Una lettera per bloccare il veglione di Carnevale al teatro Filarmonici


L’ex assessore alla cultura Aliberti ha inviato una lettera denuncia per chiedere un “intervento urgente non procrastinabile” per evitare lo “scempio” del veglione di Carnevale nel teatro Filarmonici da poco riaperto e in attesa di un ulteriore intervento per la messa in sicurezza

L’infinita telenovela sulla riapertura e la gestione (a dir poco discutibile) del teatro Filarmonici si arricchisce di un nuovo episodio. Protagonista questa volta è l’ex assessore alla cultura Davide Massimo Aliberti (per certi versi l’ultimo vero assessore alla cultura che ha avuto il Comune di Ascoli…) che, in una lettera indirizzata al ministero dell’interno, ai beni culturali, alla Prefettura, alla Procura e alla Polizia di Stato di Ascoli e, per conoscenza, al Comune e all’Amat, chiede un intervento urgente “non procrastinabile” per bloccare il veglione di carnevale programmato proprio al teatro Filarmonici.

Una scelta che sarebbe in assoluto da considerare una vera e propria follia ma che non sorprende più di tanto, visto quanto accaduto negli ultimi tempi, nel capoluogo piceno. Dove i contenitori culturali e quelli che dovrebbero essere i gioielli storico-architettonici cittadini vengono tranquillamente utilizzati per cene di associazioni private (resta indimenticabile la tavolata tra i quadri della Pinacoteca…) o per veglioni di fine anno.

E allora, in perfetta coerenza con questa strategia degna dei lanzichenecchi, il veglione di Carnevale nel teatro riaperto da poco (dopo quasi 20 anni di attesa) era praticamente inevitabile. Sarebbero tante le cose da dire in proposito, a partire dal fatto che simili scempi fanno pensare che questa città non ha speranze, che è destinata a rimanere un paesotto che non crescerà mai, almeno da un certo punto di vista, nonostante le enormi potenzialità che avrebbe. Per fortuna, però, c’è ancora qualcuno che non si rassegna e si mobilita per provare ad evitare l’ennesima “carnevalata”.

Ho appreso dai quotidiani locali che, per il Carnevale di Ascoli, sarà ripristinato il famoso veglione presso il teatro Filarmonici, recentemente restaurato e neppure ultimato sotto diversi aspetti, eppure già riaperto “forzatamente” e destinato ad ospitare feste anche private” scrive nella lettera l’ex assessore che, poi, spiega per quali ragioni ha deciso di chiedere l’immediato intervento.

Sono un semplice cittadino che ama Ascoli da sempre con un’eterna passione e partecipazione – afferma Aliberti – Già assessore alla cultura e ancora oggi presidente dell’associazione “Ascoli per Ascoli”, conosciuta in tutto il territorio marchigiano per essere tra le più antiche e frequentate avendo circuitato arte e cultura, senza soluzione di continuità, per oltre 15 anni coltivando un messaggio sociale e di solidarietà, è mio dovere morale, oltrechè civico e legittimo, intervenire.

E’ mia intenzione impedire il ripetersi di situazioni sconvenienti e pericolose per l’incolumità pubblica e privata anche nel nuovo gioiello di proprietà del Comune di Ascoli e, quindi, di noi cittadini che ci siamo caricati l’onere del ripristino gravandoci il fardello non indifferente per svariati miliardi di vecchie lire ai quali si sono aggiunti milioni di euro, mentre almeno altri 400 mila euro necessiteranno a breve, come riportato dalle testate giornalistiche, proprio per motivi di sicurezza”.

Già perché, farsa nella farsa, ad inizio anno abbiamo scoperto che il teatro Filarmonici appena riaperto (nel giugno scorso) già necessita di un robusto intervento per la messa in sicurezza. Naturalmente sindaco e assessori si guardano bene dallo spiegare cosa stia accadendo, come sia possibile questo ennesimo imbarazzante paradosso.

E la “lieta novella” l’abbiamo appresa grazie all’elenco delle opere pubbliche in programma nel 2019, allegato alla delibera n. 3 dell’8 gennaio scorso. Dove, al numero 53, c’è appunto l’intervento per la messa in sicurezza del teatro Filarmonici per un impegno di spesa pari a 400 mila euro. Da quello stesso elenco, tra l’altro, emerge anche che l’intervento è tra quelli considerati prioritari. Ma, per uno dei tanti paradossi tipici di questa amministrazione comunale, nonostante l’urgenza la progettazione dell’intervento è ferma, non è neppure iniziata.

Al di là di ogni altra considerazione tecnica, è impossibile non chiedersi come si può concedere per quell’evento una struttura che non è ancora completamente a posto, tanto da rendersi necessario un intervento per la messa in sicurezza economicamente così importante (e quindi di una certa rilevanza). Messa in sicurezza a parte, chi è favorevole e condivide questa scelta ricorda come in passato lo stesso Filarmonici e anche il Ventidio Basso venivano utilizzati per veglioni di Carnevale e anche per le feste studentesche. E allora, sottolineano, se è stato già fatto in passato perché mai ci si scandalizza se si vuole rifarlo anche ora.

Ragionamento che ha una sua logica, soprattutto in un paese che dimentica tutto con estrema celerità, Compreso, come in questo caso, che i danni provocati da quelle scelte “scellerate” la città le ha pagate a caro prezzo. Evidentemente, però, l’esperienza non ha insegnato nulla, soprattutto ai nostri amministratori.

Chi amministra il patrimonio pubblico – scrive ancora Aliberti – lo deve fare con spirito di chi lo ha momentaneamente avuto in prestito dai figli e non in eredità caduta dal cielo. Già nella mia veste di amministratore formulai lo stesso intervento per evitare che il nostro Ventidio, il Massimo cittadino, subisse il sacrilegio dei veglioni attivandomi come faccio oggi. All’epoca ebbi ragione e l’intervento di competenza sventò il pericolo paventato negando, all’ultimo momento, l’utilizzo del teatro Ventidio Basso per questi scopi. Ricordo a me stesso che sia quest’ultimo che il Filarmonici, il primo anche per le devastazioni dei veglioni e il secondo per le feste studentesche, subirono danni tali da dover esser chiusi per decenni, privando la popolazione di beni di primaria importanza anche culturale nel territorio, con il conseguente esborso enorme di soldi pubblici assolutamente evitabile.

Non vorrei, ma questa è forse un’idea della quale mi assumo la paternità, al contrario di quanto sopra detto, condiviso dalla città, che la questione fosse direttamente collegata alle prossime elezioni e chi di competenza potrebbe esserne condizionato”.

Come se non fosse già sufficiente, l’ex assessore sottolinea anche un altro aspetto, non secondario, della vicenda. “La scelta del teatro – scrive – oltre ad essere da vietare è inopportuna e finirebbe per privilegiare i soliti noti di Ascoli anche con il previsto regimentato numero di accesso limitato, offendendo ancora una volta tutti quei cittadini che nel teatro ci hanno messo anima e soldi”. “Un’ultimissima osservazione – conclude Aliberti – riguarda le responsabilità dirette di organizzatori e di tutti quei soggetti che si stanno occupando di questa tragica programmazione perché Comune e Amat certamente avranno acquisito cauzioni e garanzie personali e bancarie che coprano il valore del teatro, condizioni prioritarie ed imprescindibili.

Fiducioso del vostro intervento non mi fermerò perché amo Ascoli e le sue bellezze

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