Il triste commiato del presidente Ceriscioli


Sconcerto e imbarazzo per la “manfrina” che ha coinvolto la nostra regione nell’emergenza coronavirus, con la contestatissima ordinanza, sospesa dal Tar, e il nuovo provvedimento del presidente Ceriscioli. Che, però, solleva enormi dubbi e perplessità

Altro giro, altra corsa. Di tutto si sentiva il bisogno, in questo momento comunque delicato per l’Italia, dell’imbarazzante “manfrina” che coinvolge la nostra regione, divenuta in questi giorni lo “zimbello” del paese. Grazie soprattutto al presidente della Regione Ceriscioli (con la complicità del governo) che, visto che è alla fine della sua avventura, probabilmente vuole lasciare un ricordo indelebile ai marchigiani. E bisogna ammettere che ci stia riuscendo perfettamente.

Tutto è iniziato lunedì scorso quando Ceriscioli aveva annunciato l’adozione di un’ordinanza che prevedeva, tra le altre cose, la chiusura di scuole ed università e la cancellazione di tutte la manifestazioni pubbliche, cosa che di fatto avrebbe determinato l’annullamento dell’ultima giornata del carnevale (in programma martedì 25 febbraio). Però, proprio nel corso della conferenza stampa nella quale veniva illustrato il contenuto del provvedimento, il presidente del Consiglio Conte (con una telefonata) aveva chiesto di sospendere l’adozione dell’ordinanza, in considerazione del fatto che il giorno successivo si sarebbe svolto un incontro del governo con le Regioni per cercare di stabilire delle norme ed un modo di agire comune.

Tutto, quindi, sembrava procedere senza scossoni, con lo stesso premier Conte che, al termine dell’incontro, aveva illustrato le linee generali per il contrasto della diffusione del coronavirus. Che, per altro, non prevedeva particolari restrizioni per la nostra regione (al momento di quell’incontro ancora senza alcun caso accertato), tanto meno la chiusura delle scuole. La sera stessa di martedì 25 febbraio, però, il colpo di scena. Intorno alle 19 l’annuncio da parte del presidente della Regione dell’adozione dell’ordinanza già illustrata il giorno precedente, a partire dal giorno successivo (mercoledì 26 febbraio) e valida fino a mercoledì 4 marzo.

Decisione accolta a dir poco con disappunto dal governo e duramente stigmatizzata da Walter Ricciardi, membro dell’Organizzazione mondiale della sanità e consulente del governo per l’emergenza coronavirus. Lo stesso governo ha poi deciso di impugnare l’ordinanza stessa di fronte al Tar che, nella giornata di giovedì 27 febbraio, ha accolto il ricorso e disposto la sospensiva per “assenza del presupposto (individuato dall’art. 1, comma 1, del DL n. 6 2020) che nella zona risulti positiva almeno una persona” (con la motivazione che “la legittimità del provvedimento amministrativo deve essere valutata in sede giurisdizionale al momento della emissione, risultando irrilevanti le sopravvenienze”).

Nella serata di giovedì, poi, l’annuncio del presidente Ceriscioli di una nuova  ordinanza, “come la precedente ma più breve nei tempi di validità”, in vigore fino alla mezzanotte di sabato 29 febbraio. Chi, come chi scrive, da sempre considera prioritario e imprenscindibile la tutela della sicurezza e della salute dei cittadini, a prescindere da ogni altra considerazione non può che rimanere quando meno interdetto di fronte al comportamento e alle decisioni del presidente della Regione. Perché non sembrano per nulla ispirate a questi principi, tanto ambigui, paradossali e incoerenti appaiono i provvedimenti adottati. Quindi o non è la tutela della salute a far muovere Ceriscioli o, in alternativa, la Regione non è assolutamente in grado di gestire una situazione che evidentemente ritiene particolarmente allarmante.

E’ del tutto evidente, infatti, che, se Ceriscioli è realmente convinto dell’esistenza concreta di un’emergenza nel territorio regionale, allora avrebbe dovuto muoversi in ben altro modo e, soprattutto, adottare provvedimenti ben più restrittivi. A partire dal fatto che, se si ritiene che esista davvero un pericolo concreto per il nostro territorio, la prima cosa da fare era fermare il carnevale.

Solo per limitarci a quanto accaduto nell’Ascolano, tra Ascoli e Offida martedì sera c’erano migliaia di persone nelle due piazze, poi decine e decine di persone nei locali dove (fino a mezzanotte, cioè all’entrata in vigore dell’ordinanza della Regione…) si è continuato a festeggiare la fine del carnevale. Ironizzando un po’, si potrebbe dire che secondo il presidente Ceriscioli fino alle 23:59 di martedì non c’era alcun pericolo, si poteva tranquillare stare “ammassati” in piazze e locali ma, all’improvviso, allo scoccare della mezzanotte tutto è cambiato…

E’ chiaro che già un simile improbabile presupposto inevitabilmente toglie, a nostro avviso completamente, credibilità all’ordinanza regionale, per lo meno per quanto concerne il discorso tutela della salute pubblica. Ma anche il contenuto stesso dell’ordinanza non convince affatto perché appare assolutamente incoerente.

Se, infatti, la ragione del provvedimento stesso è la sicurezza e la tutela della salute pubblica, se, come si sostiene, più che tutelare i ragazzi si vuole cercare di evitare in tutti i modi la diffusione del contagio, allora non ci si può certo limitare a chiudere le scuole (e anche cinema, musei ecc.), lasciando però aperti locali, centri commerciali, palestre, centri di aggregazione, nascondendosi per altro dietro all’improbabile paravento (per le strutture sportive) dell’allenamento a porte chiuse.

Per rendersi conto di quanto incoerente e paradossale fosse quell’ordinanza sarebbe stato sufficiente fare un giro tra mercoledì e giovedì nelle varie palestre del territorio dove si allenano società delle varie discipline sportive. E dove si sarebbero potuti notare anche fino a 40-50 tra ragazze e ragazzi insieme in palestra ad allenarsi, rigorosamente “a porte chiuse”, uno vicino all’altro. A scuola non ci sono classi con più di 25-26 alunni (e senza alcun dubbio le lezioni sono effettivamente “a porte chiuse”), che differenza c’è?

Per non parlare, poi, dei centri commerciali (ancora più affollati e pieni di ragazzini in questi giorni) e dei locali di sera. Per quale straordinaria magia, secondo il presidente Ceriscioli, in quei posti non ci sarebbe rischio di contagio? Conosciamo perfettamente l’obiezione che viene mossa di fronte a questo tipo di ragionamento, cioè che la scuola è un obbligo mentre la frequenza di quei luoghi è ovviamente facoltativa. Ma allora, per coerenza, lo stesso discorso andrebbe fatto per cinema, teatri e musei (che quindi secondo quella logica dovrebbero restare aperti).

Soprattutto, però, se la “ratio” principale dell’ordinanza è quella di cercare di evitare il contagio (più ancora che proteggere i ragazzi che, si sa, in questa emergenza sono i soggetti meno a rischio) allora non ha alcun senso fare questo genere di distinzioni ed è assolutamente necessario adottare provvedimenti più stringenti. In altre parole, non è in discussione (almeno da parte nostra) il fatto se fosse necessario o meno adottare determinati provvedimenti. Molto più semplicemente, se davvero si ritiene che siamo in presenza nel territorio regionale di un concreto e serio rischio, allora bisogna avere il coraggio di prendere i provvedimenti necessari, pur se scomodi, e non limitarsi alla semplice chiusura delle scuole. Altrimenti è inutile parlare di sicurezza e di tutela della salute dei cittadini…

Per quanto ci riguarda solo questo sarebbe ampiamente sufficiente per bocciare senza esitazioni il comportamento di Ceriscioli. Ma è innegabile che ci sono anche altre aspetti che lasciano perplessi. Come, ad esempio, il fatto che non si può adottare un’ordinanza simile il martedì sera di Carnevale, dopo le 19. Bisogna aver rispetto dei cittadini che non possono essere trattati da sudditi.

Si è rischiato (e in alcun casi si è verificato davvero) di generare un caos senza precedenti, molti genitori sono venuti a conoscenza della chiusura delle scuole a tardissima serata, alcuni (quelli che erano impegnati in feste di carnevale) addirittura la mattina successiva stessa, trovandosi nella difficile situazione di dover trovare una sistemazione ai propri figli. Non è serio e si poteva tranquillamente evitare, visto che non si è pensato di agire con urgenza per il carnevale e, quindi, si poteva tranquillamente adottare l’ordinanza il mercoledì mattina per i giorni successivi.

Tra l’altro in tal modo si sarebbe aggirato l’ostacolo dell’art. 1 comma 1 del Dl n. 6, che il presidente Ceriscioli non poteva non conoscere…, visto che mercoledì si è avuta notizia del primo contagiato nelle Marche. Inoltre si continua “a scherzare con il fuoco”, sempre nell’ottica dell’eventuale esistenza di un reale allarme, perché la nuova ordinanza è in vigore fino a sabato prossimo a mezzanotte. Quindi, in attesa di una nuova ordinanza di chiusura (che per coerenza non potrà non esserci, visto che è impensabile che tra meno di 48 ore la situazione sarà diversa da quella attuale…), domenica intanto sarà “giorno libero”, come se il virus nei giorni festivi riposa, non si trasmette…

A completare il desolante quadro le dichiarazioni davvero fuori luogo con le quali il presidente ha accompagnato la nuova ordinanza di giovedì sera, in particolare quel riferimento ad “un centinaio in osservazione” che, senza voler fare il processo alle intenzioni (quindi non vogliamo neppure ipotizzare perché l’abbia fatto, anche se un inevitabile sospetto c’è…), è esattamente quello che non serve in questo momento, cioè generare maggiore apprensione e panico. Per quanto riguarda gli 11 casi nell’Ascolano, tra l’altro, dalla comunicazione dell’Asur (che ha confermato che al momento non ci sono casi nella provincia) sappiamo che si tratta di una quarantena volontaria ma che nessuno di loro presenta sintomi.

Si fa un gran parlare, completamente a ragione, dell’indecente comportamento di gran parte dell’informazione, che per settimane ha alimentato le peggiori paure, e poi c’è chi, come il presidente Ceriscioli, fa di peggio, usando in maniera strumentale un dato che al momento non ha alcun significato e alcun valore. Se doveva scegliere un modo per accomiatarsi, di certo ha scelto il peggiore…

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