“Dilettanti allo sbaraglio” in Comune: la paradossale vicenda di palazzo Guiderocchi


Da 3 anni lo splendido palazzo di via Cesare Battisti è inserito nell’elenco dei beni  da mettere in vendita attraverso asta pubblica. Ora, però, all’improvviso si scopre che non può essere messo in vendita perché una parte dell’edificio è di proprietà anche di altri 5 Comuni…

In alcune circostanze, quando c’è di mezzo il Comune di Ascoli, parlare di “dilettanti allo sbaraglio” è addirittura riduttivo. L’ultimo esempio, in ordine cronologico, è quello che riguarda la sempre più surreale vicenda di palazzo Guiderocchi, uno dei tanti gioielli del nostro centro storico. Che un’amministrazione comunale avveduta da tempo avrebbe trovato il modo o quanto meno studiato le possibili soluzioni per valorizzare al meglio.

In quel meraviglioso posto che è il Comune di Ascoli, invece, da un paio di anni si è deciso che quel “gioiello” deve essere messo in vendita per dare un po’ di ossigeno alle disastrate casse comunali (come vedremo è stata la stessa amministrazione comunale ad ammetterlo…). Naturalmente anche la semplice messa all’asta di un bene pubblico quando c’è di mezzo il Comune piceno diventa una sorta di impresa epica, ancor più quando si tratta appunto di un bene di pregio come palazzo Guiderocchi. Così, pur essendo stato inserito nel piano alienazioni del 2017, di fatto materialmente non è mai andato all’asta.

Ora, però, nei giorni scorsi l’incredibile colpo di scena: palazzo Guiderocchi al momento non può essere messo in vendita dall’amministrazione comunale perché l’edificio non è di proprietà esclusiva del Comune di Ascoli ma una parte della struttura è di proprietà dei Comuni di Folignano, Maltignano, Palmiano, Roccafluvione, Venarotta. E’ così da sempre, ovviamente, non certo da oggi. Ma l’amministrazione comunale ascolana se ne è accorta solo ora. Sembra incredibile, qualcuno penserà ad uno scherzo o ad una barzelletta, invece è la semplice quanto incredibile realtà. Siamo al colpo di scena finale di una vicenda che per certi versi è l’emblema del pressapochismo, della confusione che regna sovrana da anni nel sempre più derelitto capoluogo piceno.

La “brillante” idea di mettere in vendita palazzo Guiderocchi è stata partorita dall’amministrazione Castelli nel 2017, quando la struttura è stata inserita nel piano alienazioni 2017 (approvato con delibera di Consiglio Comunale n. 18 del 5 maggio 2017). Purtroppo nulla di così sorprendente, visto che la giunta Castelli negli ultimi anni ha di fatto svenduto quasi tutti i “gioielli” comunali per fare cassa, per dare un po’ di ossigeno alle disastrate casse comunale. Motivazione valida anche per la vendita (o per lo meno per la volontà di mettere in vendita) del Guiderocchi, come ha ammesso candidamente la stessa giunta comunale nel Dup (Documento unico di programmazione) 2017-2019.

Dove viene spiegato in maniera chiarissima che la vendita di alcuni gioielli comunali (come appunto palazzo Guiderocchi) è determinata dalla “necessità inderogabile di ridurre il deficit strutturale del bilancio comunale”. In realtà, però, nel corso di quell’anno palazzo Guiderocchi non è stato inserito in nessuna delle aste comunali. C’era, infatti, la necessità di valutare in maniera corretta il valore del bene. Così il 29 dicembre 2017, con determina n. 2682, il Comune affidava all’Agenzia del territorio l’incarico “per la valutazione economica dell’immobile denominato Palazzo Guiderocchi sito in via Cesare Battisti ed adibito ad albergo in quanto il bene deve essere alienato a mezzo di asta pubblica”.

Nella determina veniva fissato il limite temporale entro il quale l’Agenzia avrebbe dovuto comunicare la valutazione economica, 4 mesi dal momento della sottoscrizione dell’accordo. Come avviene sempre, non si capisce per quale misterioso motivo, per ogni cosa che riguarda il Comune di Ascoli, anche per quella valutazione economica la scadenza temporale non è stata rispettata.

Così nel 2018 palazzo Guiderocchi è stato di nuovo inserito nel piano alienazioni, approvato con delibera di Consiglio Comunale n. 11 del 24 aprile 2018. Nel quale, esattamente come l’anno prima, si legge che prima di procedere materialmente all’asta si è in attesa della valutazione economica da parte dell’Agenzia del territorio. Di diverso rispetto all’anno precedente c’è il valore economico presunto che l’amministrazione stima in 4,6 milioni di euro.

Un anno dopo la storia si ripete, nel piano alienazione 2019 (approvato con delibera di giunta comunale n.47 del 7 marzo 2019) tra i beni immobili da mettere in vendita c’è ancora palazzo Guiderocchi, questa volta, però, con la valutazione economica esatta o, per lo meno, quella stabilita dall’Agenzia del territorio. Che è decisamente inferiore rispetto a quella indicata dall’amministrazione, quasi 1,5 milioni di euro in meno, esattamente 3.255.300 euro. Come negli anni precedenti, però, dopo essere stato inserito nel piano alienazioni palazzo Guiderocchi torna nel dimenticatoio.

Almeno fino a pochi giorni fa, esattamente fino al 18 ottobre quando l’amministrazione comunale approva la delibera n. 206 “Indirizzi in merito alla struttura turistico – ricettiva denominata Palazzo Guiderocchi di Ascoli Piceno” con la quale viene deciso di prorogare di 10 mesi la concessione del servizio turistico-ricettivo alla ditta Lemar srls a cui dal 7 dicembre 2017, con contratto rep. N. 29265, è stata affidato il servizio alberghiero della struttura stessa.

Nella delibera stessa viene specificato che si procede alla proroga di 10 mesi “nelle more di poter procedere, una volta risolta la problematica afferente la compartecipazione di altri Comuni nella proprietà del bene, conformemente agli indirizzi del Consiglio Comunale e, nel contempo, consentire al nuovo Consesso, recentemente insidiatosi, di valutare ipotesi alternative finalizzate alla valorizzazione del bene, qualora la suddetta asta andasse deserta”.

Una clamorosa sorpresa i cui contorni vengono meglio specificati e chiarificati nell’allegato documento istruttorio. Nel quale si legge che “non è possibile procedere immediatamente alla vendita della struttura in quanto una porzione della stessa risulta al Catasto Urbano in quota parte di proprietà dei Comuni di Folignano, Maltignano, Palmiano, Roccafluvione e Venarotta. Amministrazioni che non risulta abbiano mai rivendicato tale proprietà”.

Siamo ben oltre il paradosso, sono più di 3 anni che il Comune vuole vendere Palazzo Guiderocchi e, incredibilmente, non si è mai prima di ora preoccupato di verificare la situazione dell’immobile al Catasto. Che, non servirebbe neppure sottolinearlo, in realtà dovrebbe essere il primo passo da compiere prima di avviare l’iter per qualsiasi tipo di intervento. E’ davvero imbarazzante la superficialità, il pressapochismo dell’amministrazione comunale che, di fatto, ha perso 3 anni per questa “piccola” dimenticanza.

Naturalmente ora che l’inghippo è venuto fuori bisogna al più presto risolverlo e nel documento istruttorio vengono formulate due ipotesi: la via giudiziale o una qualche intesa con i Comuni interessati.

Con nota prot. n. 74923 del 10 ottobre – si legge ancora nel documento istruttorio – il Servizio Gestione Patrimonio ha incaricato l’Avvocatura Comunale a porre in essere le procedure volte all’acquisizione per avvenuta usucapione”.  Giustificata, secondo l’amministrazione comunale, dal fatto che il Comune di Ascoli gestisce da 70 anni l’immobile, provvedendo direttamente anche alla ristrutturazione e alla manutenzione, e che i Comuni interessato non hanno fino ad ora non hanno mai avanzato alcuna pretesa né eccepito richieste nei confronti del bene.

Nonostante ciò, però, l’amministrazione comunale ribadisce anche la volontà di cercare un’intesa. Che, probabilmente, sarebbe la strada più auspicabile perché, in caso di via giudiziale, i tempi potrebbero allungarsi e non di poco. In attesa di verificare cosa accadrà, e ribadito lo sconcerto per la superficialità mostrata dal Comune in questi anni, c’è un altro aspetto che lascia interdetti.

Da quanto scrivono sindaco e assessori nella delibera n. 206, è chiaro che la nuova giunta potrebbe prendere in considerazione anche “ipotesi alternative finalizzate alla valorizzazione del bene”. Però è intenzionata a farlo solo nel caso “la suddetta asta andasse deserta”. Un atteggiamento francamente incomprensibile perché, se si pensa davvero che sia meglio provare a valorizzare il bene invece di metterlo in vendita, non ha senso aspettare l’esito dell’asta per farlo, affidandosi al caso (cioè alla possibilità che l’asta vada deserta).

Servirebbe una seria e concreta assunzione di responsabilità da parte del sindaco Fioravanti e della giunta, senza affidarsi alla sorte. Chissà, forse è pretendere troppo da una simile classe politica…

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