Turismo in crisi, i dati smentiscono i proclami del Comune


Da anni, dopo ogni festività, si ripetono commenti e post entusiastici dell’amministrazione comunale che esulta per la presunta invasione di turisti in città. Poi, quando arrivano i dati ufficiali, si scopre che in realtà Ascoli resta la cenerentola delle Marche per il turismo

Non abbiamo potuto fare a meno di pensare innanzitutto all’assessore Massimiliano Brugni nei giorni scorsi quando, sul sito della Regione, sono stati pubblicati i dati completi su arrivi e presenze turistiche nei comuni delle Marche. Alla luce di quei dati, che sono sorprendenti solo per chi crede ancora a Babbo Natale, abbiamo ripensato con tenerezza a quel suo post pubblicato nei giorni delle festività natalizie quando vedeva così tanti turisti nel capoluogo piceno. In quegli stessi giorni tutti i quotidiani locali e tutte le associazioni di categoria sottolineavano l’evidente calo di turisti e di acquisti nel Natale 2019. Ironia a parte, sono anni che di post del genere ne abbiamo letti a decine.

Il precedente sindaco Castelli su tutti, ma anche gli assessori delle due precedenti giunte e di quella attuale non hanno perso e non perdono occasione. Da anni ormai non c’è periodo di festa (che sia Natale, Pasqua, Ferragosto, 25 aprile, 1 maggio, ecc.) che non sia accompagnato da questo genere di “allucinazione”, con commenti e post entusiastici dei nostri amministratori che, bontà loro, esultano per la presunta invasione di turisti. Non solo, puntualmente chi sommessamente prova a far presente che, in realtà, quella presunta “orda” di turisti non si è vista, viene verbalmente aggredito e accusato nella migliore delle ipotesi di “rosicare” (nella peggiore di “remare contro”).

Poi, però, quando arrivano i dati ufficiali, concreti e reali, la realtà viene inevitabilmente a galla. E la verità impietosa, quella dei numeri, dimostra non solo che la periodica invasione di turisti esiste solo nelle allucinazioni dei nostri amministratori ma, anche, che Ascoli è da sempre e, purtroppo, continua ad essere (ed è destinato a restare a lungo) la cenerentola delle Marche per quanto riguarda il turismo. Nel senso che non è solamente il peggiore tra i capoluoghi di provincia ma la distanza, sia in termini di arrivi che di presenze turistiche, con gli altri capoluoghi è imbarazzante.

Ancora, secondo i dati ufficiali della Regione ci sono addirittura ben 21 comuni marchigiani che hanno fatto registrare un numero di presenze superiore rispetto ad Ascoli (persino il piccolo comune di Mondolfo…), mentre per quanto concerne gli arrivi sono 19 i comuni con dati di gran lunga migliori. Secondo i dati ufficiali  della Regione (riferiti al 2018, complimenti per la tempestività…) Ascoli Piceno ha fatto registrare 35.946 arrivi e 78.574 presenze turistiche e, come detto, è di gran lunga il peggiore capoluogo marchigiano.

Il penultimo in graduatoria (Macerata) ha fatto registrare 40.9962 arrivi e ben 221.112 presenze, praticamente tre volte di più del capoluogo piceno. Ancor più deprimente è, poi, il paragone con gli altri capoluoghi. Pesaro, il migliore, vanta 228.445 arrivi e 776.171 presenze. Fermo è al secondo posto con 56.934 arrivi e 420.468 presenze, mentre Ancona si ferma a 148.582 arrivi e 349.187 presenze. Ovviamente il confronto con questi ultimi tre capoluoghi non è molto proponibile (sono località di mare). Molto più calzante e pertinente è, invece, quello con Macerata. Dal quale, però, il capoluogo piceno esce con “le ossa rotta”.

Va comunque sottolineato che quei dati erano ampiamente previsti e, anzi, stupisce che siano stati accolti con clamore dalla stampa e da diversi esponenti politici. Poco meno di un anno fa, parlando dell’ennesimo flop del turismo nel capoluogo piceno (vedi articolo “Flop turismo, il sindaco Castelli torna alla Bit di Milano”), avevamo evidenziato come i dati ufficiali dei primi 10 mesi del 2018 erano a dir poco disastrosi per Ascoli. Ed ovviamente non era certo pensabile che potesse cambiare qualcosa negli ultimi due mesi dell’anno. Incomprensibile stupore a parte, di fronte a questi dati buon senso vorrebbe che, chi ha ripetutamente sbandierato successi che i numeri dimostrano essere inesistenti, avesse la decenza di chiudere scusa, di ammettere di aver preso “fischi per fiaschi”.

Probabilmente è troppo chiedere una cosa simile ai nostri amministratori che, però, potrebbero almeno smetterla di fare inutili e improbabili proclami. E, soprattutto, dovrebbero una volta per tutte decidere se davvero si vuole provare a puntare sulla vocazione turistica del capoluogo piceno. In concreto e non a parole come avviene ormai da troppo tempo. Anche Fioravanti, come chi l’ha preceduto, nel proprio programma elettorale ha messo tra le sue priorità proprio il turismo. Ma, a parte ipotesi suggestive ma fantasiose (il parco avventura a San Marco e, ancor più, il progetto di forte impatto a San Giacomo), siamo come al solito all’enunciazione di buoni propositi, ovviamente condivisibili, ma senza alcuna indicazione su come poi in concreto si intende realizzarli.

E’ troppo semplice e terribilmente scontato sostenere che c’è bisogno di aumentare la presenza di strutture ricettive, che si deve cercare di sollecitare la presenza di prestigiose catene alberghiere ad Ascoli. Allo stesso modo, è pleonastico sostenere che c’è la necessità di rilanciare le diverse forme del turismo, da quello familiare a quello congressuale, passando per quello scolastico e, soprattutto, sportivo. Ma poi in concreto come pensa il primo cittadino di invogliare qualche prestigiosa catena alberghiera che, allo stato attuale, non ha alcun valido motivo per puntare sul capoluogo piceno? E in che modo si può promuovere e incentivare il turismo sportivo in una città che ha una carenza cronica di impianti sportivi e, per giunta, non è neppure in grado di tenere in condizioni decenti quelli che comunque ci sono?

Il problema è che se davvero si vuole puntare sul turismo, se concretamente si vuole provare a sfruttare le potenzialità della città, bisognerebbe avere il coraggio di ammettere il fallimento delle politiche degli ultimi anni, che non a caso hanno portato a quei risultati, e cambiare completamente rotta, ripartendo da zero. A partire dalla promozione, assolutamente deficitaria fino ad ora, sia dei pochi eventi che possono attirare l’attenzione (come la Quintana), sia delle bellezze della nostra città. In questo campo le scelte fatte si sono rilevate semplicemente disastrose. Anzi, in alcuni casi controproducenti.

L’esempio più lampante in tal senso sono i cartelloni promozionali lungo l’A14. Una forma di promozione tutto sommato condivisibile che, però, i nostri amministratori hanno trasformato nell’ennesimo incredibile autogol. Al di là del fatto che, come al solito, è arrivato in ritardo, il capoluogo piceno incredibilmente ha fatto una scelta differente rispetto agli altri comuni marchigiani. Che hanno deciso di puntare sul proprio patrimonio storico-architettonico-culturale. Fano sui tesori dell’antica Roma, Senigallia sui Della Rovere e le rocche, Macerata sullo Sferisterio, Loreto sulla Basilica, Recanati su Leopardi.

Ascoli in tal senso avrebbe solo l’imbarazzo della scelta (Licini, Cola dell’Amatrice, il travertino, le centro torri, le chiese e il percorso romanico, gli edifici monumentali, piazza del Popolo) ma alla fine ha scelto le olive ascolane. E’ come se Urbino, con tutte le sue straordinarie peculiarità, con lo straordinario Palazzo Ducale, per promuovere la propria immagine puntasse sulla crescia…

Ancora, come dimenticare la differente promozione effettuata dai Comuni di Ascoli e Macerata per le due mostre inserite nel programma regionale “Mostrare le Marche”, quella su Cola d’Amatrice nel capoluogo piceno e quella su Lorenzo Lotto a Macerata. Per la prima qualche inserimento su riviste di settore, per la seconda ampio spazio su tutti i principali quotidiani italiani, su tv, radio, oltre che i giornali di settore. Naturalmente, poi, promuovere degnamente Ascoli significa anche presentare un’immagine differente da quella che viene mostrata attualmente, con il degrado e l’abbandono che non risparmia nessun angolo della città.

Più in generale, come già detto per la cultura (e, per altro, i due aspetti sono strettamente connessi), si tratta di fare una scelta ben precisa, con i fatti e non con le parole. Se davvero si vogliono perseguire determinati obiettivi legati a turismo e cultura bisogna avere la forza di cambiare radicalmente rotta, di smetterla di umiliare il nostro straordinario patrimonio, bisogna iniziare a fare scelte precise e che, magari, potrebbero scontentare qualcuno.

Altrimenti si dica, con coraggio ed onestà, che in questa città non si possono perseguire certi obiettivi, che l’interesse di pochi non permette di fare programmi ambiziosi ed adeguati alle sue potenzialità

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