Disoccupazione in crescita, “emorragia” di imprese: un 2019 da dimenticare per il Piceno


I dati elaborati dal Centro studi della Cna delle Marche, relativi al 2019, e presentati dalla Cna di Ascoli fotografano una situazione per nulla incoraggiante per quanto concerne la provincia di Ascoli. Non funzionano nel nostro territorio quota cento e reddito di cittadinanza

Una provincia ancora in difficoltà, con gravi problemi di occupazione, nella quale continua l’emorragia di imprese e dove le due misure fondamentali del governo Conte, quota cento 4 e reddito di cittadinanza, sono risultate un vero e proprio flop. E’ questo il quadro che emerge dai dati elaborati dal Centro studi della Cna regionale delle Marche e presentati dalla Cna di Ascoli per fare un bilancio sulla situazione del lavoro artigiano e dell’occupazione nel Piceno nel 2019.

Poche settimane fa, quando era stata diffusa l’annuale classifica sulla qualità della vita de “Il Sole 24 Ore”, che sanciva come quella di Ascoli fosse la provincia migliore delle Marche, c’era stata una vera e propria gara, da parte di sindaci e amministratori del territorio provinciale, ad attribuirsi i meriti di un simile risultato. Ora che, invece, i dati concreti fotografano un quadro assolutamente differente, e per nulla edificante, ovviamente non si ode nessuna voce, improvvisamente i nostri politici e i nostri amministratori chissà perché hanno perso la parola.

Andando ad analizzare più nel dettaglio i dati, quello più preoccupante e più allarmante è sicuramente quello che riguarda le domande di disoccupazione. Dopo un deciso miglioramento nel 2018, nell’anno appena terminato siamo andati addirittura oltre la situazione, all’epoca definita preoccupante, del 2017. Allora era l’anno del post terremoto ed inevitabilmente si facevano sentire gli effetti di quel disastro che aveva determinato la presentazione all’Inps di 7.619 richieste di Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), ovvero del sussidio per chi è rimasto senza lavoro.

Nel 2018 le domande si erano praticamente dimezzate (4.000), nel 2019 sono schizzate addirittura ad 8.100. Più del 2017 e più del doppio del 2018.  Situazione non certo migliore per la tanto decantata “Quota cento”. Nel Piceno, nel corso del 2019, sono state presentate 839 domande di pensionamento “Cento”. E di queste, oltre 700 hanno riguardato dipendenti pubblici o dipendenti di imprese private. Appena il 20% delle domande hanno invece riguardato gli autonomi.

A fronte di quasi mille persone fuori dal lavoro – afferma Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli – invece di vedere nuove assunzioni registriamo più di 4mila persone che richiedono il sussidio di disoccupazione. Le misure, quindi, non sono adeguate al nostro tessuto imprenditoriale. E’ la realtà che noi, in primis, come associazione di tutela e rappresentanza, testimoniamo e denunciamo. A nome, e con grande rammarico, per coloro che cerchiamo di rappresentare”.

Per il reddito di cittadinanza, invece, sempre nel corso dell’anno che si chiude, le domande di sostegno presentate sono state 4.400. Solo 1.900, quindi meno della metà, quelle accolte e che quindi hanno prodotto un reale sostegno al reddito di persone e famiglie in difficoltà. A rendere ulteriormente grigia la situazione per quanto concerne l’occupazione ci sono i dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Regione Marche (che fanno riferimento al secondo trimestre 2019 per quanto riguarda la provincia di Ascoli. E che evidenziano come, rispetto al secondo trimestre 2018, diminuisce il numero complessivo di assunzioni poste in essere da imprese e pubbliche amministrazioni delle Marche: l’insieme degli ingressi nell’occupazione segna, infatti, una flessione del -12,6% che riguarda sia gli uomini che le donne (-10,6% e -10,2% rispettivamente) ed è dovuta esclusivamente alla componente del lavoro alle dipendenze (-16,4%).

Nell’ambito di tale segmento si osserva una forte contrazione della somministrazione (-51,3%) e del tempo determinato, in calo del -6,6%. E se è vero che la situazione è negativa in tutto il territorio marchigiano (-10,4% a Pesaro e Urbino, -14,7% in Ancona, -11,1% a Macerata, -8,3% a Fermo), ancora una volta il dato più negativo, con un -15,5%, è quello della provincia di Ascoli.

I saldi assunzioni-cessazioni sono ovunque positivi ma di minore entità rispetto al dato dell’analogo periodo del 2018 (in totale da 15.636 del secondo trimestre 2018 a 11.904 del secondo trimestre 2019). La contrazione è particolarmente accentuata in Ancona dove si perdono circa 1.700 posizioni lavorative, in gran parte alle dipendenze; è pari al -27,2% a Macerata (da 2.691 a 1.960), al -24,9% a Ascoli Piceno (da 3.543 a 2.661), al -9,6% a Pesaro e Urbino (da 4.098 a 3.704).

Nel territorio di Fermo, invece, il saldo staziona sul valore del secondo trimestre 2018 (1.450 unità circa). Nella provincia di Ascoli Piceno le assunzioni calano tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso trimestre dell’anno prima, soprattutto per il lavoro dipendente (-19%) mentre “tengono” assai meglio per gli altri contratti (-1,4%). All’opposto, i contratti non da lavoro dipendente subiscono una diminuzione maggiore per i saldi assunzioni-cessazioni nello stesso periodo: calano infatti del 32,2% mentre i saldi per i  contratti da lavoro dipendente calano del 23,8%. Dati negativi anche per quanto riguarda la demografia delle imprese.

Al 30 novembre 2019 le imprese attive nella provincia risultavano 20.777, quindi 311 in meno rispetto a fine 2018 (21.088). In termini percentuali, la perdita equivale al -1,5%, più marcata rispetto al -0,9% delle Marche nello stesso periodo. Le perdite maggiori in termini assoluti riguardano il commercio (118 imprese in meno), le costruzioni (-84), l’agricoltura silvicoltura e pesca (-68) e le manifatture (-61). E’ importante sottolineare che per alcune attività di servizio ad alto contenuto di conoscenza, ma non solo, le imprese aumentano invece di numero: +24 le attività professionali scientifiche e tecniche, +19 le attività immobiliari, +16 le imprese del settore noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese.

La perdita delle imprese manifatturiere nei primi nove mesi dell’anno (per la disaggregazione manifatturiera è il dato ultimo disponibile) è particolarmente intensa per i settori del tessile (-3,8%), abbigliamento (-7,1%) e calzature (-5,0%) e per il legno (-6,2%) e mobile (-6,3%); ma perdono imprese anche i settori della meccanica come quelle degli elettrodomestici (-8,8%). Crescono di numero solo le imprese dei prodotti chimici (+7,4%), della plastica (+3,3%), delle riparazioni e manutenzioni (+4,7%).

Nei primi 11 mesi del 2019 le iscrizioni di nuove imprese calano di 35 unità rispetto ai primi undici mesi del 2018 (-2,8%), un dato sfavorevole e in controtendenza con quello complessivo marchigiano (+1,6%).  Le iscrizioni di nuove imprese diminuiscono in termini assoluti soprattutto per agricoltura silvicoltura e pesca (-53 nuove imprese) e per le attività manifatturiere.

Le iscrizioni di nuove imprese, invece, crescono per le attività professionali scientifiche e tecniche (+13), per le imprese del settore noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+15). Crescono anche per il commercio (+13) dove però lo stock di attive è diminuito (questo significa che le cessazioni sono state ben superiori alle nuove imprese).

Positivi sono invece i dati relativi alle esportazioni che, nella provincia di Ascoli, nei primi 9 mesi del 2019 aumentano del 7,5%. La crescita delle esportazioni nella provincia è trainata, come di consueto, dagli Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+ 153milioni rispetto al 2018); è importante rilevare come la seconda voce per importanza del commercio estero provinciale, prodotti tessili abbigliamento pelli e accessori registri una decisa diminuzione sia dell’export (-8%) sia dell’import (-6,6%) e anche un calo del saldo attivo (-9,7%), che comunque rimane rilevante (oltre 113 milioni di euro) a conferma dell’importanza del sistema moda e della sua competitività.

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