Chi ha paura delle “sardine”


Dopo le manifestazioni di Bologna e Modena, Salvini e C. sui social hanno subito aperto il fuoco contro il nuovo movimento. Scatenando, così, le reazioni più becere dei cosiddetti “haters”. A farne le spese anche suor Giuliana Galli e l’azzurro della pallavolo Ivan Zaytsev

Il metodo è sempre lo stesso. Si espongono sui social al pubblico ludibrio gli avversari o i personaggi in qualche modo scomodi, costruendogli intorno una campagna denigratoria all’insegna di strumentalizzazioni e false ricostruzioni, dando così il via alle reazioni più becere dei cosiddetti “haters”. Poi, come se nulla fosse, si mostra ipocritamente la volontà di dialogo, in nome di un rispetto delle differenti opinioni che è esclusivamente di facciata. E’ il metodo utilizzato da un po’ di tempo a questa parte da Matteo Salvini e dalla Lega, spalleggiata da alcuni pseudo giornalisti e alcune testate giornalistiche.

Anche se in realtà, ad onor del vero, ad utilizzare per primo questo “sporco” metodo è stato diversi anni fa il Movimento 5 Stelle ed il suo storico leader e fondatore, Beppe Grillo. Basterebbe ricordare la campagna contro la Boldrini (il noto post sul blog del Movimento “che fareste in auto con Boldrini?”, una delle più indecente vergogne della triste storia politica recente del nostro paese…), le “liste di proscrizione” contro i giornalisti sgraditi ma anche i post denigratori contro Fabio Fazio, Corrado Augias, addirittura anche contro il premio nobel Rita Levi Montalcini.

Con il passare degli anni, soprattutto dal momento che è diventato forza di governo, fortunatamente il M5S ha abbandonato questo ignobile metodo che, invece, è diventato uno dei pilastri della potente macchina da guerra propagandistica messa su da Salvini e dalla Lega. In tanti sono finiti in questo autentico tritacarne nel quale ogni volta si è pensato si fosse toccato il fondo, salvo poi essere smentiti la volta successiva.

Solo per ricordarne alcuni, i pm di Agrigento che hanno “osato” indagare il leader della Lega, Carola Rackete, il premier Conte, a suo modo anche la senatrice Liliana Segre, Greta Thunberg, prima di loro ancora Laura Boldrini, addirittura persino Mario Balotelli colpevole di aver reagito ai “buuu” razzisti degli ultras del Verona. Ora è la volta delle cosiddette “sardine”, il movimento spontaneo che ha portato in piazza a Bologna prima e a Modena poi migliaia e migliaia di persone e che in un attimo come si dice ora è diventato “virale”, espandendosi in tutto il paese, con già una trentina di appuntamenti in programma nelle varie città italiane nelle prossime settimane.

Un movimento che evidentemente infastidisce e preoccupa molto Salvini, la Lega e i suoi fedeli scudieri che hanno subito aperto il fuoco sui social, puntando in particolare non solo il movimento stesso ma alcuni dei partecipanti, messi volutamente alla “berlina” sui social, per altro in qualche caso in maniera assolutamente strumentale.

Poi, puntuale come un orologio svizzero, dopo che la rete (ovviamente una parte) aveva “vomitato” di tutto contro di loro, è arrivata la solita ipocrita apertura da parte di Salvini che, intervenendo alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa, ha addirittura manifestato la volontà di confrontarsi con le sardine (“auguro loro buona fortuna: chi fa politica rispettando il prossimo è un campione di libertà e democrazia”).

Peccato, però, che soltanto poche ore prima sui social il leader della Lega (subito spalleggiato dai fedeli cortigiani che, sui propri giornali, hanno aperto il fuoco contro le “sardine”) aveva avuto ben altro atteggiamento, non tanto e non certo per la storia dei gattini contro le sardine (che definire demenziale è riduttivo) quanto soprattutto per l’ignobile montatura di cui è stata oggetto Silvia Benaglia, assessore al Comune di Pianoro, guidato da un sindaco del Pd (anche se lei non è assolutamente iscritta al Partito Democratico).

La Benaglia giovedì scorso, in occasione della prima uscita delle “sardine”, era a piazza Maggiore con due amiche ed è stata ripresa, sorridente, da una foto. Che, subito dopo, è finita in un post sui social di Salvini dal titolo “Se gratti il sardino, trovi il piddino”. Poco dopo, però, quel post del leader della Lega viene aggiornato e cambiato (e subito condiviso da tutti le pagine social che fanno riferimento alla Lega e, ovviamente, anche dalla candidata alla presidenza della Regione Lucia Borgonzoni).

Al viso dell’assessora viene accostato il simbolo del Pd e, facendo riferimento ad un vecchio commento scritto dalla Benaglia (ma, come vedremo, con motivazioni precise), di fatto diventa una sorta di manifesto contro le “sardine” con scritto: “Le sardine? Odore di Pd. E l’assessore democratica su Borgonzoni e i leghisti: delinquenti prestati alla politica”. Per non lasciar dubbi in proposito, a fianco alla foto-manifesto c’è il commento di Salvini: “ormai il giochetto si è capito, gratta la sardina trova la piddina. E questa democratica assessore in un comune di Bologna dice anche che siamo dei delinquenti prestati alla politica. Amici più ci insultano e più vinciamo”.

E’ sin troppo facile immaginare che tipo di reazione un simile post possa avere provocato sui social. Gli insulti nei confronti della Benaglia, anche i più beceri, si moltiplicano, senza che nessuno di coloro che hanno condiviso quel post si preoccupi minimamente di chiedersi fino a che punto è lecito accettare una simile reazione. Non solo, l’assessora riceve insulti e minacce anche personalmente, su twitter, su facebook, su instagram e anche sul proprio cellulare. Al punto che decide di citare in giudizio Salvini e la Borgonzoni, un ricorso di urgenza ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile. In pratica chiede ad un giudice del tribunale di Bologna di pronunciarsi su una particolare tecnica di comunicazione elettorale.

Io sono spaventata, la mia famiglia è preoccupata – dichiara Silvia Benaglia – non ho fatto altro che andare a una manifestazione di piazza”. Una liberà, quella di manifestare, che è sancita e tutelata dalla nostra Costituzione. Certo, i padri costituenti non immaginavo l’ignobile prezzo che bisogna pagare per esercitare tale diritto…

A rendere la vicenda ancora più squallida e inaccettabile è il fatto che l’assessora non ha mai pronunciato quelle accuse (“deliquenti prestati alla politica”) alla Borgonzoni, a Salvini o ai leghisti. Quell’espressione era stata usata dalla Benaglia in una particolare vicenda accaduta nel suo comune. Cioè quando un consigliere leghista che aveva trovato un armadio con vecchi archivi di un progetto per monirare eventuali disagi scolastici, aveva denunciato alla procura la schedatura dei bambini, diffondendo però dei dati sensibili su facebook. Proprio facendo riferimento a questo fatto (la procura ha poi archiviato la denuncia), alla diffusione di dati sensibili sui social, la Benaglia aveva usato quell’espressione nei confronti di quel consigliere.

Il “giochino” di Salvini e della Lega è chiaro ed evidente, preoccupati dall’interesse e dalla mobilitazione che hanno scatenato le “sardine” stanno cercando di attribuirgli un’etichetta politica per screditarli. Per carità, tutto normale, meno lecito è esporre alla gogna mediatica qualcuno, per altro sulla base di una vergognosa montatura.

Tra l’altro quello della Benaglia non è un caso isolato, sorte non dissimile è toccata a suor Giuliana Galli, molto conosciuta a Torino per aver dedicato parte della sua vita a curare gli ultimi a Cottolengo, che ha apertamente dichiarato il suo totale appoggio alle manifestazioni delle sardine, venendo in un attimo subissata di vergognosi insulti e minacce di ogni tipo.

Non molto meglio è andata al simbolo della pallavolo italiana, Ivan Zaytsev, che insieme al compagno di squadra Rossini ha partecipato alla manifestazione in piazza a Modena. Lo “zar”, dopo la partita vinta giovedì 20 novembre dalla sua squadra a Milano, ha confessato a “La Gazzetta dello Sport” di essere stato oggetto in queste ore di critiche, insulti, minacce. Non è la prima volta che gli accade, stesso trattamento aveva ricevuto quando si era esposto in favore dei vaccini.

Ora, come detto, dopo aver acceso la miccia Salvini mostra un altro volto, addirittura auspicando un incontro con il popolo delle “sardine” (“ascolterei che proposte ci sono, che idee ci sono, che visione di Italia hanno” ha dichiarato). Troppo facile, troppo ipocrita farlo ora dopo aver dato il via ad una campagna denigratoria che, dall’insistenza e dai toni con la quale viene riproposto ovunque dai vari esponenti leghisti, lascia capire che in realtà l’improvvisa comparsa di un simile movimento agita, e non poco, i sonni del leader leghista e della sua corte.

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