Ascoli patrimonio Unesco, l’ennesima occasione persa


Nel 1982 il ministro ai beni culturali Biasini inseriva Urbino e Ascoli nella lista italiana per l’Unesco. La città pesarese nel 1998 ha ottenuto il riconoscimento, il capoluogo piceno ha visto naufragare la propria richiesta dopo 20 anni di proclami e promessi vane…

E’ inutile nascondere che in questi giorni proviamo un pizzico d’invidia nei confronti di Fabriano. La cittadina della provincia di Ancona da mercoledì 12 e fino a sabato 15 giugno ospita l’annuale conferenza delle Città creative Unesco a cui partecipano oltre 500 delegati di 180 città del mondo. L’invidia nasce dal fatto che quello dell’Unesco è uno dei tanti treni inopinatamente persi dal capoluogo piceno, principalmente per il disinteresse e l’incompetenza dei politici e degli amministratori che si sono succeduti alla guida della città negli ultimi 40 anni.

Come consuetudine, dopo anni di silenzio ad Ascoli si è tornati a parlare di Unesco nella recente campagna elettorale. Tutti i candidati sindaci hanno promesso massimo impegno per far ripartire la pratica. Parole già ampiamente sentite da tempo, esattamente prima di tutte le ultime elezioni comunali, ma che mai hanno poi dato luogo ad un reale e concreto impegno.

Il differente destino di Urbino e Ascoli

Per certi versi la storia del progetto Unesco per Ascoli è una sorta di emblema di quello che è ed è sempre stata questa città e, in particolare, i suoi politici e amministratori. Una storia che inizia nel 1972 quando venne varata la convenzione Unesco per il riconoscimento dei più bei siti del mondo destinati poi a diventare “patrimonio dell’umanità”.

Dieci anni dopo (1982) l’allora ministro per i beni culturali Biasini preparò la lista italiana di luoghi che potevano aspirare al riconoscimento che comprendeva anche due città marchigiane: Ascoli e Urbino, entrambi per il centro storico. La città pesarese in poco tempo si mobilitò e, nel giro di qualche anno, presentò la propria candidatura, ottenendo ufficialmente il riconoscimento nel 1998. Ascoli invece non inviò alcuna richiesta, praticamente snobbando quella che invece era una grandissima opportunità per il capoluogo piceno.

Passeranno quasi 20 anni (18 per l’esattezza) da quella lista predisposta dall’allora ministro prima che qualcuno ad Ascoli comprendesse l’importanza di un simile riconoscimento.

Dicembre 2000: si mobilitano le associazioni culturali cittadine

Così, nel dicembre 2000, nel corso di una riunione alcune associazioni culturali cittadine lanciarono l’idea di riproporre la richiesta di far inserire il centro storico del capoluogo piceno tra i siti “patrimonio dell’umanità” tutelati dell’Unesco.

Dovranno passare altri 3 anni per vedere il primo atto ufficiale del Comune. Intanto, nel corso del 2001, del progetto Unesco se ne parla alla Consulta delle associazioni e il 12 ottobre, in occasione della festa della Consulta, le 86 associazioni intervenute decidono all’unanimità di chiedere al sindaco Celani di attivarsi per portare avanti ufficialmente il progetto Unesco. Il giorno successivo la proposta viene ufficialmente presentata al primo cittadino, che promette il suo interessamento, mentre le stesse associazione avviano una raccolta di firme, superando in poche ore quota mille.

Nonostante la promessa del sindaco, però, trascorre un altro anno senza che accada nulla. Le associazioni culturali, intanto, scrivono alla Soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio delle Marche che il 5 ottobre 2002 risponde assicurando “il mio personale interessamento affinchè il centro storico di Ascoli possa essere iscritto nella lista propositiva della commissione Unesco”.

Gennaio 2003:il primo atto ufficiale del Comune

Qualche mese più tardi, a gennaio 2003, le associazioni rivolgono un appello al Consiglio Comunale che, finalmente, 27 gennaio successivo approvano una mozione (a firma di tutti i consiglieri) che impegna il sindaco non solo ad avviare la procedura per il riconoscimento del centro storico quale patrimonio dell’umanità ma anche a costituire un comitato tecnico-scientifico e a riferire in Consiglio entro 6 mesi sullo stato di attivazione della pratica.

Quasi superfluo sottolineare che passeranno molti più di 6 mesi prima che qualcosa concretamente accada… Trascorre tutto il 2003 senza che succeda nulla, si arriva a giugno 2004 con la rielezione a sindaco di Celani e nel mese successivo tre consiglieri comunali di minoranza presentano un nuovo ordine del giorno al primo cittadino per impegnarlo “a verificare, coordinare e predisporre tutta la documentazione idonea”.

Per avere notizie della pratica Unesco, però, bisognerà attendere ancora altri 4 mesi. Il 26 novembre i gruppi dell’opposizione presentano un’ennesima interpellanza in Consiglio comunale per sapere a che punto è la pratica Unesco che doveva essere avviata dopo l’approvazione della mozione del 27 gennaio 2003.

Il sindaco Celani, in maniera estremamente sintetica, rassicura i consiglieri comunali sostenendo di aver inoltrato (in mattinata) la richiesta al ministero e di essere in attesa di una risposta. Ancora una volta in realtà non accade nulla, tanto che 4 mesi dopo, il 7 marzo 2005, il Consiglio comunale approva l’ennesima mozione pro Unesco nella quale si chiede di accelerare (un eufemismo…) l’iter della pratica.

La beffa del comitato tecnico-scientifico

Il successivo luglio il sindaco Celani e l’assessore Cameli incontrano a Roma il sottosegretario alle attività culturali, on. Bono. Che, a proposito della pratica Unesco, ribadisce la necessità di dar vita ad un Comitato tecnico-scientifico. Quello che si doveva costituire sulla base della mozione di 2 anni e mezzo prima (gennaio 2003) e di cui, chissà perché, si sono perse le tracce. Bisognerà attendere altri 7 mesi per vedere la sua nascita, nel febbraio 2006 (oltre 3 anni dopo la mozione…). L’anomalia, però, è che nella commissione stessa, composta da esperti nominati da Comune, Provincia e Regione, non c’è alcun rappresentante delle 86 associazioni che avevano dato impulso al progetto Unesco.

Neppure il comitato tecnico-scientifico, però, serve ad accelerare l’iter. Così esattamente un anno dopo, nel febbraio 2007, le associazioni chiedono lumi, ricevendo la rassicurante risposta che al massimo entro la successiva estate la domanda sarebbe stata presentata. Il successivo agosto, in un’intervista con un quotidiano locale, è Papetti ad annunciare che “il Comune è sul punto di completare la sua relazione per la richiesta Unesco”.

Ancora una volta, però, passano i mesi e tutto resta fermo. Il paradosso è che, a parte le associazioni culturali, a preoccuparsi della pratica Unesco (che nel frattempo ha cambiato motivazione, non più centro storico ma città del travertino…) è chi non vive più nel capoluogo piceno, la senatrice canadese (ma nata ad Ascoli) Marisa Ferretti Barth.

Che a dicembre 2007, in un’intervista ad un quotidiano locale, confessa di aver fatto di tutto per sponsorizzare il capoluogo piceno. “Eravamo quasi arrivati alla conclusione dell’iter ma poi la documentazione finale da Ascoli non è mai arrivata”. Da far cadere le braccia… Intanto il 2008 trascorre senza particolari novità, a luglio Mantova e San Marino ottengono il pass e l’assessore Cameli annuncia: “andremo da Bondi (all’epoca ministro della cultura) nel 2009 contiamo di entrare nel tentativ list”.

Giugno 2009: nuovo sindaco, stessa musica

A giugno 2009 cambia il sindaco, alla guida della città arriva Castelli. Che ad ottobre svela che per la pratica Unesco servono fondi (50 mila euro per il dossier), rassicurando però sul fatto che è già pronta la soluzione (bando europeo o in alternativa sarà il Comune a reperire la somma). Trascorre senza novità più di un anno, poi il 22 dicembre 2010, sulle pagine di un quotidiano locale, lo storico annuncio del sindaco: “Stiamo scrivendo la domanda che sarà presentata all’Unesco nel corso del prossimo anno”. Finalmente, verrebbe da dire, anche perché sembra che davvero sia la volta buona.

A marzo 2011 l’assessore Cameli annuncia che nei giorni successivi una delegazione del Comune si recherà a Roma per incontrare una delle figure più importanti dell’ufficio italiano dell’Unesco, Paolo Falini, per presentare la documentazione e farsi aiutare nel formulare meglio le richieste. Se quell’incontro c’è mai stato e cosa ne è scaturito è un mistero.

La pratica Unesco come il gioco dell’oca

Intanto, però, in una sorta di paradossale gioco dell’oca, quando il traguardo sembra vicino si torna al punto di partenza. Il 27 settembre 2011 la giunta comunale approva la delibera n. 190 “Candidatura del Comune di Ascoli Piceno per l’inserimento nel patrimonio mondiale dell’Unesco. Atto di indirizzo” nella quale, tra l’altro, si incarica la dirigente della segreteria del sindaco di costituire un apposito gruppo di lavoro per la formulazione della candidatura. Il giorno successivo il sindaco Castelli gela tutti sostenendo che si tratta di “una sfida quasi impossibile ma ci proveremo”, aggiungendo che entro il 2012 presenterà la domanda.

Nell’ottobre successivo viene incarica l’arch. Paola Eugenia Falini che avrà il compito di redigere il dossier, con la durata complessiva delle attività che viene fissata in 6 mesi. Ricomincia l’attesa, ricomincia il silenzio, Passa un anno ma del dossier non si sa nulla, poi ad ottobre (ad un incontro promosso da Italia Nostra) l’assessore Cameli  annuncia: “La pratica Unesco è in dirittura di arrivo, dopo 11 anni da quando fu proposta e dopo 6 anni effettivi di lavori comunali nella primavera del 2013 presenteremo la domanda”.

Un anno dopo, nell’ottobre 2013, dopo una serie di incontri con le associazioni e dopo che le richieste di queste ultime sono puntualmente cadute nel vuoto, il sindaco incredibilmente annuncia: “attendiamo fino a Natale il dossier di Falini , se non va in porto cambiamo strada”. Sembra incredibile, dell’arch. Falini si perdono le tracce. Trascorrono i mesi, a febbraio 2014 le associazioni chiedono nuovamente al sindaco a che punto è la pratica.

L’ultimo bluff del sindaco Castelli

Poi all’improvviso, il 26 febbraio 2014, quella che sembra l’inattesa svolta. Annunciata, per altro, dal sindaco di Assisi Ricci dopo un incontro con i professori Falini e Jokilehto. “Entro pochi giorni verrà depositata la domanda, siete in buonissime mani, avete due angeli custodi di grande affidamento” afferma Ricci che si sbilancia anche in una previsione ottimistica, sostenendo che ci per Ascoli ci sono buone possibilità. Il 14 marzo arriva anche la delibera di giunta e il sindaco Castelli annuncia: “è partita ieri alla volta di Roma la proposta di candidatura del capoluogo piceno, dal travertino alla salaria l’esclusività della nostra proposta”.

A gelare gli entusiasmi, però, ci pensa qualche settimana dopo il candidato sindaco del Pd Castiglia. “La decisione è arrivata troppo tardi, il termine per la presentazione delle domande ogni anno è fissata per il 28 febbraio (quella del Comune di Ascoli è stata presentata il 14 marzo…), è inconcepibile che, dopo due anni di silenzio, si approvi la domanda dopo il termine di scadenza vendendola ai cittadini come cosa fatta”. Piccolo particolare non irrilevante, di lì a 3 mesi erano in programma le elezioni comunali… Catelli viene rieletto sindaco e pian piano la verità sulla pratica Unesco viene a galla.

Le associazioni riprendono ad incalzare il sindaco e a chiedere maggiore impegno, poi a fine novembre sono i quotidiani locali ad anticipare quello che era inevitabile: la domanda Unesco è stata respinta. A gennaio 2015, su facebook, spunta il documento del ministero con il quale viene respinta la pratica di Ascoli (perché presentata in ritardo…). Dallo stesso documento emerge con chiarezza che il sindaco Castelli era a conoscenza del comunicato almeno dal 5 settembre.

Il resto è storia recente, guarda il caso ancora una volta a ridosso delle elezioni gli esponenti politici e gli amministratori della città tornano a parlare della pratica Unesco. Le associazioni culturali cittadine, invece, in tutti questi anni, nonostante tutto, non hanno mai smesso di adoperarsi. Sarebbe sin troppo lungo elencare tutti gli incontri, i convegni, i dibattiti in proposito che hanno organizzato, così come interminabile sarebbe l’elenco degli appelli lanciati al Comune e delle iniziative anche particolari che hanno organizzato per tenere vivo l’interesse.

Come la “festa”, con tanto di torta con nove candeline, organizzata da Nazzareno Galanti davanti al “Meletti” nel 2010. Quasi 10 anni dopo quello che era un sogno (e anche una grande opportunità) sembra essere definitivamente svanito. E non bisogna certo essere dei geni per comprendere di chi sono le responsabilità…

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