Il trionfo degli haters e l’ipocrisia dei perbenisti “a targhe alterne”


Gli insulti e l’odio nei confronti di Mihajlovic, che ha espresso il suo appoggio a Salvini e alla Borgonzoni, e di Zaytsev, che  ha manifestato il suo apprezzamento nei confronti di Bonaccini, confermano che la deriva in cui è precipitato il nostro paese è inarrestabile…

Sinisa Mihajlovic è stato un ottimo giocatore di calcio, ora allena il Bologna e nei giorni scorsi, in vista delle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna ha manifestato la sua ammirazione per Salvini e, di conseguenza, si è augurato la vittoria della Borgonzoni. Ivan Zaytsev, invece, è attualmente il più noto giocatore della pallavolo italiana, capitano della Nazionale e della Les Shoes Modena.

Lo “zar” (come è chiamato dai suoi tifosi) si è invece espresso a favore del candidato del centrosinistra e governatore uscente, pubblicando un selfie insieme a Bonaccini. Due sportivi praticamente agli antipodi che, però, proprio grazie alle loro esternazioni, ora sono accumunati da un comune destino, vittime entrambi di una vera e propria valanga di insulti, della peggior specie.

E’ la conferma, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che la deriva in cui è precipitato il nostro paese sembra davvero irreversibile e inarrestabile. Il crescente odio online, sui social, ha finito per travolgere ogni argine, non esistono più valori e principi comuni, tutto è lecito, anche le peggiori e le più becere forme di espressione. Chi la pensa diversamente e, ancora più, ha l’ardire di manifestarlo non merita alcun rispetto, non è più considerato un avversario con il quale confrontarsi, magari anche in maniera accesa ma sempre nel pieno rispetto reciproco, ma un nemico da abbattere, insultare, umiliare in ogni modo. Senza limiti e senza freni, fino anche al punto da spingersi ad augurargli le peggiori sventure possibile, morte compresa.

C’è da rabbrividire nel leggere alcuni infami commenti nei confronti di Mihajlovic, addirittura c’è chi non si è fatto scrupoli di tirare in ballo la sua recente vicenda personale (la leucemia contro la quale ha lottato e sta lottando). Non che nei confronti di Zaytsev i suoi detrattori siano stati più teneri. La differenza piuttosto è che il campione azzurro ormai ci ha fatto il callo, quando aveva preso posizione in favore dei vaccini c’era stato addirittura chi aveva augurato la peggior sorte ai suoi figli. E anche in questa circostanza c’è chi ha ricordato che lo “zar” è padre di tre bambini e ha tirato in mezzo anche loro.

Davvero non ci sono più parole, è assurdo anche solo dover ribadire che ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee, le proprie legittime prese di posizione senza dover subire questa ignobile gogna sui social. Non dovrebbe neppure servire, a prescindere da come si sono schierati non possiamo che essere dalla parte di entrambi, nessuno merita di essere ferito così profondamente solo per aver espresso le proprie idee.

Come se non bastasse, questa ignobile deriva è resa ancora più “vomitevole” da alcuni aspetti collaterali che coinvolgono i finti perbenisti, i falsi moralisti che fingono di scandalizzarsi ma, poi, in concreto, dimostrano solo la propria profonda e deplorevole ipocrisia, intorbidendo ulteriormente le acque e cercando di trarne un giovamento in termini di consenso. Parliamo, in particolare, di due distinti modi di approcciarsi a queste vicende che finiscono per provocare quasi più fastidio degli insulti stessi.

Il primo riguarda coloro che stigmatizzano gli insulti e gli eccessi del web contro l’allenatore del Bologna ma con una serie di distinguo e puntualizzazioni che, alla fine, sembrano quasi in qualche modo voler ridimensionare o addirittura giustificare quelle nefandezze. Così fanno notare che Mihajlovic è un nazionalista serbo, nostalgico del regime di Milosevic, accusato di crimini contro l’umanità per le operazioni di pulizia etnica del suo esercito, sostenitore e amico del criminale Zeljko Raznatovic, la tigre Arkan (che la curva della Lazio, proprio su suggerimento dell’attuale allenatore del Bologna, onorò con uno striscione), responsabile di indicibili violenze negli anni delle guerre jugoslave, incriminato per genocidio e pulizia etnica.

Dati di fatto incontrovertibili che è lecito sottolineare ma che non autorizzano e non giustificano in alcun modo il linciaggio mediatico, meno che mai quei vergognosi riferimenti alla sua malattia, di cui è stato oggetto Mihajlovic. Che vanno condannati senza se e senza ma, manifestando la piena e totale solidarietà nei confronti dell’allenatore del Bologna che ha tutto il diritto di esprimere le proprie convinzioni senza dover subire l’odio dei social.

Soprattutto da parte chi da mesi denuncia, a ragione, l’odio dei social a cui vengono esposti spesso coloro che criticano gli eccessi di Salvini. A maggior ragione ora che la vittima di quell’odio è, al contrario, chi invece ha espresso il proprio apprezzamento per l’ex ministro dell’interno, non ci possono essere tentennamenti, totale e incondizionata solidarietà all’allenatore rossoblu e condanna piena per gli odiatori del web. Anche e soprattutto se questa volta vengono da sinistra. Altrimenti siamo di fronte ad una delle più grandi dimostrazioni di ipocrisia.

Al pari di quella, non meno disgustosa e inaccettabile, manifestata da quella schiera di esponenti politici, simpatizzanti e giornalisti di destra che ora strepitano e condannano con veemenza quanto accaduto a Mihajlovic senza che, però, in passato abbiano mai proferito neppure mezza parola quando quel trattamento veniva riservato a qualche esponente o simpatizzante della sinistra. E, soprattutto, ora lo fanno esclusivamente nei confronti dell’allenatore del Bologna, fingendo di ignorare chi, come appunto Zaytsev, dall’altra parte ha subito lo stesso identico trattamento.

Anche in questo caso, non una parola di solidarietà nei confronti dello “zar” per gli insulti ricevuti e per i riferimenti che qualcuno ha fatto anche ai suoi piccoli figli, non una parola di condanna per chi è caduto così in basso. E, è giusto aggiungere, non una parola di solidarietà nei confronti di quella giovane militante del Pd aggredita a Modena mentre distribuiva volantini elettorali.

Solo ipocrisia, e della peggior specie, da parte di chi non ha alcun interesse a difendere un principio di civiltà e non ha alcun rispetto per determinati valori (libertà di pensiero, rispetto dell’opinione differente), ma ha come unico interesse screditare la parte avversa e fare propaganda. Di esempi in tal senso ce ne sarebbero a decine, anche a livello locale, non si può in alcun modo essere credibili quando si è sempre accettato senza batter ciglio l’odio sui social nei confronti degli avversari, quando non si ha neppure la sensibilità e il buon senso di accomunare, senza distinzioni, entrambe le vittime (Mihajlovic e Zaytsev), cercando di utilizzare la vicenda dell’allenatore rossoblu per fini di mera propaganda.

Sorvolando (per decenza) su quanti hanno doppiamente strumentalizzato l’accaduto, procedendo alla santificazione di Mihajlovic e all’indecente sfruttamento della sua vicenda personale, c’è poi chi ha provato a sfruttare l’occasione per cercare di delegittimare e in qualche modo buttare fango sul movimento delle “sardine” che, chissà perché, tanto infastidisce certi ambienti. “Care sardine, l’odio contro Mihajlovic va bene?” si legge sul blog di Nicola Porro. Che però ignora, cosa abbastanza grave per un giornalista che quanto meno dovrebbe informarsi prima di esprimere giudizi, che in realtà le “sardine” non hanno aspettato un minuto per manifestare la propria solidarietà a Mihajlovic e condannare quanto accaduto.

Sinisa Mihajlovic prima che un grande allenatore è una persona. E gode, come tutti i cittadini, della libertà di pensiero ed espressione. Ogni sua posizione, come ogni suo schema di gioco, è lecita. Purchè rispetti le regole del gioco stesso. Sinisa si è mosso nel rispetto delle regole e dell’intelligenza di tutti e non ha mai nascosto le sue idee politiche. Non si può dire lo stesso dei tanti che lo hanno attaccato ricoprendolo di insulti e di odio” è scritto in un post pubblicato sulla pagina Facebook del movimento 2 giorni fa.

Sarebbe sin troppo semplice girare la stessa domanda a Porro e a tutti coloro (la maggior parte) che si indignano “a giorni alterni”: “Caro Porro, l’odio contro Zaytsev va bene?”. “Mihajlovic sostiene chi gli pare, io gli auguro di vincere la partita più importante che sta combattendo per lui, per la sua famiglia e per tutte le persone che gli vogliono bene. Tra queste c’è anche il sottoscritto” ha commentato Stefano Bonaccini.

Aspettiamo con (scarsissima) fiducia che parole simili vengano pronunciate anche dall’altra parte…

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