Maturità 2020: niente più buste stile telequiz ma ancora tanta confusione


Il ministero della pubblica istruzione ha emanato la circolare con le indicazioni sull’esame di maturità per l’anno scolastico 2019/2020. Torna la traccia di storia nella prima prova scritta, Invalsi e alternanza scuola-lavoro per l’ammissione, niente più buste per la prova orale

Cambia nuovamente l’esame di maturità. E’ quanto emerge dalla circolare ministeriale di lunedì 25 novembre del ministero della pubblica istruzione, firmata dal capo dipartimento Carmela Palumbo, che ha reso note le prime indicazioni per “l’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzioni secondaria di secondo grado a.s. 2019/2020”. Si tratta di novità sostanziali, alcune sicuramente molto positive (niente più buste modello quiz televisivo per il colloquio orale, torna il tema di storia), che parzialmente migliorano la situazione ma che non eliminano le tante incongruenze e i numerosi paradossi che caratterizzano l’esame.

D’altra parte, però, il paradosso sembra essere l’elemento caratterizzante della stessa circolare ministeriale. Che parte da un’analisi del primo anno del nuovo esame di maturità. “Il primo anno di attuazione della suddetta normativa – si legge nella circolare – è stato sottoposto all’attento monitoraggio del coordinatore nazionale dei dirigenti tecnici e dei coordinamenti regionali degli ispettori”. E dal monitoraggio sarebbe emerso, sempre secondo quanto è riportato nella circolare, “un diffuso e concordante livello di soddisfazione per le modifiche apportate alla tipologia delle prove scritte” ma anche giudizi molto positivi per quanto riguarda il colloquio orale.

Se davvero così fosse (al termine dell’esame di maturità dello scorso anno i commenti di insegnanti e studenti raccolti nel nostro territorio erano esattamente di segno opposto) la logica e inevitabile conseguenza sarebbe quella di riproporre per il 2019/2020 l’esame esattamente come è stato l’anno passato. Invece si cambia e anche in maniera consistente, cosa che rappresenta un evidente paradosso e una clamorosa incongruenza rispetto a quanto è riportato preliminarmente nella circolare stessa.

Come sosteneva sempre Andreotti, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. In questo caso è inevitabile ipotizzare che, in realtà, non esiste alcun “diffuso livello di soddisfazione”, altrimenti davvero sarebbe folle cambiare. Molto più semplicemente non si è voluto ammettere il mezzo fallimento, anche perché a quel punto sarebbe stato inevitabile cambiare tutto o quasi. Cosa complicata sia per una questione di tempo, sia per una questione di competenze.

Tornando alle novità dell’esame di maturità la più significativa riguarda sicuramente il ritorno della traccia di storia nella prima prova scritta. Era stata inspiegabilmente eliminata dalla commissione guidata dal linguista Serianni, su spinta del ministro leghista Bussetti (sin troppo facile fare ironia in proposito…). Contro la sua eliminazione si erano pronunciati numerosi scrittori, letterati, giornalisti, storici, c’era stato anche l’appello della senatrice Liliana Segre ripreso e fatto proprio da alcuni giornali. Appello giustamente raccolto e nell’esame 2019/2020 una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) riguarderà l’ambito storico.

La scelta – si legge nella circolare – è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale nella formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione”. La scoperta dell’acqua calda verrebbe da dire, solo il ministro dell’istruzione più inadeguato e impreparato della storia della nostra repubblica poteva non comprenderlo.

Le altre importanti novità riguardano i requisiti per l’ammissione all’esame e la prova orale. Per quanto riguarda i primi diventano fondamentale gli Invalsi e la cosiddetta “alternanza scuola – lavoro”. “Dovrà essere verificato ai fini dell’ammissione dei candidati interni all’esame di Stato dell’anno scolastico 2019/2020 – si legge nella circolare – oltre al requisito della frequenza scolastica e del profitto scolastico anche il requisito della partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alle prove a carattere nazionale predisposte dall’Invalsi e quello dello svolgimento delle attività programmate nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (l’alternanza scuola-lavoro), secondo il monte ore previsto dall’indirizzo di studi”.

La partecipazione alle prove Invalsi (che si svolgeranno dal 2 al 31 marzo 2020) dunque è obbligatoria anche se non conterà il punteggio nell’ammissione all’esame ma solo il fatto di aver sostenuto la prova. L’ennesimo paradosso perché è sin troppo facile immaginare in che modo verranno affrontati dai maturandi, visto che tanto non incidono. Molto più serio, a questo punto, sarebbe eliminarli completamente.

Le prove non servono a valutare lo studente ma la salute del sistema scolastico nazionale” spiega Antonello Giannelli dell’associazione nazionale presidi. Una spiegazione che, però, non cambia la sostanza delle cose e non rende certo più comprensibile la paradossale scelta. Per quanto concerne la cosiddetta alternanza scuola-lavoro torna l’obbligatorietà e, presumibilmente (visto che non ci sono indicazioni in senso contrario), dovrebbe rimanere anche nella prova orale. Dalla quale, fortunatamente, scompare la contestatissima trovata delle tre buste stile quiz televisivo.

Non poteva essere diversamente, anzi resta ancora da capire come sia stato possibile anche solo pensare una simile “pagliacciata”. Resta, invece, l’avvio del colloquio mediante l’analisi da parte dello studente dei materiali preparati dalla commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro, con l’immutata finalità di “verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale anche utilizzando la lingua straniera”.

Nel complesso, quindi, qualche indiscusso miglioramento ma ancora tante incongruenze e decisioni incomprensibili. Con la nota positiva, almeno rispetto allo scorso anno, che quanto meno quest’anno a novembre si ha già un quadro abbastanza chiaro (lo scorso anno ancora a gennaio praticamente si brancolava nel buio…). Certo, nei paesi civili le modalità di svolgimento dell’esame dovrebbero essere chiare e definite prima ancora dell’inizio dell’anno scolastico.

Ma forse sarebbe troppo pretendere una simile efficienza nel nostro paese…

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