Il papa e il presidente, due punti di riferimento nella tempesta


In un venerdì sera drammatico per il maggior numero di vittime registrate da inizio emergenza, papa Francesco e il presidente della Repubblica Mattarella hanno dimostrato ancora una volta che sono le due figure di riferimento a cui aggrapparsi in questo difficile momento

“Rolling Stone” li ha definiti “il più bel film che vedrete in quarantena”. Di certo in un drammatico (per il maggior numero di vittime registrate da inizio emergenza) venerdì sera, papa Francesco e il presidente Mattarella hanno dimostrato ancora una volta che sono le due figure di riferimento a cui aggrapparsi. Per la loro straordinaria umanità, per la loro capacità di saper suscitare emozioni forti e profonde ma anche perché in questo momento, ovviamente in campi differenti, ci appaiono come le più valide e sicure guida per provare ad immaginare una futura rinascita.

Anche per chi non è credente, ovviamente riferendoci a Francesco. Le cui parole pronunciate venerdì sera, prima della benedizione, hanno avuto un impatto straordinario e resteranno a lungo impresse nella nostra memoria. Non ci sono dubbi che quell’immagine di papa Francesco, solo in una piazza San Pietro vuota, sotto un cielo cupo, resterà per sempre, di fatto è già storia.

Ma è davvero difficile trovare le parole giuste per descrivere cosa hanno provato i nostri cuori, le fortissime emozioni che tutti noi abbiamo provato, credenti o non credenti, nel vedere quelle immagini, nell’ascoltare la sua preghiera, la sua invocazione. Di certo, se ancora qualcuno non si era reso conto della portata e della drammaticità del momento storico che stiamo vivendo, dopo venerdì sera non avrà più dubbi.

Così come altrettanto sicuramente le parole del Santo Padre, così profonde e per nulla retoriche, rivolte a tutti (credenti e non), avranno fatto breccia, hanno sicuramente lasciato il segno. L’appuntamento era per la benedizione ma è l’omelia che l’ha preceduta, forte, commossa e piena di citazioni, che resterà nella storia perché arriva dritta al cuore suscitando sensazioni ed emozioni indimenticabili.

Nessuno si salva da solo” è il monito più forte che ci resta, reso ancora più dirompente e suggestivo perché declamato in uno scenario quasi apocalittico, in una piazza San Pietro vuota e sprofondata in un silenzio irreale, ogni tanto rotto solamente dal suono in lontananza delle sirene di un’ambulanza.

A qualcuno non è sfuggito il riferimento, voluto o casuale che fosse, ad Enrico Berlinguer. “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno” aveva dichiarato nel giugno 1981, nel corso di un’intervista Moby Dick, lo storico segretario del Partito comunista italiano. “Ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme” ha ribadito il Santo Padre.

Ciò che accade a San Pietro non ha precedenti nella storia, Francesco sta solo da solo sul sagrato della basilica e, mentre saliva affannosamente i gradini del sagrato stesso, è apparso ancora più piccolo e curvo, come se portasse sulle sue spalle i dolori e le sofferenze del mondo. Dietro di lui l’immagine della Salus Populi Romani e il Crocifisso di San Marcello, oggetto della venerazione dei romani che, secondo la tradizione, nel 1500 salvò la città dalla peste. Sotto sei candelabri illuminano il sagrato.

Francesco ascolta il passo del Vangelo di Marco che racconta lo smarrimento e la paura dei discepoli quando, in barca, vengono sorpresi da una tempesta, mentre Gesù dorme. Il loro smarrimento è il nostro, in questo momento in cui siamo travolti anche noi da una tempesta inattesa.

Da settimane – dice il papa – sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade, città, si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”.

In uno dei passi più suggestivi della sua omelia il papa sottolinea come questa improvvisa tempesta in un attimo ha smascherato le fragilità e le debolezze della nostra società. “La tempesta ha smascherato la vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Pone allo scoperto tutti i propositi di imballare e dimenticare ciò che nutrito l’anima dei nostri popoli, tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente salvatrici incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani.

Con la tempesta è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ego sempre preoccupati della propria immagine ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli. Ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: svegliati Signore!”.

Ma nelle parole di Francesco non c’è solo l’invocazione al Signore, c’è anche lo struggente riconoscimento all’esempio che ci arriva da quelli che più di qualcuno ha definito gli eroi moderni e che altro non sono uomini e donne chesi sono messi a disposizione della comunità, mettendo a rischio anche la propria esistenza.

In questi giorni – dice Francesco – possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che nella paura hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni, solitamente dimenticate, che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”.

Dopo aver ricordato come la preghiera e il servizio silenzioso (“quanta gente ogni giorno esercita pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità”), papa Francesco “da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo” invoca nuovamente il Signore nel momento solenne della benedizione. In maniera assolutamente laica (la fede è qualcosa che, chi la possiede, ognuno deve custodire dentro di se) venerdì sera ci siamo sentiti straordinariamente rappresentati, come comunità, da Francesco.

Così come, con toni sicuramente meno solenni e meno epocali, ci siamo sentiti orgogliosamente rappresentati dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che, poco dopo la solenne benedizione del Papa, ha messo in rete il suo massaggio al Paese. Per un incredibile errore tecnico, mai capitato prima, è stato messo il messaggio senza essere “ripulito” dai fuori onda e dalle prove.

E questo “inconveniente” ci ha mostrato un presidente che è uno di noi, che vive le stesse privazioni che viviamo tutti in questi giorni di quarantena, con quella risposta ad uno dei tecnici che lo invita ad aggiustarsi i capelli (“Giovanni non vado dal barbiere neanche io”) che è straordinariamente suggestiva nella sua semplicità. Così come le sue difficoltà nel leggere e trovare il giusto tono di voce, la giusta dizione, che tanto ci ricorda la nostra “imbranataggine” quando siamo chiamati anche solo a registrare un videomessaggio su Whatsapp.

Naturalmente oltre che la sua straordinaria umanità, il messaggio di Mattarella è fondamentale per la fiducia che infonde (“anche stavolta riusciremo a ricostruire”) ma anche e soprattutto per il suo forte richiamo all’Europa, in totale sintonia con lo “strappo” del giorno prima del premier Conte.

Nell’Unione Europea – afferma Mattarella – la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni. Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.

Dopo aver ringraziato chi “è sul fronte e si sta prodigando con instancabile abnegazione” (medici e personale sanitario) e tutti coloro che si prodigano per garantirci servizi e attività essenziali, Mattarella indica la strada per superare questa difficile situazione.

Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici, insieme ci riusciremo certamente anche questa volta”.  Insieme perché come ha ricordato papa Francesco “nessuno si salva da solo”

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