La Camera della vergogna: aula deserta per il decreto sisma


Solo 8  (su 630) deputati presenti lunedì 25 novembre alle 10:30 quando nell’aula di Montecitorio era in programma la discussione sulle “disposizioni urgenti per l’accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici”

A volte ci sono immagini che esprimono e descrivono meglio di migliaia di parole determinate situazioni. Una di queste è quella pubblicata lunedì su twitter dal deputato del Pd Filippo Sensi che mostra i banchi di Montecitorio (per chi non lo sapesse sede della Camera) vuoti alle 10:30 quando iniziava in aula la discussione sul decreto sisma (“Conversione in legge del decreto legge 24 ottobre 2019, n. 123, recante disposizioni urgenti per l’accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici”).

Non servirebbe neppure sottolineare l’importanza di quel provvedimento, quanto sia atteso e con quali speranze dalla popolazione del centro Italia che da oltre 3 anni vive questo interminabile incubo. E’ opportuno anche ricordare come sul terremoto si sia giocata una buona parte della campagna elettorale delle elezioni del 2018 e ancora oggi è fonte di scontro feroce tra l’attuale governo giallo-rosso e l’opposizione, così come fino all’estate tra il governo giallo-verde e l’allora opposizione.

Per questo, ma anche e soprattutto per una questione di decenza e di serietà, ci si aspetterebbe che, quando si discute un provvedimento così importante che riguarda le popolazioni colpite dal terremoto, l’aula se non completamente almeno sia in gran parte piena. Invece lunedì quando inizia la discussione dei 630 deputati ne sono presenti solamente 7, più la relatrice del provvedimento (la deputata marchigiana del Movimento 5 Stelle Patrizia Terzoni) e il viceministro Vito Crimi. E’ giusto ricordare i loro nomi non perché siano così meritevoli (in fondo stanno semplicemente svolgendo il proprio dovere, quello per cui sono stati votati) ma semplicemente perché, almeno in questo caso, non meritano di essere accomunati agli altri deputati.

Si tratta di Filippo Sensi, Emanuele Fiano, Mario Morgoni e Stefania Pezzopane del Pd, Silvia Fregolent di Italia Viva, Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia e Simone Baldelli di Forza Italia. Con il passare delle ore qualche altro deputato arriva, intorno alle 13 quando poi la seduta viene sospesa se ne contano una ventina presenti. Probabilmente la vergogna non si scoprirebbe se non fosse per uno dei deputati presenti, Filippo Sensi, che posta su twitter due foto che mostrano gli scranni vuoti con un paio di commenti sarcastici. “Discussione generale in aula sul decreto sisma poi si parlerà anche di emergenza climatica e ambientale, amen” scrive il deputato dem che poi, sempre in maniera sarcastica, aggiunge: “il lunedì è giorno di discussione generale e i colleghi hanno molto da fare sul territorio”.

Qualcuno, sotto alle foto e alle parole del deputato, si unisce all’ironia. “La colpa è di chi mette queste discussioni il lunedì mattina”. “Dai… vi siete messi d’accordo per farci uno scherzo”. La maggior parte dei commentatori, però, reagisce con comprensibile sdegno, lanciando pesanti accuse, assolutamente condivisibili di fronte ad un simile spettacolo. D’altra parte anche tra i pochi deputati presenti l’imbarazzo è palese.

In effetti è spiacevole dover constatare che per la discussione su un provvedimento così importante ci sia una così scarsa presenza di colleghi – sottolinea nel suo intervento il deputato marchigiano Mario Morgoni – questo indubbiamente non depone a favore dell’attenzione su una questione che, per molti aspetti, ancora riveste elementi di drammaticità”. Non solo, proprio a seguito della scarsissima presenza di deputata in serata una nota della Camera stabilisce che “il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta”.

D’altra parte che fretta c’è, i “terremotati” aspettano da oltre 3 anni, giorno più giorno meno, settimana più settimana meno che differenza potrà mai fare… Amara ironia a parte è, invece, giusto sottolineare questa vergogna che squalifica il Parlamento italiano. Per onore di cronaca e per dare il più possibile l’informazione esatta va evidenziato che, come comunicato dal presidente ad inizio seduta, 73 deputati al momento dell’inizio della seduta erano in missione, quindi la loro non partecipazione è giustificata.

Per gli altri (oltre 500) non ci sono giustificazioni che tengano. Ancora meno per i deputati marchigiani che, a maggior ragione, dovrebbero avere ben altro atteggiamento, visto che la nostra è tra le regioni maggiormente colpite.

Complessivamente sono 16 i deputati eletti nel marzo 2018 nelle Marche. Di questi 8 sono del M5S (Roberto Cataldi, Maurizio Cattoi, Mirella Emiliozzi, Paolo Giuliodori, Martina Parisse, Roberto Rossini, Rachele Silvestri, Patrizia Terzoni), 3 della Lega (Luca Paolini, Giorgia Latini, Tullio Patassini), 2 del Pd (Alessia Morani, Mario Morgoni) uno ciascuno Fratelli d’Italia (Francesco Acquaroli), Forza Italia (Simone Baldelli) e del gruppo misto (Andrea Cecconi). E di loro appena 3 erano presenti (Morgoni del Pd, Baldelli di Forza Italia, Terzoni del M5S).

Considerando che Morani (Pd)  e Silvestri (M5S) sono in missione, l’assenza degli altri 11 deputati è gravissima ed ingiustificata. Da sottolineare, tra l’altro, che nessuno dei tre deputati leghisti era presente e, ugualmente, nessuno dei tre deputati del Piceno (Cataldi, Latini e Silvestri) ha partecipato alla seduta di lunedì mattina. Ribadita la missione di Rachele Silvestri, l’assenza di Roberto Cataldi e di Giorgia Latini è un bruttissimo segnale per il territorio.

Ora, sicuramente, nelle prossime ore arriveranno le spiegazioni, le giustificazioni di vario genere. La realtà è che, soprattutto i deputati marchigiani, al di là di tutto avevano il dovere di essere presenti e, anzi, di cercare ancor più di dare il proprio contributo. La maggior parte di loro, però, non l’ha fatto. Sarebbe opportuno ricordarsene quando qualcuno di loro parlerà ancora di terremoto e, ancor più, quando chiederanno nuovamente voto e fiducia al territorio.

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