Salvini a rischio processo tra paradossi e imbarazzanti “voltafaccia”


Dopo aver votato contro sulla Diciotti, Di Maio  per la “Gregoretti” annuncia di voler votare a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato. E, ironia della sorte, anche di aver violato il decreto sicurezza 2

Salvini per definire l’ex alleato Di Maio, che ha dichiarato che il M5S per la vicenda della nave Giorgetti questa volta voterà a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega, ha scomodato Mia Martini, definendolo un “piccolo uomo”. A noi che nei primi anni ’70 eravamo dei bambini e aspettavamo con trepidazione “Carosello” prima di andare a dormire ha invece ricordato uno dei personaggi che hanno reso indimenticabile quel vecchio programma tv: quel Cimabue che “fa una cosa e ne sbaglia due”.

In pratica, proprio come lo sfortunato fraticello protagonista della pubblicità dell’amaro Don Bairo, con quella semplice dichiarazione ha sbagliato due volte (almeno…). Innanzitutto perché ha perso un’occasione più unica che rara per dimostrare quella coerenza che è sempre più merce rara nel desolante panorama politico italiano. E poi perché ha dimostrato ancora una volta di non avere per nulla le idee chiare sulla posta in gioco in questa brutta vicenda. Si potrebbe, oltretutto, aggiungere che nella precedente circostanza analoga la decisione del M5S era stata poi sottoposta al vaglio della piattaforma Rousseau, mentre questa volta non sembra esserci questa intenzione.

E’ stato lo stesso leader della Lega ad annunciare il provvedimento nei suoi confronti da parte del Tribunale dei ministri di Catania. Che ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Salvini per l’accusa di sequestro di persona aggravato in relazione al caso della nave della Guardia Costiera italiana “Gregoretti”, a cui l’allora ministro dell’interno aveva impedito per giorni di sbarcare i 131 migranti che aveva a bordo e che erano stati salvati nel canale di Sicilia. Alla fine lo sbarco era stato autorizzato in virtù della promessa della redistribuzione immediata dei migranti in 5 paesi europei. Una vicenda che, tra l’altro, assume connotati davvero paradossali e grotteschi anche (ma non solo) in virtù del fatto che c’è un precedente analogo, quello della nave “Diciotti”.

Anche in quel caso il Tribunale dei ministri di Catania chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini che il 19 marzo scorso venne “salvato” proprio dal M5S che, votando no all’autorizzazione, gli evitò di finire a processo. “Ringrazio i colleghi del M5S perché le cose si fanno in due” aveva affermato allora il leader del Carroccio. Sono passati 9 mesi, sembra trascorso un secolo. Di “giravolte” nella politica italiana ne abbiamo viste troppe per poterci ancora stupire. Però è innegabile che questo mutamento del Movimento 5 Stelle lascia a dir poco perplessi.

A scanso di equivoci, a nostro avviso è giusto che Salvini venga processato (che non vuol dire automaticamente che venga condannato…) per la vicenda della “Gregoretti”, così come doveva esserlo per la vicenda della “Diciotti”. Ma il voltafaccia di Di Maio e del suo Movimento è a dir poco imbarazzante ed è davvero l’ennesima dimostrazione di quanto sia basso il livello del mondo politico italiano. Certo, allora il M5S era al governo (e andava più o meno d’amore e d’accordo con la Lega) mentre ora il Carroccio è finito (per “merito” di Salvini…) all’opposizione e non perde occasione per sparare a zero contro i grillini.

Però c’è un limite a tutto e, magari saremo degli ingenui sprovveduti, il rispetto di determinati principi (al di là del fatto che siano o meno condivisibili) non dovrebbe dipendere dall’essere insieme al governo o contrapposti. Tra l’altro è impossibile dimenticare l’immagine del senatore del M5S Michele Giarrusso che, uscendo dalla giunta per le autorizzazioni a procedere che aveva votato contro l’autorizzazione, rispondeva alle proteste dei senatori del Pd rivolgendo loro il gesto delle manette. . A rendere più imbarazzante e insostenibile la posizione di Di Maio e del M5S sono, poi, le assurde motivazioni addotte per giustificare una simile scelta.

Il caso Diciotti fu un atto di governo – ha spiegato Di Maio – perché l’Unione europea non rispondeva e servì ad avere una reazione che poi arrivò. Quello della Gregoretti, dopo un anno, fu invece un atto di propaganda, perché il meccanismo di redistribuzione era già rodato e i migranti venivano redistribuiti in altri paesi Ue. E’ questa la differenza enorme tra i due casi”.

Al di là del fatto che le dichiarazioni in quei giorni del ministro della giustizia Bonafede (“C’è un dialogo tra i ministri delle infrastrutture, dell’interno e della difesa, la posizione del governo è sempre la stessa. Vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevano scendere, donne, bambini e malati, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l’Europa”) smentiscono clamorosamente le affermazioni di Di Maio, il leader del M5S fa una confusione terribile e dimostra di non aver per nulla compreso (ma che strano…) che in realtà in gioco c’è ben altro che la condivisione o meno della decisione da parte di altri ministri o di tutto il governo.

Il nocciolo della questione è capire se la nozione di atto politico esclude la perseguibilità dell’atto stesso. Perché in entrambi i casi, sia per la Diciotti che per la Gregoretti, non ci sono dubbi (e non lo negano neanche i diretti interessati) che siamo di fronte ad un sequestro di persona. Ma, come ha spiegato con lucidità e accuratezza l’ex magistrato Giarrico Carofiglio ad “Otto e mezzo”, “la Corte Costituzionale e il Tribunale di Catania avevano chiarito con estrema precisione che la nozione di atto politico che esclude la perseguibilità non può sussistere ogni volta che questo atto da parte di un ministro va ad incidere su diritti fondamentali come la vita e la libertà”.

Quindi non ci sono dubbi che in entrambi i casi si è trattato di sequestro di persona, così come che in entrambe le vicende la nozione di atto politico che esclude la perseguibilità non è applicabile, perché la decisione del ministro ha inciso concretamente su uno dei diritti fondamentali, per altro tutelato dalla nostra Costituzione. Come abbiamo già sottolineato, sulla base di simili presupposti, non ci sono dubbi che era corretto votare a favore dell’autorizzazione a procedere sia nel primo caso che ora.

Certo tutti hanno il diritto di cambiare idea ma, allora, invece di arrampicarsi penosamente sugli specchi come sta facendo ora, Di Maio avrebbe dovuto umilmente ammettere di aver sbagliato nella prima occasione, quando il M5S ha votato contro l’autorizzazione a procedere. Va per altro aggiunto che a rendere ancora più paradossale tutta questa vicenda concorrono altri due fattori. Salvini, per dare forza alla propria posizione, in entrambi i casi ha dichiarato di aver agito per difendere i confini patri.

Al di là del fatto che, se anche così fosse, non sarebbe comunque giustificato un provvedimento lesivo di un diritto fondamentale, è semplicemente ridicolo pensare che qualche decina di immigrati salvati in mare e trasportati in Italia su una nave italiana possano in qualche modo davvero rappresentare un pericolo per i confini patri. Ancora più paradossale, però, è il fatto che, oltre al sequestro di persona, i giudici contestano a Salvini anche la violazione del decreto sicurezza bis, fortemente voluto dallo stesso leader della Lega.

Il decreto dispone, infatti, la possibilità di limitare o vietare l’ingresso di navi nel mare territoriale “salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale”. E la Gregoretti è, per l’appunto, una nave militare, quindi secondo il decreto sicurezza non era tecnicamente possibile vietare il suo ingresso nel territorio italiano. Superfluo aggiungere altro…

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