Nuovo ospedale Covid, parola a Ceriscioli


Il presidente della Regione risponde alle domande sulla nuova struttura ospedaliera con 100 posti letto di terapia intensiva che verrà realizzata a Civitanova cercando di dissipare i dubbi sulla sua utilità, su Bertolaso e dei “Cavalieri dell’ordine di Malta”

La nuova struttura ospedaliera con 100 posti letto di terapia intensiva, da realizzare a Civitanova, è indiscutibilmente al centro della discussione degli ultimi giorni nella nostra regione. Per provare a dissipare i dubbi e le perplessità sollevate da più parte il presidente della Regione Ceriscioli ha deciso di rispondere ad una serie di domande che gli hanno permesso di spaziare su tutti i temi in discussione e, più in generale, sulla situazione e sulla gestione nelle Marche dell’emergenza coronavirus. Di seguito riportiamo integralmente il contenuto delle risposte fornite dal governatore marchigiano a questi 16 interrogativi. Successivamente, sulla base di quanto dichiarato da Ceriscioli, ci riserveremo di fare le nostre considerazioni.

In base a quali dati si ritengono necessari 100 ulteriori posti letto di terapia intensiva nelle Marche? “Chi studia i dati epidemiologici della nostra regione evidenzia un avvio anticipato a nord e a seguire di 15 giorni poi a sud delle Marche. La previsione fatta è di avere un picco a metà mese con l’esigenza crescente per la terapia intensiva di circa 60 posti e il doppio di semiterapia. I dati ci dicono che se le cose dovessero continuare così a metà aprile ci troveremo ad avere un’esigenza molto forte di posti letto di terapia intensiva

Perché una struttura nuova e non un ospedale dismesso o una clinica privata? Oppure la rete ospedaliera marchigiana che ha ancora enormi potenzialità residue in termini di posti letto? “Non è stata esclusa, anzi la rete ospedaliera marchigiana è in primissima linea. Per quanto concerne il privato bisogna considerare che nella sanità marchigiana parliamo di un privato piccolo, che non ha la capacità di organizzare posti letto di terapia intensiva. Comunque ci sta dando una mano importante, gestendo le cose che riesce a fare, come i malati no covid. Le strutture dismesse, invece, sono spazi piccoli che non permettono di organizzare in maniera importante. Sono state valutate le alternative ma comportavano delle difficoltà realizzative, la più grande delle quali riguarda l’esigenza di personale molto superiore rispetto alla struttura che si intende realizzare

Perché serve una struttura tutta su un piano? “Lo spazio libero grande da organizzare ex novo permette di ottimizzare quelli che sono gli aspetti di gestione del personale. Avere lo spazio allestito al meglio per una funzione specifica va pensato così. Quindi un unico piano in uno spazio abbastanza grande è necessario per avere un progetto che in nessun spazio esistente si potrebbe collocare

Perché sprecare risorse su una struttura provvisoria che servirà pochi mesi? Perché è urgente fare l’ospedale se i casi diminuiscono? “I casi non diminuiscono, c’è un rallentamento nella crescita ma i casi crescono. In terapia intensiva ci si sta a lungo, non ci si sta pochi giorni, quindi il numero di richieste sarà costantemente crescente. Ecco perché quelle curve che studiano l’epidemia non portano al raddoppio dei posti attuali con una crescita numerica ma, in ogni caso, è un’esigenza molto importante. Ecco perché si punta proprio su questa struttura

Perché a Civitanova e non altrove? Pesaro è stata la prima area colpita dall’epidemia, ci aspettiamo che prima di altre zone possa avere numeri più bassi. In     questo momento i circa 100 pazienti pesaresi in terapia intensiva sono distribuiti una cinquantina nella provincia di Pesaro-Urbino ed una quarantina nel resto della regione. Abbiamo prima cercato su Ancona che è baricentrica rispetto al resto delle Marche ma non abbiamo trovato strutture adeguate. A Civitanova, all’uscita del casello autostradale, è baricentrica per la parte della regione più sollecitata adesso, da Ancona a San Benedetto. La struttura è vicina all’autostrada e all’ospedale, con le caratteristiche di una fiera che è il luogo adatto al modello da cui stavamo mutuando la nostra scelta”.

In base a quali dati si ritiene la situazione delle Marche assimilabile a quella lombarda dove si stanno realizzando interventi analoghi? “Da tempo abbiamo confrontato i nostri dati con quelli cinesi e lombardi e l’indicazione data più volte è che le nostre curve sono molto simili alla Lombardia. Abbiamo anche misurato l’incidenza del virus nella nostra regione, dividendo per abitanti, e molte volte la regione a ridosso della Lombardia è risultata la nostra. E facendo la proporzione con quella regione emerge che i nostri posti di terapia intensiva attivati erano appena sotto di quelli lombardi. Quindi c’è una lunga affinità e non è un caso che abbiamo guardato a quel territorio più avanti di noi come giorni di epidemia e quindi per noi un punto di riferimento per le scelte da fare nella nostra regione

Com’è stata fatta la stima del personale necessario al funzionamento della struttura? Dove sarà reperito e con quali tempi?  “Quella che andiamo a fare è la scelta che richiede meno personale, punto di forza del progetto è che permette di gestire con meno personale tanti posti letto. Dai prossimi giorni arriverà un contingente di 22 medici aggiuntivi, parte di quelli che ci sono stati promessi che sono 70. E’ chiaro che con quei 70 medici in più siamo in grado di utilizzare al meglio quella struttura

In che tempi verrà completata la struttura? “A Milano hanno impiegato 12 giorni da quando hanno iniziato, quello è il nostro riferimento. Purtroppo abbiamo perso 2-3 giorni per trovare il luogo. Dal momento in cui si partirà la realizzazione sarà rapida. Speriamo che i tempi avuti a Milano si possano mantenere anche qui”

Si è ipotizzato e valutato un investimento alternativo in unità mobili per la gestione domiciliare dei casi in fase iniziale? “L’unità operativa è un’attività che abbiamo iniziato che copre tutto l’arco delle esigenze di salute che non è solo quello della terapia intensiva. Quella è l’ultima risorsa, importante è cominciare sin da quando si sta a casa. Con la costituzione di unità operative composte da medici e infermieri che vanno nelle case e che porteranno anche i farmaci che recentemente l’Aifa ha concesso di poter somministrare anche a domicilio che permettono di attuare le cure fin dalla primissima fase della malattia. Sono iniziative che vanno a completare un quadro. Dobbiamo rafforzare ogni strumento che possiamo mettere in campo per affrontare un momento come questo

Con questa nuova struttura, sono ancora necessari gli ospedali da campo chiesti alla protezione civile? “Gli ospedali da campo, l’ultimo quello della Marina che arriverà a Jesi entro 72 ore, si occupano di degenze e di cure meno intensive di quelle che poi vedremo nella struttura nuova, è una risposta diversa rispetto ad essa. Speriamo a proposito di avere presto l’ospedale da campo cinese con un’intensità maggiore rispetto all’altro ma, come terapia intensiva, con 10 posti

Non tutte le regioni colpite sono ricorse a questa soluzione. Perché le Marche sì? “Io consiglio sempre di fare quella valutazione in percentuale. Regioni che sembravano nella parte più alta dei problemi se poi si va a pesare sono alla metà dei problemi che abbiamo noi. Se avessimo la metà dei problemi non ci servirebbe questa struttura. Quindi paragonarci con regioni che hanno una situazione migliore non è corretto. Parliamo, poi, spesso di realtà che negli ultimi anni hanno rinnovato i propri ospedali. Noi in questo abbiamo un ritardo storico di decenni. Ospedali nuovi significa poter contare su strutture con attrezzature per pazienti e anche altre opportunità in termini di gestione. Noi dobbiamo calare il modello sulla nostra regione. In termini di gravità siamo vicini alla Lombardia e con un impegno già forte in termini di strutture che abbiamo. Ecco quindi che questa è una scelta fatta per noi, per le Marche  e chi ha fatto altre scelte è perché non aveva le stesse esigenze”.

Perché farsi aiutare da Bertolaso e non da un marchigiano o da Gino Strada? “Bertolaso l’ho chiamato sapendo che stava realizzando la stessa cosa a Milano. Ho chiamato una persona a cui non manca esperienza di situazioni di emergenza e che sta realizzando lo stesso progetto quindi già con le idee chiare su ciò che serve, con uno staff rodato e che quindi avrà ricadute positive anche sul progetto delle Marche. Quindi molto semplicemente è stato chiamato chi stava facendo la stessa cosa”.

Perché usare il conto corrente di una Onlus e non della Regione o della Protezione Civile? Perché i Cavalieri di Malta e non un’altra Onlus? “Quando un soggetto si mette in modo per realizzare un’opera che poi dona alla regione Marche devo fare con la massima rapidità e quindi scelto una strada fatta da un intervento del privato, cosa che abbiano visto tante volte nel sisma. Questa domanda mi stupisce perché veniamo da 3 anni in cui gran parte delle opere realizzate sono state fatte da onlus e fondazione che hanno raccolto fondi anche nelle Marche e che hanno potuto operare con una velocità diversa. Tanto che è stato detto sempre perché il pubblico non va alla stessa velocità. Qui che dobbiamo correre ci si stupisce che Bertolaso scelga un onlus per realizzare l’intervento. La scelta l’ha fatta chi realizza l’opera, non la Regione. So che questa onlus ha esperienza nel campo della protezione civile e probabilmente Bertolaso ha scelto un soggetto di cui si fida

Che succede se i fondi non si trovano? “I fondi si devono trovare e poi devo dire che non si tratta solo di soldi, moltissime donazioni vanno ad acquistare tecnologie, pavimentazioni, strumenti che servono. Immaginiamo che questo intervento più che di edilizia è di assemblaggi, di pannellature, di monitor, arredamenti che serviranno. Quindi non parliamo solo di denaro ma anche di beneficienza con questo altro meccanismo. Oltretutto mi sembra anche molto interessante questo modo di lavorare, serve anche a togliersi qualche dubbio ed è estremamente efficace. Per questo sono sicuro che non ci saranno problemi

E se i fondi si trovano e il progetto non si realizza in tempi utili? “Una strada più veloce di questa non c’è, noi ricalchiamo le orme di una cosa già fatta, non vi inventiamo nulla abbiamo copiato una cosa già fatta in Lombardia. Lì è stata velocissima, ci auguriamo che lo sia anche qui

Una volta superata l’emergenza che ne sarà di questa struttura?Non dobbiamo immaginare questa opera come una cosa temporanea che verrà presa e buttata via. Moltissimo del materiale che verrà utilizzato qui, le tecnologie verranno utilizzate per rinnovare il materiale che serve all’interno della regione. E non serve solo per il picco, noi abbiamo bisogno dopo un mese e mezzo che stiamo rinviando l’attività no covid di poterla riprendere. E poter contare come sistema sanitario marchigiano di una struttura come questa ci permetterà per lungo tempo di riattivare gli ospedali una vola superata la crisi della pandemia per recuperare il tempo perduto per tutti i malati di altre patologie che hanno bisogno di altri interventi

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