Valentino Rossi, il difficile viale del tramonto di un ex campione


Le pessime gare di quest’anno sono solo la conseguenza di un calo iniziato da anni ma mai così evidente come ora. Fra occasioni sprecate e risultati in calando la parabola discendente di Rossi non sembra potersi fermare. Inevitabile interrogarsi sull’opportunità del ritiro…

Valentino Rossi è uno dei più grandi motociclisti della storia e una delle più grandi icone dello sport italiano ma in questo 2019 sta probabilmente vivendo l’anno più difficile della sua carriera. Dopo un buon avvio di stagione è iniziata una profonda crisi che ha portato a tre ritiri consecutivi e solo 29 punti raccolti nelle ultime sei gare. E la cosa peggiore è che il campione di Tavullia pare proprio essersi scordato come si vince, visto che l’ultimo suo trionfo risale a oltre due anni fa.

Se si analizza bene quanto accaduto nell’ultimo decennio ci si accorge che il momento critico attuale è solo l’inevitabile punto di arrivo di una caduta che è iniziata addirittura nel 2010. Dopo aver vinto il nono titolo mondiale nel 2009, la stagione successiva iniziò con una vittoria e due podi nelle prime tre gare e tutto lasciava presagire un duello iridato tra Rossi e il compagno di squadra Lorenzo.

Durante le prove libere del gran premio d’Italia però il pesarese ebbe un incidente e si ruppe tibia e perone, saltando quattro gran premi e dando addio ai sogni di gloria. Al rientro dall’infortunio Rossi, pur facendo qualche bella gara, non riuscì ad essere all’altezza di Lorenzo, per almeno dimostrare che avrebbe potuto giocarsela alla pari. Da certi problemi fisici, specie in moto, non è facile riprendersi subito quindi nessuno capì che quello era il primo segno del calo.

Nel 2011 e nel 2012 Rossi, dopo sette anni in Yamaha, passò in Ducati. Il team italiano in quel biennio realizzò moto fallimentari quindi nessuno imputò particolari colpe al pilota. Però il fatto che Valentino nen fece mai la differenza sul compagno di squadra Hayden, pilota mai particolarmente veloce in carriera e vincitore di un mondiale grazie ad una serie di colpi di fortuna e coincidenze incredibili, doveva essere un altro indizio che qualcosa non andava.

Nel 2013 il ritorno in Yamaha, con cui Rossi corre ancora oggi. In sei stagioni e mezzo il pilota italiano ha vinto “solo” dieci gran premi, neanche due di media all’anno. Se si pensa che in questo stesso periodo i suoi compagni di squadra, Lorenzo prima e Viñales poi, hanno trionfato in ben 26 occasioni, quattro vittorie all’anno di media, si capisce che qualcosa non va. Valentino vorrebbe vincere il decimo mondiale ma ormai non avrà più occasioni per farlo.

E pensare che, nonostante abbia vinto pochi gran premi in questi anni, l’italiano ha avuto due grandi occasioni per conquistare il decimo titolo ma le ha entrambe sprecate. Nel 2015 si è trovato la moto migliore del circus ed è stato primo in classifica fino all’ultima gara. L’occasione era perfetta perchè Marquez, sempre il più forte ma con moto inferiore, aveva commesso troppi errori per sperare di poter lottare per il mondiale.

Lorenzo, con l’altra Yamaha, era stato più veloce dell’italiano per quasi tutta la stagione ma era dietro per colpa di tre brutte gare ad inizio anno e per il fatto che le gare sul bagnato, punto debole dello spagnolo, erano capitate in tutte piste in cui lui avrebbe potuto vincere mentre il compagno faticava. La guerra tra Rossi e Marquez però, iniziata a causa di una dichiarazione davvero molto stupida ed evitabile del pesarese, ha consegnato il titolo a Lorenzo.

La grossa occasione buttata e la consapevolezza che bastava restare in silenzio per arrivare al tanto agognato decimo mondiale forse hanno condizionato l’italiano l’anno successivo. Rossi ha iniziato una vergognosa guerra politica e mediatica contro Lorenzo, riuscendo a farlo cacciare dalla Yahama dopo un anno vissuto da separato in casa. Ottenuto ciò, visto che la sua moto era ancora la migliore e che il compagno era in continua lotta con il team, vincere il titolo era d’obbligo ma tre cadute e una strategia folle in Germania hanno consegnato il titolo 2016 a Marquez.

Il 2017 e questa prima metà di 2019 sono stati davvero deludenti. Il 2018 dal punto di vista della classifica è andato un po’ meglio con un terzo posto finale ma Rossi non ha mai vinto e, se è arrivato così in alto in classifica, è più per demeriti altrui che per meriti propri. Si può parlare di crisi per un pilota che nell’ultimo decennio è arrivato tre volte secondo e due volte terzo? Sì se nel decennio precedente erano arrivati sette mondiali, due secondi e un terzo posto in classifica.

Del Rossi post infortunio 2010 si possono parzialmente salvare solo i risultati, in ogni caso insoddisfacenti per un pluricampione come lui, ma non le performance. Ha avuto per quattro volte la moto migliore del circus e non ha vinto nessun titolo, mentre con la stessa moto Lorenzo ne ha vinti due. E in ogni caso si può facilmente spiegare il perchè ad un netto calo della prestazione non sia seguito un calo altrettanto netto dei risultati.

Dopo il bienno 2011-2012, in cui l’italiano non aveva una moto competitiva ed è arrivato lontanissimo in classifica, Rossi ha corso per quattro anni in un campionato a parte con sole quattro moto, visto che la sua Yamaha e la Honda erano notevolmente più competitive di tutte le altre squadre e, fatta eccezione per rari casi, i quattro piloti dei due team si contendevano le prime quattro posizioni con distacchi abissali su tutto il resto del gruppo.

E, a testimonianza che Rossi non fosse più quello di una volta, nel 2013 il pesarese arrivò quarto su quattro, nonostante sia Lorenzo che Pedrosa avessero saltato gare per infortunio. Dall’anno successivo in poi i problemi fisici che già affliggevano da tempo Pedrosa peggiorarono sempre più e lo spagnolo non fu più in grado di competere con gli altri tre. La superiorità Yamaha nel 2015-2016 e i troppi errori di Lorenzo, pur in alcuni casi giustificati, nel 2014 e nel 2016 portarono a Rossi i tre secondi posti in classifica.

Va anche aggiunto che, esclusi Marquez e Lorenzo, il livello della MotoGP attualmente è basso e non perchè manchino i talenti, ma perchè le squadre non hanno il coraggio di puntare su di loro e li fanno stare in team di seconda fascia. Se a questo si aggiunge il fatto che Rossi mentalmente, almeno fino ad un paio di anni fa, era ancora molto forte non bisogna stupirsi del fatto che il pesarese sia riuscito a fare ancora qualche risultato negli ultimi anni. Ma basta guardare le qualifiche per capire che la velocità è scesa di molto, visto che sul giro secco l’italiano spesso viene battuto da molti piloti con moto inferiori e parte quasi sempre molto indietro.

Le cose però stanno cambiando. Rossi sta iniziando a commettere troppi errori, segno che anche mentalmente sta cedendo, e i giovani talenti, quali Rins, Mir, Miller e Quartararo, scalpitano sempre più per avere l’occasione che meritano in un top team. Dopo anni in cui, in un modo o nell’altro, Valentino è riuscito a salvare la faccia, questo 2019 è deludente per lui sotto tutti i punti di vista. Quindi Valentino Rossi dovrebbe ritirarsi?

Il campione di Tavullia fa bene a continuare a correre visto che si diverte e viene ben pagato. Certo, se avesse l’umiltà di ammettere i suoi limiti potrebbe spostarsi in altre serie dove prenderebbe meno soldi ma potrebbe tranquillamente vincere, ma al momento Rossi non ha alcun motivo valido per ritirarsi. Sicuramente non sarà qualche annata negativa a toglierlo dall’olimpo dei più grandi motociclisti di sempre.

Altro discorso è il fatto che la Yamaha sbaglia a tenersi Rossi. Un top team non può permettersi di tenere un pilota con i risultati dell’italiano, vista anche la sua età. La casa giapponese dovrebbe prendere Quartararo, che corre con il team clienti ed è il più promettente fra i giovani, e ascoltare di più Viñales, che ha varie volte dimostrato che, quando gli viene data una moto conforme alle sue caratteristiche, porta i risultati.

Dare spazio ai giovani, se meritevoli, è una cosa auspicabile, non solo nel mondo dello sport. Nel motociclismo la brutta tendenza di tenersi piloti vecchi e stanchi è cosa diffusa e la Yamaha che tiene Rossi, nonostante non ci siano più buoni motivi per farlo, non è neanche il team con le scelte peggiori a livello di organico, basti guardare la serie infinita di decisioni errate della Ducati. La Honda nel 2013 rischiò e prese un giovanissimo Marquez e da lì in poi ha vinto titoli su titoli. Speriamo che anche le altre squadra si decidano finalmente a dare spazio al nuovo che avanza. (DSD)

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