Ordinanza beffa, Cas a rischio per decine di famiglie


L’ordinanza n. 614 del Capo Dipartimento della Protezione civile prevede che, per continuare a ricevere il Cas, non bisogna aver trasferito la residenza al di fuori del proprio territorio regionale. Ma non tiene conto delle cosiddette realtà di confine…

E’ davvero incredibile come si riesca ogni volta, quasi con ogni ordinanza, a complicare ulteriormente la già non agevole vita dei “terremotati”. L’ultimo esempio in proposito è l’ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile n. 614 del 12 novembre che sta creando ulteriore complicazioni a persone che già sono in condizioni di disagio, abitativo e psicologico, a causa del sisma e dei conseguenti ritardi.

Nello specifico in virtù di quella ordinanza prevede che, a partire dal prossimo marzo, per avere ancora diritto a ricevere il contributo autonoma sistemazione (Cas) non bisogna aver trasferito la residenza al di fuori del proprio territorio regionale. Lo stabilisce l’art. 1, comma 1, lettera e di quella ordinanza che stabilisce che, tra i vari documenti che bisogna presentare ai Comuni per continuare a beneficiare del Cas c’è anche la dichiarazione che attesta “di non aver trasferito la residenza o il domicilio al di fuori dal territorio regionale e, nel caso di nuove istanze, di possedere il requisito della dimora nell’abitazione principale, abituale e continuativa di cui al successivo comma 5”.

Non sappiamo se, come si sostiene da più parti, si tratta di una disposizione inserita per cercare di stanare e combattere i cosiddetti “furbetti”, cioè coloro che percepiscono il contributo pur non avendone diritto. Quello che invece è chiarissimo, purtroppo no a chi ha sfornato questa ennesima ordinanza, è che così non si tiene minimamente conto di quelle realtà di confine, con numerose famiglie che, pur spostandosi di pochi km, non hanno potuto fare altro che spostarsi in un’altra regione.

Un simile provvedimento è per loro un’ulteriore beffa che rischia di complicargli, e non poco, una situazione già non certo idilliaca. In altre parole una vera e propria assurdità, come l’ha giustamente definita il vicepresidente del Consiglio regionale Piero Celani che in proposito ha anche presentato un’interrogazione.

 “A partire dal 18 Marzo p.v., data in cui entrerà in vigore il provvedimento così come scritto – afferma Celani – per decine di famiglie che hanno deciso di spostarsi a poche centinaia di metri dalle proprie abitazioni lesionate o inagibili, ma comunque fuori Regione, cesserà la possibilità di usufruire del CAS. È emblematico il caso del Comune di Maltignano, confinante con la vicina Regione Abruzzo e già rappresentato dal Sindaco Falcioni, dove molte persone si sono spostate per non allontanarsi tanto dal “centro gravitazionale” dei loro interessi inteso come lavoro, famiglia e relazioni sociali.

Su questo tema ho presentato un’interrogazione in Consiglio Regionale affinchè la Regione ed il Governo si adoperino celermente per risolvere nel più breve tempo possibile questa situazione che rischia di essere l’ennesima beffa per tante famiglie che oltre ad aver avuto la casa inagibile, per effetto del Sisma 2016, e in attesa che la burocrazia acceleri il processo delle loro ricostruzioni, si vedono costretti anche a sostenere le spese economiche per gli affitti delle loro attuali dimore. Una assurdità!”.

Ad appoggiare l’iniziativa dell’ex sindaco Celani anche il gruppo consiliare “Ascolto & Partecipazione” che chiede un immediato intervento da parte di Governo e Regione.

Il Gruppo Consiliare di Ascolto & Partecipazione – si legge in una nota – condivide la proposta avanzata dal Vice Presidente del Consiglio della Regione Marche Ing. Piero Celani. L’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 614 del 12 novembre sta creando ulteriori complicazioni a persone in disagio abitativo e psicologico a causa del sisma e del ritardo nella ricostruzione. Ci sono persone anziane che si sono trasferite in altre regioni d’Italia, anche diverse dal vicino Abruzzo, non per turismo, ma per raggiungere gli unici familiari che gli sono rimasti. Che senso ha penalizzarle? Non sono cittadini italiani? Non pagano le tasse in questo Paese? Perchè limitare il perimetro entro il quale debbono andare a vivere?

A&P ritiene che si debba intervenire a favore di questi cittadini ulteriormente penalizzati. Se ci sono dei furbetti li si colpisca, ma la Regione e il Governo non possono decidere dove debbano vivere le persone con ordinanza di sgombero per inagibilità dell’immobile in cui vivevano. Oltretutto, considerando le enormi responsabilità che ricadono su entrambi per non aver permesso l’inizio dei lavori su immobili in possesso di tutte le autorizzazioni e i documenti necessari”.

C’è poco più di un mese ancora prima che quell’ordinanza entri in vigore, quindi c’è tutto il tempo per correggere questo ennesimo passo falso. Evitando così penalizzare ulteriormente decine e decine di famiglie che da 3 anni e mezzo vivono una sorta di interminabile incubo

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