Un paese contagiato dal “memoriavirus”


Approfittando della tendenza a dimenticare molto in fretta di tanti italiani, su alcuni quotidiani e sui social si stravolge la realtà dei fatti, facendo passare il messaggio che il governo ha fatto con ritardo solo quello che da tempo chiedevano i governatori e il leader della Lega

C’è un virus, meno pericoloso del coronavirus ma di certo non meno fastidioso, che continua a diffondersi nel nostro paese che provoca vuoti o, nei casi più gravi, l’assoluta perdita di memoria: è il “memoriavirus”. Purtroppo è un virus che circola da tantissimi anni in Italia, che non si riesce a debellare e che soprattutto negli ultimi mesi ha colpito numerosi italiani, assumendo contorni sempre più paradossali. Ironia a parte, come abbiamo più volte sottolineato questo non è il momento delle polemiche, ci sarà tempo e modo ad emergenza superata di fare tutte le opportune valutazioni.

Però non si può più rimanere indifferenti di fronte ad un simile stravolgimento dei fatti, di fronte al fatto che c’è chi continua a strumentalizzare e fare incessantemente propaganda. E’ assolutamente necessario, quindi, ristabilire un minimo di verità, premettendo che nel farlo non vogliamo in alcun modo mettere in discussione i governatori delle due regioni del nord che vivono una situazione di grave emergenza Fontana della Lombardia e Zaia del Veneto. In questa delicatissima fase non possiamo che essere solidali con loro e comprendere eventuali debolezze o errori che possano commettere, sono sotto pressione e dover affrontare una prova così difficile non è semplice per nessuno.

Allo stesso modo, mettendo da parte certe uscite assolutamente fuori luogo (come l’intervista rilasciata a El Pais), non vogliamo in alcun modo gettare la croce su Salvini, la sua ansia, il suo momento di sbandamento sono perfettamente comprensibili. E’ la prima volta che il nostro paese è chiamato ad affrontare un’emergenza di simile portata e ci sta che si possa non essere completamente preparati, che si possa incorrere in errori di valutazioni.

Quello che, però, non è accettabile, è che la solita grancassa della propaganda leghista o filo-leghista, non solo sui social e sul web ma anche su alcuni importanti quotidiani, stravolgendo la realtà dei fatti e fingendo di dimenticare quello che è accaduto negli ultimi 15-20 giorni tenti di costruire una realtà virtuale da favola nella quale da una parte ci sono tutti i “buoni” e gli eroi e dall’altra gli incapaci. L’obiettivo e il messaggio che si vogliono far passare, e che la solita schiera di “boccaloni” ha subito recepito e contribuito a propagandare, sono chiarissimi, anche quando prende provvedimenti che si condividono il governo va comunque criticato perché arriva troppo tardi, mentre i governatori e il leader leghista da tempo avevano capito cosa bisognava fare.

“Onore ai generali del Nord. Li sfottevano, invece avevano ragione loro” ha scritto lunedì un noto quotidiano italiano facendo intendere che il governo altro non aveva fatto che assecondare, tardivamente, le richieste dei due governatori di Lombardia e Veneto. “Aveva ragione Salvini” ha titolato lo stesso quotidiano martedì 10 marzo dopo che il governo, con un nuovo decreto, di fatto ha esteso la zona rossa a tutto il paese. L’obiettivo è chiaro, far passare l’idea che da una parte c’era chi sin dall’inizio aveva tutto ben chiaro, mentre dall’altra (il governo) c’era chi ha fatto solo confusione, non prendendo subito certi provvedimenti solo perché li proponevano Salvini e la Lega.

Un’operazione indegna e che in qualsiasi altro paese si trasformerebbe in un clamoroso boomerang. Invece nell’Italia che soffre di “memoriavirus” puntualmente non solo attecchisce ma trova terreno fertile per diventare, almeno in certi ambiti, una sorta di verità indiscutibile. Eppure in questo caso non sarebbe neppure necessario avere una memoria ferrea, sarebbe sufficiente ricordarsi quanto avvenuto solo pochi giorni fa. Riguardo i due governatori di Lombardia e Veneto, ad esempio, anche loro come tanti altri hanno ampiamente sottovalutato e non compreso l’entità del problema coronavirus.

Al punto che Fontana (Lombardia) il 27 febbraio, dopo i primi ancora tenui provvedimenti del governo, protestava sostenendo che la preoccupazione era infondata. “E’ una situazione sicuramente difficile ma non così pericolosa, il virus è molto aggressivo nella diffusione ma poi nelle conseguenze molto meno. Fortunatamente è poco più, e non sono parole mie, ma dei tecnici con cui parliamo di una normale influenza”.

Peggio di lui Zaia (Veneto) che domenica 8 marzo (quindi in piena emergenza, non un mese fa…) dopo il decreto del governo che stabiliva stringenti restrizioni per gran parte del territorio veneto, si ribellava al punto da scrivere una lettera di protesta al Comitato scientifico, al premier e al ministro della salute. “Il Veneto si oppone – tuonava Zaia– le misure del decreto della presidenza del Consiglio sono sproporzionate per la nostra regione. La scelta del governo è avvenuta senza alcun confronto né scientifico né generale, per questo chiediamo lo stralcio del blocco deciso per le 3 province di Padova, Treviso e Venezia, misura scientificamente sproporzionata all’andamento epidemiologico”.

Oggi l’uno e l’altro chiedono il blocco totale, con Zaia che sottolinea che “di questo passo avremo 2 milioni di veneti contagiati”. Non è assolutamente nostra intenzione gettare la croce addosso ai due governatori, in tanti (del governo, del centrodestra, del centrosinistra, tra gli opinionisti) hanno sottovalutato il problema. Ma farli passare come eroi, come coloro che dall’inizio avevano compreso tutto è semplicemente una colossale idiozia. Solo per dovere di cronaca, tra l’altro, quando il governatore Zaia protestava in suo supporto subito è arrivato l’economista (si fa per dire…) della Lega, Claudio Borghi, secondo cui il premier Conte “ha enfatizzato l’emergenza per uscire dall’angolo”.

Da sottolineare, tra l’altro, che lo stesso quotidiano che ha così clamorosamente stravolto la realtà, il 2 marzo scorso titolava “Virus, ora si esagera” invitando il governo a non enfatizzare il problema. Poi martedì 10 marzo, dopo il decreto del premier che estendeva le misure restrittive a tutto il paese, come se nulla fosse ha titolato “Quelli che dicevano: è poco più di un’influenza”, ovviamente rivolto al governo, non certo per fare un’indispensabile (visto il titolo precedente) autocritica.

Ancora più paradossale e oltre ogni più fervida fantasia il tentativo di una certa propaganda di far passare il messaggio che alla fine, adottando le misure più drastiche, il governo stesso ha dato ragione a Salvini. “Aveva ragione Salvini” ha titolato un altro quotidiano dopo che il premier Conte ha deciso di allargare a tutto il paese determinate restrizioni. Uno slogan che, neanche a dirlo, immediatamente è stato rilanciato dai fans del leader leghista ed è subito diventato virale sui social. In effetti quel titolo e quello slogan sostanzialmente sono veritieri, il problema è che sarebbe stato veritiero scrivere anche l’esatto contrario, cioè “Aveva sbagliato Salvini”.

Perché l’ex ministro dell’interno dall’inizio dell’emergenza coronavirus ha detto tutto e il contrario di tutto. Sorvolando sulla sua ossessione dei porti chiusi (che, come poi si è ampiamente visto, con il coronavirus non c’entrano nulla), Salvini prima ha chiesto di chiudere tutto, poi dopo i primi provvedimenti restrittivi del governo è andato all’attacco.

Riaprire tutto quello che si può riaprire, riaprire, rilanciare fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti. Quindi aprire, aprire, aprire, tornare a correre, tornare a lavorare” affermava in un video il leader del Carroccio il 27 febbraio scorso (ad emergenza già conclamata), annunciando di aver sollecitato in tal senso anche il Presidente della Repubblica Mattarella. “Finalmente qualcuno ci ha ascoltati” ha poi dichiarato lo stesso Salvini martedì 10 marzo uscendo dall’incontro dei rappresentanti delle opposizioni con il premier Conte, facendo per un attimo pensare ai giornalisti che non sono affetti dal “memoriavirus” che, a sorpresa, il presidente del Consiglio si apprestava a togliere determinate restrizioni.

Abbiamo portato voci di chi chiede misure drastiche subito, di chiudere tutto subito per ripartire sani” ha poi aggiunto Salvini che ovviamente non ha spiegato (anche perché nessuno glielo ha chiesto) come in pochi giorni abbia fatto a passare dall’aprire tutto al chiudere tutto. Poco male, siamo talmente abituati all’incoerenza dei politici che ormai probabilmente ci stiamo convincendo che sia la norma. Mavoler far passare il messaggio che il governo ha fatto quello che chiedeva Salvini è davvero troppo.

Anche perché, inevitabilmente, bisognerebbe chiedersi se ci si riferisce al Salvini 1, al Salvini 2 o al Salvini 3…

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