Tre ospedali sono meglio che uno…


Nella surreale Conferenza dei sindaci di martedì ancora una volta il Piceno si presenta completamente spaccato, con 4 mozione differenti. Alla fine, per un solo voto, approvata quella che chiede l’ospedale di primo livello a Pagliare e gli ospedali di base ad Ascoli e San Benedetto

Nella settimana di Carnevale, lo scherzo più singolare e inaspettato arriva dalla conferenza dei sindaci dell’Area Vasta 5 che si è svolta martedì scorso. Che, con un colpo a sorpresa, moltiplica il numero degli ospedali previsti nel futuro (chissà quando lontano…) del Piceno, da uno (anche se tecnicamente non sarebbe stato proprio così…) a tre.

Questo almeno è l’auspicio dei sindaci del territorio che hanno approvato una nuova mozione che sconfessa quella votata in estate (appunto sull’ospedale unico a Pagliare) e che propone, oltre all’ospedale di primo livello ancora a Pagliare, il mantenimento dei nosocomi di Ascoli e San Benedetto come ospedali di base (“sono strutture di pronto soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità ad ampia diffusione territoriale: medicina interna, chirurgia generale, ortopedia, anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva o in regime di pronta disponibilità H24 di radiologia, laboratorio emoteca. Devono essere dotati, inoltre, di letti di osservazione di breve intensiva”).

Va per altro sottolineato come, in realtà, non è propriamente corretto parlare di proposta del territorio, visto che la mozione in questione è passata con 14 voti favorevoli e 13 contrari (più un astenuto e 5 sindaci assenti), tra cui anche i sindaci dei due comuni principali, Ascoli e San Benedetto. E non bisogna certo essere dei fini analisti politici per comprendere come una proposta così ambiziosa (perché chiede molto più di quello che è sempre stato ritenuto possibile) presentata da un territorio completamente spaccato inevitabilmente finisce per essere molto debole.

La convocazione della Conferenza dei sindaci era stata chiesta dall’Ambito 21 (San Benedetto e comuni limitrofi) con l’intento di annullare la decisione dell’estate precedente e far approvare una mozione che ridisegnava la geografia sanitaria del Piceno, con un ospedale di primo livello a San Benedetto e un ospedale di base ad Ascoli.

Inutile sottolineare come la proposta, originariamente partorita dal consigliere comunale sambenedettese Giorgio De Vecchis (sulla base di astrusi e sconcertanti calcoli che avrebbero dimostrato il diritto di San Benedetto ad avere l’ospedale di primo livello) e poi sposata dal sindaco Piunti e dai Comuni della riviera, fosse considerata troppo penalizzante per il capoluogo piceno e per il territorio montano. Nelle settimane precedenti, poi, erano arrivati dei spiragli e delle presunte aperture da parte della Regione per uno schema che superasse i vincoli e paletti, fino a qualche tempo fa considerati insormontabili, del famoso decreto Balduzzi.

In tal senso si era espresso anche il consigliere regionale sambenedettese (del Pd) Urbinati che aveva sottolineato e ribadito come fosse possibile anche per il Piceno un modello simile a quello del Pesarese, con un ospedale di primo livello e due ospedali di base. Superfluo sottolineare come, nonostante tutto, ci sia più di una perplessità sul fatto che la Regione accolga e accetti la proposta dei sindaci dell’Area Vasta.

Non ci sono dubbi, invece, che, come ha sottolineato lo stesso De Vecchis (per una volta, in tema di sanità, condividiamo quanto ha affermato…) quello andato in scena martedì scorso è stato “uno spettacolo indecoroso”. Messo in scena da amministratori pubblici che hanno una visione che non sarebbe degna neppure di un amministratore di condominio e che non hanno la più pallida idea di cosa significhi rappresentare e farsi carico delle istanze del territorio.

Ci lamentiamo sempre, spesso a ragione, del fatto che da decenni la Regione penalizza il Piceno, in particolare per quanto riguarda la sanità. Però poi ogni tanto dovremmo anche riflettere sul fatto che i nostri politici, i nostri amministratori (e sostanzialmente anche noi cittadini che li abbiamo scelti) hanno in questo delle enormi responsabilità, su come la loro miopia e la loro incapacità di interpretare le esigenze del territorio alla fine abbiano influito e facilitato quest’opera di penalizzazione del territorio stesso.

Basterebbe semplicemente pensare al fatto che sono anni che nella nostra provincia i sindaci dei vari comuni si scontrano e si dividono, in una sorta di penoso “tutti contro tutti”, intorno alla sanità, su quanti ospedali siano necessari e su dove devono essere localizzati. E, mentre nel Piceno si continua a discutere e litigare senza riuscire mai a trovare un punto di incontro, una posizione unitaria, nelle altre province siamo avanti “anni luce”, in alcuni casi già nella fase dell’avvio dei cantieri.

Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando sarebbe bastato assistere per pochi minuti alla conferenza di martedì scorso e ascoltare le dichiarazioni dei sindaci che sono intervenuti. O, forse, sarebbe stato sufficiente constatare come, dopo anni di discussioni sull’opportunità o meno di realizzare (ed eventualmente sul luogo dove realizzarlo) l’ospedale unico, dopo anni di proposte e soluzioni alternative (alcune anche particolarmente bizzarre), il minimo che si doveva pretendere era, se non di presentarsi, quanto meno di uscire dall’incontro con una posizione unitaria o il più possibile condivisa.

Invece sono state ben 4 le mozioni differenti presentate. La prima, quella dell’Ambito territoriale 21, che proponeva l’ospedale di primo livello a San Benedetto e quello di base ad Ascoli. La seconda, quella che poi è stata approvata, presentata dai Comuni di Offida, Castorano e Force. C’era poi la mozione surreale presentata dal sindaco di Ascoli Castelli, che proponeva un’azienda ospedaliera unica e due presidi paritetici ad Ascoli e San Benedetto, con un ospedale di nuova realizzazione in riviera.

Infine quella presentata dal sindaco di Grottammare Piergallini che proponeva, in aggiunta alla mozione che poi è stata accolta, che in caso che la Regione la respinga si proceda allora alla realizzazione di un nuovo ospedale (di primo livello) sulla costa, con il Mazzoni ospedale di base. Al termine di una discussione che ha raggiunto livelli paradossali impensabili, al punto da trasformare un appuntamento istituzionale così importante in un’autentica farsa, le votazioni finali hanno aggiunto ulteriore spunti comici.

Come il fatto, ad esempio, che il sindaco Bochicchio di Castel di Lama ha votato contro la mozione di Piergallini e si è astenuto nelle altre tre mozioni, senza però presentare una mozione o quanto meno una proposta alternativa (quindi cosa bisognerebbe fare, chiudiamo la sanità picena?). O come il sindaco di Grottammare Piergallini che ha votato a favore della sua mozione e contro quella che era in larga parte simile.

In perfetta linea con questo clima surreale anche l’intervento del sindaco Castelli. Un lungo e articolato excursus su tutti gli approfondimenti propedeutici che sarebbe necessario realizzare prima di scegliere il modello di sanità per il Piceno. Un discorso impeccabile, se non fosse per il fatto che Castelli non è stato eletto sindaco da poco ma è al termine del suo ciclo e ha avuto 10 anni di tempo per proporre ciò che, guarda il caso, propone ora che è ai saluti.

Come se non bastasse la farsa è proseguita anche al termine della conferenza, con le proteste campanilistiche che non si sono certe placate (nonostante la soluzione proposta, pur con tutti i dubbi sulla sua praticabilità, per molti versi va incontro alle richieste delle parti in causa).

Ad Ascoli, ad esempio, c’è chi continua a protestare e a ripetere che l’ospedale di Ascoli non si tocca, non capendo (o fingendo di non capire) che nella mozione approvata è sancito chiaramente che il Mazzoni resti come ospedale di base. Per certi versi ancora più sconcertante ciò che accade a San Benedetto dove da destra e da sinistra si protesta, ribadendo che l’unica soluzione plausibile è quella che vede a San Benedetto la realizzazione del nuovo ospedale di primo livello, con il Mazzoni ospedale di base.

Inevitabile, allora, il sospetto che in realtà il vero obiettivo in riviera sia quello di prendersi una sorta di rivincita nei confronti del capoluogo piceno e di avere una posizione predominante.

Al di là di ogni altro commento resta forte la sensazione di un territorio (e dei suoi rappresentanti istituzionali) che ancora una volta non riescono a trovare una parvenza di unità per portare avanti una battaglia comune, fornendo così ulteriori assist alla Regione per continuare a penalizzare il Piceno.

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