende di più che qualcosa di simile stia facendo anche Matteo Renzi.

La sua ultima “follia”, la “sparata” sulla riapertura, è degna delle migliori amenità degli altri due leader. Parliamo non a caso di “follia” perché è quella è la definizione data, con un’insolita posizione unitaria, dagli scienziati italiani alla sua proposta di riaprire subito, prima le fabbriche poi le scuole. Dopo l’intervista pubblicata da “Avvenire” (per chi volesse può leggerla qui), nella quale l’ex premier aveva indicato date precise (“Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua, poi il resto, si torni a scuola il 4 maggio, almeno i 700 mila studenti delle medie e i 2,7 milioni delle superiori. Tutti di nuovo in classe, mantenendo le distanze e dopo aver fatto comunque tutti un esame sierologico”) i suoi fans stanno cercando di far passare un messaggio differente, cioè che in realtà in quell’intervista c’era solo un riferimento generale utile per avviare una discussione in proposito.

Un imbarazzante tentativo di confondere le acque, dopo che tutti gli scienziati italiani avevano duramente criticato Renzi. Emblematica, in proposito, la replica del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta: “Riaprire le fabbriche prima di Pasqua? Governo e Parlamento decidano prima quante vite umane vogliono sacrificare per far ripartire l’economia. Renzi dalla tragedia di Bergamo non ha imparato proprio nulla”.

Detto che, in ogni caso, non c’era certo bisogno di Renzi per avviare una discussione (quella su come prevedere pian piano la riapertura) che è sul tavolo già da settimane (molto prima di quella “sparata”), a togliere ogni residuo dubbio ci ha pensato l’ex premier che, proprio nelle ore scorse, ha ribadito con estrema chiarezza il concetto, fabbriche aperte prima di Pasqua e scuole ad inizio maggio, alla faccia della discussione generale.

Ma solo chi non vive e non conosce la situazione italiana può davvero pensare che si possa realmente stare in classe mantenendo la distanza di sicurezza, con tantissimi istituti e tantissime classi dove banchi e studenti sono praticamente ammassati uno sopra all’altro. Senza considerare, poi, cosa significherebbe far muovere (e quindi utilizzare anche mezzi pubblici) 3,5 milioni di studenti. Quanto, poi, al famoso esame sierologico, tutti gli esperti al momento sono concordi nel sostenere che è poco o per nulla attendibile.

Meglio sorvolare, invece, sull’idea di riaprire subito, prima di Pasqua, le fabbriche. Pensare di poterlo fare indistintamente garantendo la sicurezza dei lavoratori è molto più che un’utopia. D’altra parte, però, chi se ne frega della salute e della sicurezza di chi lavora nelle fabbriche, tanto gli operai sono considerati “carne da macello”, sacrificabili sull’altare della presunta ripresa economica. E in quest’ottica, purtroppo, Renzi è in “buona” compagnia… Così come sono in “buona” compagnia i suoi fans più fedeli che, pur di fronte ad evidenti e tali amenità, si comportano esattamente come i sostenitori “accecati” di Salvini e Meloni, cioè cercando a tutti i costi di giustificare il proprio leader, anche di fronte alla più clamorosa evidenza. Segno evidente che certe distorsioni sono ormai tipiche del sistema politico italiano, non certo esclusiva solo dei cosiddetti populisti.

Restando in tema di farneticazioni, purtroppo non mancano esempi simili anche a livello locale, con alcuni esponenti politici ascolani che in questi giorni stanno mostrando davvero il loro peggiore volto (a scanso di equivoci, non ci riferiamo in alcun modo al sindaco Fioravanti). Ma non vale la pena neppure di dargli spazio perché, in questo caso, siamo addirittura oltre il concetto di “spazzatura”, siano di fronte a vere e proprie indecenze che non meritano alcuna attenzione.

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