Sicurezza delle scuole: un project financing da buttare


Tolti finalmente i veli al progetto di partenariato pubblico-privato per il piano di riordino delle scuole. Ma dalle 56 pagine della relazione illustrativa emerge un quadro sconfortante, con un progetto che non mette al centro la sicurezza e fa acqua da tutte le parti

Grazie ad una richiesta di accesso agli atti del consigliere comunale Ameli finalmente è spuntata fuori la delibera del 3 maggio 2019 con la quale la giunta Castelli ha fatto propria la proposta di partenariato pubblico-privato per il piano di riordino delle scuole di Ascoli, presentata in Comune nella sua versione definitiva il 25 febbraio 2019. Così sono finalmente caduti i veli sui tanti misteri che aleggiavano intorno a questo project financing, a partire da quello sull’identità dei privati promotori dell’iniziativa, fino naturalmente ai contenuti (tecnici ed economici) del progetto stesso.

Ed è bastato scorrere rapidamente la relazione illustrativa per comprendere perché Castelli prima e Fioravanti poi hanno fatto di tutto per tenerla il più possibile nascosta. Il quadro che emerge da quelle 56 pagine è semplicemente sconfortante e ci mostra un’amministrazione comunale (anzi, forse sarebbe più corretto dire due amministrazioni, quella guidata da Castelli e quella ora guidata da Fioravanti) che non si vergogna di prendersi gioco dei cittadini ascolani, per la quale la sicurezza dei ragazzi e del personale scolastico non è neppure l’ultimo dei pensieri. E che si muove senza seguire alcuna logica, con scelte improvvisate e senza un particolare criterio, che non vuole o non è capace di programmare e che riesce addirittura a smentire se stessa.

Chi crede che la sicurezza delle scuole sia una reale emergenza e chiede a gran voce che diventi una priorità nell’agenda politica cittadina, non può che provare rabbia di fronte ad un simile documento. Che non sappiamo se si preoccupa principalmente dell’interesse dei privati. Sicuramente, però, non ci sono dubbi sul fatto che non si preoccupa in alcun modo di tutelare l’interesse primario degli studenti e del personale scolastico, il loro sacrosanto diritto di poter andare a scuola in edifici sicuri.

Sono tante le incongruenze, le contraddizioni, gli aspetti paradossali di un progetto che fa acqua da tutte le parti, che affronta una tematica così delicata e importante con una superficialità e un pressapochismo a dir poco imbarazzanti. E che prende spunto da una premessa che lascia senza parole perché è la più eloquente e indiscutibile conferma che in questi 3 anni il precedente sindaco Castelli era pienamente a conoscenza della situazione in cui versano le scuole cittadine, di come quella lunga sequenza sismica aveva provocato danni tali da rendere palesemente evidente la loro inadeguatezza, in termini di sicurezza.

Invece pubblicamente ha sempre detto il contrario, che gli edifici scolastici godevano di ottima salute, che il terremoto non aveva provocato problemi particolari. “Le scuole cittadine hanno brillantemente superato il collaudo rappresentato dallo sciame tellurico” ha più volte ripetuto l’ex primo cittadino. Una “favoletta” utilizzata per sminuire l’importanza delle verifiche di vulnerabilità sismica, quasi a voler intendere che non c’era bisogno di quelle verifiche perché tanto l’interminabile sequenza sismica aveva dimostrato che le scuole cittadine sono a posto. Ora quella relazione ci dice senza possibilità di smentita che in realtà Castelli sapeva bene che la situazione era completamente differente.

Il comune di Ascoli – si legge nella relazione – ha subito rilevanti danni al patrimonio edilizio danneggiato sia privato che pubblico. Tra gli immobili pubblici la criticità maggiore è legata ai danneggiamenti del patrimonio edilizio scolastico con conseguenti scelte strategiche di delocalizzazione o di attuazione di messa in sicurezza di alcuni plessi (…) In particolare, il patrimonio degli edifici scolastici comunali è costituito attualmente da 28 immobili. Tra questi ben 17 hanno subito danneggiamenti dalle scosse sismiche del 24 agosto 2016 e successive. Questi eventi hanno messo in evidenza le criticità, in termini di sicurezza, dell’edilizia scolastica”.

Delle due una, non ci sono alternative: o il sindaco Castelli e la sua giunta hanno fatto proprio un documento che prende spunto da una premessa falsa (quindi assolutamente inattendibile) oppure Castelli e la sua giunta per 3 anni, quando sostenevano che non c’erano problemi prendevano in giro i cittadini.

Se la premessa è così sconfortante, andando ad analizzare più nel dettaglio la proposta (nella foto i soggetti proponenti, con i consulenti e i progettisti) la situazione non migliora, anzi. Il dato più evidente che salta immediatamente all’occhio (almeno per chi conosce un minimo l’argomento) e che, di fatto, già da solo renderebbe la proposta irricevibile, è che la priorità non è certo la sicurezza. Lo dimostra, in maniera inequivocabile, il fatto che né il Comune né, tanto meno, i privati conoscono nel dettaglio la situazione degli edifici scolastici.

In altre parole non hanno la più pallida idea di quali sono gli istituti che sono in condizione tale che non possono essere recuperati, quali invece possono essere sistemati con interventi di adeguamento e quali possono essere considerati sicuri. Non si tratta di una nostra supposizione o di una nostra intuizione, è scritto nella relazione stessa: “allo stato attuale, il Comune non dispone delle analisi di Vulnerabilità Sismica degli edifici pubblici ma ha messo in campo le operazioni necessarie ad affrontare tali analisi”.

Sorvolando sul fatto che, 10 mesi dopo, siamo ancora in attesa (le verifiche sono state affidate a fine novembre e dovrebbero essere pronte entro febbraio-marzo 2020), anche un bambino comprende che, senza le verifiche di vulnerabilità sismica, quindi senza sapere il reale stato di sicurezza di tutti gli edifici scolastici, quel progetto non ha alcun senso e alcun valore, sia (soprattutto) per quanto riguarda la sicurezza, sia per quanto concerne l’aspetto economico. Per essere più chiari per coloro che ancora non l’hanno capito (chissà, magari tra questi c’è anche il sindaco Fioravanti…).

La proposta di partenariato pubblico privato prevede innanzitutto la realizzazione di 5 nuovi poli scolastici (nella foto la configurazione dei nuovi poli scolastici con il relativo accorpamento delle attuali scuole) tramite l’accorpamento di 12 istituti di grado compreso tra l’infanzia e la media, attualmente ospitati in 11 edifici distinti. Sei di quelle “vecchie” strutture saranno demolite, mentre gli altri 5 saranno dismessi e resteranno a disposizione del Comune che li utilizzerà con nuovi funzioni. Prevista, poi, la realizzazione di un nuovo edificio scolastico in sostituzione del precedente e l’adeguamento sismico di ulteriori 3 edifici (Malaspina, primaria-infanzia Don Giussani, primaria Poggio di Bretta).

Ma quale mente contorta può anche solo pensare di demolire degli edifici e di riutilizzare degli altri senza sapere il loro grado di sicurezza? Potrebbe, infatti, tranquillamente accadere che, dopo aver effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica, emerga che qualcuno degli edifici da demolire è sicurissimo, o che quelli che verranno riutilizzati hanno un indice di sicurezza così basso da richiedere la demolizione o un corposo intervento di adeguamento.

Ancora, dalle verifiche potrebbe emergere anche che l’adeguamento sismico in quei 3 edifici non è sufficiente o economicamente improponibile. E’ chiaro, quindi, che la sicurezza è solo un pretesto, così come è evidente che un intervento così concepito non ha alcun senso e alcuna logica ed è frutto dell’improvvisazione. E che, oltretutto, potrebbe avere delle conseguenze anche da un punto di vista economico. Perché è del tutto evidente che nel caso (assai probabile) che si verifichi una o più delle ipotesi citate inevitabilmente cambierebbe e aumenterebbe l’impegno economico.

Quanto la sicurezza sia esclusivamente un pretesto e non certo il vero motore dell’iniziativa è dimostrato dal fatto che il progetto prevede anche delle strutture provvisorie dove delocalizzare gli studenti nel corso della realizzazione dei nuovi poli scolastici. Si tratta dell’ex Distretto Militare a corso Mazzini e dell’ex Mercato Coperto in via Recanati. Strutture che, secondo quanto scritto nella relazione, avrebbero bisogno di pochi ritocchi per essere pronte e, quindi, che potevano essere predisposte in poco tempo.

Non lo ha fatto il precedente sindaco Castelli a febbraio (quando ha ricevuto la relazione), non lo ha fatto e tuttora non lo sta facendo il sindaco Fioravanti nonostante le promesse fatte in proposito in campagna elettorale. Se davvero la sicurezza dei ragazzi è al primo posto, intanto ci si preoccupa di collocarli in strutture sicure (ammesso che quelle due lo siano realmente), poi si vede come è più opportuno procedere.

Senza dilungarci ulteriormente, va detto che nella relazione non viene certo spiegato in maniera convincente ed esaustiva perché sia così necessario ricorrere al project financing quando, tra l’altro, da oltre 2 anni sono già stati stanziati 34 milioni di euro proprio per le scuole di Ascoli. Ci si limita ad un generico e non dimostrato (in alcun modo) interesse a velocizzare i tempi, possibile secondo la relazione solo con l’intervento dei privati, smentito però clamorosamente dai fatti (in altri comuni beneficiari di un simile finanziamento le nuove scuole e i nuovi poli scolastici sono stati già realizzati o sono sul punto di essere inaugurati, senza l’intervento di nessun privato).

In conclusione dopo aver letto attentamente quella relazione il primo istinto è quello di esclamare, riprendendo la famosissima espressione usata da Fantozzi per la corazzata Potemkin, “quel project financing è una c… pazzesca!”. Per fortuna il Parlamento ha bocciato gli emendamenti presentati dall’on Giorgia Latini e dall’on. Roberto Cataldi che, proprio per favorire quel progetto, miravano a superare il vincolo del 49% di capitale pubblico e 51% di capitale privato che di fatto rende poco praticabile questa strada.

Se davvero è anche solo minimamente interessato alla sicurezza delle scuole, al sindaco Fioravanti non resta che archiviare rapidamente questo improponibile progetto e, una volta visti gli esiti delle verifiche di vulnerabilità sismica, programmare seriamente gli interventi necessari (e per i quali ci sono a disposizione quei 34 milioni di euro), cercando di recuperare un po’ del troppo tempo perso dal suo predecessore.

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