Liti, capricci e speculazioni: la vergogna del calcio italiano


Mentre il paese alle prese con l’emergenza coronavirus vive un momento di difficoltà, il calcio italiano e, soprattutto, la sua classe dirigente stanno mostrando il loro lato peggiore, dimostrando che gli interessi di parte contano più di ogni altra cosa, anche del buon senso

Il campionato di serie A? Meglio chiuderlo definitivamente e rimandare tutti alla prossima stagione. O forse, addirittura, sarebbe opportuno eliminarlo definitivamente. La nostra è chiaramente una provocazione (per altro condivisa da diversi opinionisti), ma, visto l’indegno spettacolo che sta fornendo il calcio italiano in questo momento di grave difficoltà (ovviamente per il coronavirus), viene davvero voglia di proporlo seriamente. Certo vista la reazione isterica e scomposta del paese nella sua globalità, non ci si poteva certo attendere che il buon esempio arrivasse proprio dal mondo dal calcio.

Ma era comunque difficile pensare che potesse sprofondare così in basso. Inutile girarci intorno, il mondo del pallone tricolore in questi giorni ha dato il peggio di se stesso. E non stiamo certo parlando dei tifosi più beceri e accecati, quelli (per capirci) che già ipotizzano complotti di ogni genere contro la propria squadra del cuore o a favore degli odiati rivali e che magari arriverebbero anche al punto di immaginare che il coronavirus sia un’invenzione di questa o quella squadra italiana per trarne chissà quale vantaggio (magari fosse così…).

Parliamo piuttosto della classe dirigente del calcio italiano, di quelli che dovrebbero dare l’esempio e che, invece, ancora una volta stanno dimostrando che gli interessi di parte contano più di ogni altra cosa, anche del buon senso. Ma per certi versi anche dell’informazione che, come avviene per le vicende politiche e per tutte le questioni più delicate che riguardano il nostro paese, non svolge più il suo primario e fondamentale compito, che è quello di informare correttamente partendo dai fatti, ma troppo spesso va dietro ed alimenta le pulsioni più becere.

L’esempio più clamoroso e imbarazzante è quello di Enrico Mentana, solitamente sempre molto attento ad informare partendo esclusivamente dai fatti, che inizialmente si è lasciato sopraffare dal tifo (per l’Inter) dando corpo alle farneticazioni su una presunta volontà di penalizzare la squadra neroazzurra o, quanto meno, di voler favorire la Juventus.

Per fortuna che poi è quasi subito “rinsavito”, stigmatizzando duramente e senza esitazioni il violento attacco, degno di un bambino capriccioso che non ha ottenuto quello che voleva (in questo caso è sin troppo facile capire cosa…), lanciato sui social dal presidente dell’Inter Zhang contro il presidente della Lega Delpino (“Un presidente di società di serie A non può dare del pagliaccio al presidente della Lega Calcio. E’ vergognoso. Danneggia il suo club, delegittima il sistema, fa pensare a sostenitori e avversari che alla guida dell’Inter ci sia non una figura di polso ma un ragazzino miliardario che non va lasciato solo nemmeno sui social” ha detto Mentana).

Mettendo da parte i capricci di Zhang (dopo i quali, però, il direttore generale dell’Inter Marotta, che è anche consigliere di Lega, per coerenza dovrebbe decidersi, se condivide il pensiero del suo presidente si dimetta da consigliere, se non lo condivide si dimetta dalla società nerazzurra), la cosa più imbarazzante è che nel momento in cui serviva compattezza e nel quale il paese di tutto aveva bisogno, meno che di ulteriori risse da bar tra ultras (mascherati da dirigenti…), il calcio non solo si è disgregato ma ha dato vita ad un’indegna gazzarra da osteria, con ognuno preoccupato di ricavare da questa situazione il maggior vantaggio possibile (o quanto meno di evitare il più possibile disagi).

Con la situazione che si è creata in Italia, in particolare con il fatto che (almeno in questa fase) i contagi sono concentrati in alcune zone del paese, la necessità di cercare in ogni modo di limitare la diffusione più profonda del virus era inevitabile che avrebbe prodotto delle conseguenze anche sullo svolgimento del campionato di calcio (come su ogni altro settore). Ed è altrettanto evidente ed inevitabile che qualsiasi variazione rispetto al programma originario delle partite (dalla semplice disputa di una o più gare a porte chiuse allo spostamento di una o più partite) avrebbe comunque determinato uno squilibrio ed un potenziale vantaggio o svantaggio per qualcuno.

Perché è del tutto evidente che, per chi deve giocare la partita in casa, lo stadio senza tifosi è ovviamente uno svantaggio (e per chi gioca in trasferta inevitabilmente è un vantaggio). Allo stesso modo rinviare di giorni o settimane una partita altrettanto inevitabilmente può comportare dei vantaggi o degli svantaggi, sulla base dello stato di forma ma anche sull’eventuale recupero o assenza di giocatori dell’una o dell’altra squadra.

Questo significa che anche l’immediata sospensione (cioè due settimane fa) di tutto il campionato e il conseguente slittamento delle varie giornate, la soluzione che secondo molti sarebbe stata la più giusta, avrebbero comunque determinato dei vantaggi per alcune squadre e degli svantaggi per altre rispetto al calendario originario. Per altro, prima ancora dell’intervento della Lega, già semplicemente le ordinanze delle varie Regioni e il decreto del governo di fatto imponevano variazioni e stravolgimenti.

Ma d’altra parte non si poteva certo pensare che i problemi del campionato italiano contassero di più della tutela della salute pubblica e della necessità di evitare la più estesa diffusione del virus. E, pur conoscendo la schizofrenia del mondo del calcio italiano e dei suoi dirigenti, era lecito e doveroso attendersi ben altro comportamento, l’accettazione di eventuali svantaggi se non proprio serena comunque senza soffiare troppo sul fuoco. Invece apriti cielo, si è scatenato un autentico putiferio, con un inglorioso e sconfortante tutti contro tutti, fino all’ultimo (in ordine di tempo) vergognoso post del presidente dell’Inter.

Si potrebbero sottolineare tantissime incongruenze, come ad esempio il fatto che proprio la società nerazzurra è quella più rappresentata nel consiglio di Lega (2 componenti su 6, Marotta e Antonello). O come il fatto che lo stesso Marotta per tutta la giornata di lunedì ha ripetuto che far disputare Juve – Inter il 9 marzo a porte aperte “è un’ipotesi di buon senso”, salvo poi cambiare radicalmente idea a fine giornata.

Ci sarebbe molto da aggiungere, ma quello che ci preme sottolineare è come sia semplicemente ridicolo, e soprattutto segno di come non si comprenda quale sia la situazione che sta vivendo il nostro paese, appellarsi (per giustificare le critiche) al fatto che la Lega abbia cambiato idea in corsa, rinviando solamente sabato mattina (29 febbraio) le partite del week end che inizialmente erano state programmate a porte chiuse. Si dimentica che la settimana precedente era accaduta la stessa cosa, con tre partite (Torino-Parma, Atalanta – Sassuolo, Inter – Sampdoria) che dovevano disputarsi a porte chiuse rinviate all’ultimo momento, senza che chi ora protesta trovasse nulla da ridire.

Con una situazione in continuo divenire è normale che ci possano essere aggiustamenti e variazioni dell’ultima ora, non capirlo (o fingere di non capirlo per alimentare il sospetto) è semplicemente da irresponsabili. Sorvoliamo, infine, sul fatto che qualcuno provi a mascherare i propri capricci dietro ad un problema di tutela della salute. Che, ovviamente, è demandata non certo alla Lega o a qualche società di calcio (in altre parole, una volta stabilita la data per i recuperi nessuno al momento può avere la certezza che si disputeranno a porte aperte o chiuse…).

Mi dispiace per i tifosi, ma fossi il ministro competente il campionato lo chiuderei qui e amen, ci si si rivede quando l’emergenza sarà passata, così evitiamo di prenderci a pesci in faccia mentre intorno hanno ben altri problemi. Ci rivediamo a settembre e vediamo, oggi non possiamo stare qui a preoccuparci, arrabbiarci e indignarci per un fatto del genere” scrive Bocca su “Repubblica”.

Al di là di quello che deciderà il governo in queste ore (stop o porte chiuse per un mese), visto lo spettacolo offerto dai dirigenti del calcio verrebbe voglia di appoggiare quella proposta…

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