L’Italia scende in campo contro la Turchia: quella finale non s’ha da fare…


Il ministro dello sport Spadafora ha scritto al presidente Uefa sostenendo che, alla luce degli eventi in Siria, è inopportuno mantenere la finale di Chiampions League di calcio ad Istanbul. “Mi auguro che il calcio europeo possa prendere la scelta più coraggiosa”

Non c’è mai piaciuto mischiare lo sport con la politica e generalmente siamo per principio contrari a quasi tutte le forme di boicottaggio che riguardino eventi sportivi. Ma questa volta è indiscutibile che, per quanto riguarda la Turchia e la sua inaccettabile azione militare contro i curdi, la situazione è decisamente differente. Innanzitutto perché nel giro di pochi giorni c’è stata la doppia provocazione sul campo (alla fine del match casalingo con l’Albania e al termine della sfida con la Francia a Parigi) dello staff e di tutti i giocatori della nazionale di calcio turca.

E, poi, perché in questo caso non si sta parlando di boicottaggio ma semplicemente di togliere ad Istanbul (e quindi alla federazione turca) l’organizzazione della finale dell’attuale edizione della Champions League, prevista allo stadio Ataturk il prossimo 30 maggio.  Un premio, un riconoscimento che in questo momento la nazione turca non merita in alcun modo e che, quindi, a nostro avviso deve immediatamente essere tolto. Non dovrebbero neppure esserci troppe discussioni, né avrebbe senso (per svariati motivi, anche organizzativi) attendere ulteriormente. Entro pochi giorni, se non muteranno radicalmente le cose, la Uefa dovrebbe intervenire e decidere di spostare la finale di Champions League in altra sede.

Non solo, a nostro avviso bisognerebbe prevedere una sorta di ulteriore sanzione nei confronti della Turchia, una specie di embargo, un divieto per diversi ad organizzare eventi sportivi di quel livello. Naturalmente decisioni simili dovrebbero essere prese da tutto il mondo dello sport, non dovrebbe essere consentito in nessuna disciplina sportiva la possibilità di far svolgere determinati eventi in Turchia. Nazione che, per altro, da anni vanta alcune delle società più ricche e più competitive nella pallacanestro e nella pallavolo.

Cosa che fino ad ora ha determinato che quasi ogni anno almeno una delle finali delle coppe europee di basket e volley finisce per essere ospitata proprio dalla Turchia. E’ del tutto evidente che non sarebbe in alcun modo accettabile se ciò avvenisse anche quest’anno, ancor più in considerazione del fatto che, a differenza del calcio, basket e volley devono ancora scegliere le sedi delle varie finali. Ed una scelta che premiasse ancora una volta la Turchia sarebbe in questo caso sarebbe ancora più scandalosa. Per questo non possiamo che attribuire il giusto merito al nostro ministro dello sport Vincenzo Spadafora che ha inviato una lettera al presidente Uefa Ceferin (in fondo all’articolo il testo completo della lettera) per chiedere di togliere l’organizzazione della finale di Champions League alla Turchia.

Sappiamo bene che la drammaticità di quanto sta avvenendo in Siria – scrive Spadafora – non si risolverà con questo atto, ma siamo tutti consapevoli dell’importanza politica, mediatica, economica, culturale che riveste uno degli appuntamenti sportivi più importanti a livello mondiale”. “Mi auguro che il calcio europeo nella sua massima espressione – prosegue il ministro – possa, per il suo tramite, prendere la scelta più coraggiosa e dimostrare, ancora una volta, che lo sport è uno strumento di pace”.

Quello del ministro dello sport italiano è il primo passo ufficiale in questa direzione compiuto da un paese europeo e la speranza è che non resti isolato, che ben presto all’appello di Spadafora si uniscano i ministri dello sport delle altre nazioni europee. Dispiace, ma purtroppo non stupisce più di tanto visto il clima, che invece alcuni organi di informazione italiani, pur di andare contro questo governo e il suo ministro, abbiano in qualche modo criticato la presa di posizione di Spadafora, giudicandola inopportuna. Per altro sulla base di motivazioni molto deboli.

Perché è sicuramente vero che non si può certo pensare che sia il calcio a dover mettere all’angolo alla Turchia o, ancor più, a dover cercare di risolvere una vicenda ovviamente molto complessa. Ma ciò non toglie che, a prescindere da quello che farà l’Europa e i governi europei, da quali provvedimenti si intenderanno adottare contro Erdogan e la Turchia, anche lo sport in queste circostanze può e deve fare la sua parte, dando il giusto esempio. Ancora più labili appaiono, poi, le motivazioni di chi sostiene che non è questo il momento di adottare (o chiedere di adottare) simili provvedimenti, che tanto la finale è tra 8 mesi e si può attendere e valutare come si evolve la situazione. Un atteggiamento prudente di attesa, tipicamente italiano verrebbe da dire, che è sin troppo pilatesco e opportunistico.

Anche perché non c’è bisogno di attendere un bel nulla per prendere un simile provvedimento, la Turchia già in queste ore e in questi giorni si è macchiata di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini contro i civili, se tra qualche settimana o qualche mese smetterà di farlo non per questo meriterà un riconoscimento prestigioso (come l’organizzazione della finale della massima competizione europea di calcio). Ancora più stucchevole e inopportuno è sostenere che allora bisognerebbe prendere provvedimenti simili nei confronti di altre nazioni, come ad esempio la Russia. Un ragionamento che sicuramente ha una parte di verità e che in parte può essere condivisibile.

Ma semmai la discussione deve riguardare e spostarsi sul fatto che certe sanzioni vadano prese anche nei confronti di altre nazioni, non certo chiedendo per questo di soprassedere nei confronti della Turchia. Discorso un po’ più complesso, invece, per quanto riguarda la vicenda della nazionale turca di calcio il cui comportamento è addirittura riduttivo definire provocatorio. In questo caso, però, ci sono anche le gravi responsabilità della Uefa che non è intervenuta celermente dopo il primo episodio (venerdì 11 ottobre al termine di Turchia-Albania).

Anche perché il saluto militare pro Erdogan dei giocatori turchi a fine partita rappresenta una grave violazione del codice disciplinare Uefa. Era necessario intervenire subito, sanzionando la nazionale turca e i giocatori stessi, anche semplicemente con pesanti multe ma annunciando sanzioni ben più pesanti (fino all’esclusione della Turchia dagli stessi europei di calcio) in caso di recidiva. Invece la Uefa ha colpevolmente sottovalutato quanto accaduto, di fatto permettendo e favorendo la replica che si è avuta lunedì sera in Francia. Ora da più parti si chiede a gran voce l’esclusione della Turchia che forse, in assenza dell’intervento immediato di cui sopra, potrebbe essere un provvedimento eccessivo. Però sarebbe al tempo stesso ridicolo se il tutto si riducesse con una semplice sanzione.

Discorso più complesso, invece, per quanto riguarda il comportamento che le società dovranno tenere nei confronti dei giocatori turchi che in nazionale si sono comportati in quel modo. C’è chi, sulla scorta di quanto fatto dalla società tedesca St.Pauli, chiede l’immediato licenziamento di quei giocatori turchi che giocano in squadre italiane. E’ chiaro che le società interessate (in Italia Juve, Roma e Milan) dovranno comunque ascoltare i giocatori e chiedere loro spiegazioni (pretendendo che certe esternazioni non si ripetano più). Bisogna, però, anche valutare quanto di spontaneo c’è in quei gesti e che tipo di pressione in nazionale hanno subito quei giocatori.

Di seguito il testo integrale della lettera di Spadafora:

Egregio Presidente Ceferin,

a seguito dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda avvenuti negli ultimi giorni, il Consiglio degli Affari esteri dell’Unione Europea è appena intervenuto ufficialmente: “L’Unione europea condanna l’azione militare della Turchia che mina seriamente la stabilità e la sicurezza di tutta la regione”. Parole nette che interpretano il sentimento diffuso nell’opinione pubblica europea ed italiana. Le notizie di violazioni dei diritti umani, di crimini contro i civili e dell’uccisione di attivisti come Hevrin Khalaf hanno profondamente colpito la comunità internazionale.

Ricordo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite promuove da anni la “Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace” ogni 6 aprile, riconoscendo allo sport un importante valore sociale e culturale.

Per tutti questi motivi, in qualità di Ministro per lo Sport del Governo italiano, le chiedo di valutare se non sia inopportuno mantenere, ad Istanbul, la finale della Uefa Champions League in programma per il prossimo 30 maggio.

Sappiamo bene che la drammaticità di quanto sta avvenendo in Siria non si risolverà con questo atto, ma siamo tutti consapevoli dell’importanza – politica, mediatica, economica, culturale – che riveste uno degli appuntamenti sportivi più importanti a livello mondiale.

Consapevole delle numerose implicazioni, e rispettando l’autonomia dell’organo da Lei presieduto, mi auguro che il calcio europeo nella sua massima espressione possa, per il suo tramite, prendere la scelta più coraggiosa e dimostrare, ancora una volta, che lo sport è uno strumento di pace.

Confidando in un positivo riscontro porgo cordiali saluti.

Vincenzo Spadafora
Ministro per le Politiche giovanili e lo sport della Repubblica Italiana

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