Emilia Romagna al voto: la sfida a suon di gaffe della “candidata nascosta”


Dopo l’incredibile serie di gaffe, Salvini negli ultimi giorni di campagna elettorale in Emilia Romagna cerca di nascondere la candidata leghista alla presidenza Lucia Borgonzoni che, presa dal panico, diserta anche il “faccia a faccia” televisivo con Bonaccini

“Borgonzoni candidata all’Oscar come miglior candidata non protagonista”. Come spesso accade in questi periodi, l’ironia di “Lercio” fotografa meglio di tante altre parole quello che sta accadendo in Emilia Romagna. Dove domenica 26 gennaio gli emiliani e i romagnoli saranno chiamati a scegliere il nuovo presidente della Regione tra l’uscente Bonaccini e, appunto, la candidata leghista Lucia Borgonzoni (ci sono altri candidati che, però, non hanno alcuna possibilità di spuntarla). Il problema, però, è che da diverse settimane la stessa Borgonzoni di fatto è scomparsa.

Al punto che Salvini, che inizialmente si faceva sempre accompagnare dalla senatrice leghista, nelle ultime uscite del suo interminabile tour elettorale si è sempre presentato da solo. Non solo, all’ultimo momento la Borgonzoni non si è presentata, facendolo saltare, al “faccia a faccia” con il suo avversario in programma sugli schermi di Sky. La strategia è chiara. Pur essendo elezioni regionali, Salvini e la Lega cerca a tutti i costi da un lato di nascondere il più possibile la candidata e, dall’altro, di spostare il tiro sul piano nazionale.

Non è certo una novità, è quello che hanno fatto l’ex ministro dell’interno e il suo partito in occasione di tutte le ultime elezioni amministrative. Una bruttissima abitudine della politica italiana, certamente non nuova e altrettanto sicuramente non “inventata” dalla Lega. Senza andare troppo indietro nel tempo, stessa cosa (con esiti però disastrosi per lui) aveva fatto Matteo Renzi in occasione del referendum costituzionale. In un certo senso, però, è paradossale che ora a farlo sia proprio il partito che è nato ed è cresciuto soprattutto grazie all’attenzione riservata alle realtà locali (soprattutto del nord).

D’altra parte, però, Salvini ha utilizzato questo sistema, con risultati sempre positivi, in tutte le ultime elezioni regionali (Sardegna, Abruzzo, Molise, Umbria). Ed era scontato ed inevitabile che lo ripetesse, in maniera più accentuata, anche in Emilia Romagna. Dove, se si dovesse parlare in concreto delle esigenze dei cittadini e ci si concentrasse esclusivamente sulla situazione locale, non ci sarebbe storia.

Sia perché l’Emilia Romagna è da tempo una delle regioni meglio governate e dove si vive decisamente bene (e ne è pienamente consapevole lo stesso Salvini, come dimostra il famoso “pizzino” abbandonato in hotel a Bologna da un delegato leghista dopo in vertice del partito). Sia perché, non si capisce bene per quale motivo, la Lega e il centrodestra hanno puntato su una candidata davvero impresentabile. Che, sorvolando sull’indecente spettacolo fornito al Senato in occasione della discussione sulla fiducia al governo Conte 2 (con l’ignobile tentativo di speculare su una vicenda così delicata come quella di Bibbiano), dall’inizio della campagna elettorale ha collezionato una serie impressionante di “figuracce” che dimostrano non solo il suo basso livello politico ma anche e soprattutto quanto poco conosca la realtà che, in caso di vittoria, dovrebbe poi amministrare.

A parte quelle di carattere geografico (l’Emilia Romagna che confina a nord con il Trentino Alto Adige, Ferrara scambiata per Bologna), già l’esordio era stato da dimenticare con la proposta di tenere aperti di notte e nei week end gli ospedali regionali, come avverrebbe in Veneto, cosa che, come tutti sanno, già avviene da sempre in tutta Italia. Per cercare di rimediare, poi, ha lanciato una campagna contro le visite a pagamento dal privato, proponendo per la sua regione lo stesso modello lombardo che, però, si basa in grande parte sulla sanità privata (e quindi anche e soprattutto con le visite a pagamento dal privato…).

Abbandonato il tema sanità, la Borgonzoni ha provato a spostare l’attenzione su un tema particolarmente delicato, quello degli abusi sulle donne. Così ha promesso che, in caso di sua vittoria, avrebbe immediatamente istituito un fondo per aiutare le persone che subiscono violenze. Che, in realtà, esiste già in Emilia Romagna e da ben 15 anni! Dopo questa serie imbarazzante di gaffes, forse consigliata da qualcuno la candidata leghista si è presa un po’ di tempo per riflettere o, come ha fatto capire, per elaborare alcune proposte per la regione. Che, dopo un po’ di giorni, puntualmente sono arrivate. E, bisogna ammettere, che si tratta di proposte assolutamente condivisibili.

La Borgonzoni ha infatti annunciato che, in caso di vittoria, proporrà una legge regionale per finanziare le rievocazioni storiche (l’Emilia Romagna ne ha numerose) e un’altra legge regionale per la costituzione dell’assessorato regionale al turismo (uno dei cardini della regione). Inoltre ha promesso anche l’immediata istituzione di un Osservatorio regionale sulle disabilità. Tutto assolutamente condivisibile, l’unico problema è che le sue proposte riguardano cose che ci sono già e anche da parecchio tempo. Il fondo per le rievocazioni storiche è stato istituito nel 2015, l’assessorato regionale al turismo c’è “solamente” da una trentina d’anni (attualmente l’assessore regionale al turismo è Andrea Corsini), mentre l’Osservatorio sulle disabilità esiste da una decina d’anni.

Di fronte ad una simile evidente dimostrazione di incapacità, è comprensibile il crescente nervosismo del leader della Lega. Che è sfociato in una serie di esternazioni a dir poco di dubbio gusto. Prima nei confronti del sindaco di Parma Pizzarotti (con quel “se vinciamo lo mandiamo a casa” che evoca quei pieni poteri tanto sognati da Salvini ma non previsti dalla nostra Costituzione), poi nei confronti di quel 21enne delle sardine ignobilmente irriso (e vergognosamente dato in pasto al web) sui social.

E’ nervoso l’ex ministro dell’interno consapevole che questa volta la vittoria non è per nulla scontata, anzi (per quel che contano tutti i sondaggi danno Bonaccini avanti pur se di poco). Ma anche che forse questa volta ha esagerato nella scelta di un candidato così impresentabile. Non che in altre in regioni in cui poi ha vinto sia stato tanto differente. Come candidati, soprattutto dove si aveva praticamente la certezza di vincere, sono sempre state scelte figure di secondo piano, di poco prestigio e di ancor meno capacità politiche, che poi puntualmente dopo pochi mesi hanno avuto non pochi problemi.

Perché, ovviamente, finita la campagna elettorale Salvini si dimentica completamente di quella regione e, soprattutto, delle promesse fatte (ne sanno qualcosa i pastori sardi…). Soprattutto, però, ad amministrare quelle regioni restano poi quelle figure di secondo piano, con tutte le conseguenze che ne derivano. Come, ad esempio, che la nuova amministrazione regionale non sia neppure in grado di predisporre e approvare il nuovo bilancio, costretta così a ricorrere all’esercizio provvisorio (con tutte le limitazioni e le conseguenze che ne derivano soprattutto per i cittadini).

E’ quanto è accaduto in Umbria, in Basilicata e Sardegna, tutte regioni conquistate negli ultimi mesi grazie alla propaganda incessante di Salvini e che ora si ritrovano in quella condizione scomoda. Perché finchè si tratta di fare campagna elettorale, di fare facili proclami e ancora più facili promesse, l’ex ministro dell’interno e la Lega in questo momento non hanno eguali. Poi, però, visto che non si può vivere sempre e solo di propaganda elettorale, quando si tratta concretamente di amministrare tutti i nodi vengono al pettine.

E’ quanto potrebbe accadere in Emilia Romagna, regione che, è giusto ricordarlo, è prima o tra le prime per sanità, servizi, produttività, lavoro. Grazie anche a chi l’ha amministrata in questi anni. Spetterà ora agli emiliani-romagnoli decidere se vogliono continuare su questa strada o se vogliono cedere alle lusinghe delle promesse e dei proclami elettorali di Salvini che, è certo, da lunedì poi tornerà ad infischiarsene dell’Emilia Romagna. Lasciando la regione nelle mani di chi non sa neppure distinguere Bologna da Ferrara…

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