Tutela del centro storico, Legambiente chiede l’intervento della Soprintendenza


In una lettera indirizzata alla Soprintendenza Archeologica delle Marche, Legambiente esprime le sue perplessità in merito al bando del 27 agosto scorso e ai progetti di demolizione e ricostruzione di due ville del Condominio Villaggio degli Ulivi in Zona A del centro storico

Un bando dell’agosto scorso e due progetti di demolizione e ricostruzione di due ville nella zona del centro storico sono al centro dell’attenzione di Legambiente Ascoli. Che in una lettera indirizzata alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche ha espresso le sue forti perplessità. Il bando è quello predisposto il 27 agosto scorso dal dirigente Assetto del territorio del Comune di Ascoli al quale hanno risposto 5 soggetti privati.

Tra questi, sottolinea Legambiente nella lettera, “c’è la società Sotim che ha presentato due progetti di demolizione e ricostruzione di due ville situate in Zona A del centro storico (Zona Archeologica – antico insediamento piceno e antiche mura romane), all’interno del Condominio Villaggio degli Ulivi o Condominio Rozzi“. In base al bando, i suddetti progetti dovrebbero essere inviati alla Soprintendenza per una preliminare approvazione. Numerosi sono gli aspetti che secondo Legambiente sollevano più di una perplessità.

A partire dal fatto che il bando prevede la possibilità, di autorizzare nel centro storico cittadino, interventi per la realizzazione di ascensori anche esterni alla sagoma dell’edificio. Cosa che, secondo l’associazione, “anche se realizzata al di fuori di edifici di non particolare pregio, andrebbe a stravolgere completamente l’aspetto dell’intero centro storico e la fruibilità turistica dello stesso nel suo complesso”.

Contestato anche il punto “a” del bando che prevede la possibilità di una parziale occupazione di suolo pubblico, oltre alla possibilità di derogare ai limiti imposti all’altezza dell’edificio per consentire l’accessibilità anche ai piani più alti, “con il conseguente deturpamento della fruibilità visiva del centro storico anche dall’alto, la cui visuale verrebbe disturbata dalla presenza di numerose cabine ascensore che risaltano al di sopra del tetto dell’edificio”.

Ancora più preoccupante e inaccettabile, secondo Legambiente, è però quanto previsto al punto “b”, cioè la possibilità di autorizzare interventi di demolizione e ricostruzione all’interno del centro storico. Cosa che in realtà sarebbe espressamente vietata dal Ppe del centro storico di Ascoli (il piano Secchi) nel quale è, appunto, scritto che “non sono consentiti interventi di demolizione e ricostruzione nel centro storico”.

In questo modo – accusa Legambiente – il Comune di Ascoli rischia di creare un pericoloso precedente che consentirà anche agli interventi futuri di derogare ad un importante strumento di tutela e di pianificazione urbanistica, che invece aveva fissato una volta per tutte quelle che sono le prescrizioni che hanno lo scopo di tutelare quel bene inestimabile che è il nostro centro storico.  In questo caso, al bene comune rappresentato dalla tutela del Centro Storico, si antepone l’interesse dei singoli privati che invece guardano (legittimamente) soltanto alle proprie esigenze particolari”.

Nel bando tale provvedimento, che appare in palese contrasto con quanto previsto dal Ppe, era stato motivato dall’esigenza di adeguamento sismico degli edifici. Secondo Legambiente, però, si tratta di una giustificazione che non regge perché “alcuni degli edifici oggetto dell’intervento non presentano lesioni di sorta ed essendo stati realizzati negli anni sessanta con le migliori tecniche all’epoca disponibili dall’arch. Enrico Teodori, professore ordinario di urbanistica all’Università di Roma, hanno una struttura in  grado di resistere senza problemi anche a scosse di notevole magnitudo come quelle che si sono registrate il 24 agosto e il 30 ottobre 2016”.

Altro punto controverso e contestato è quello che prevede la possibilità di realizzare piani in più e ampliamenti volumetrici. In particolare il bando prevede che si possano realizzare sottotetti calpestabili con altezze che possono arrivare fino ad un massimo di m. 2,40, terrazzini della superficie massima di 4 mq, realizzare nuovi balconi, anche al di sopra degli spazi pubblici, e nuovi piani interrati fuori sagoma (anche questi al di sotto degli spazi pubblici). Il tutto giustificato con la finalità di dare piena fruibilità agli immobili, nonché renderli conformi alle norme igienico sanitarie, cosa che farebbe pensare che attualmente non lo sarebbero.

Al di là di tutto, però, secondo Legambiente in questo modo “si andrebbe a pregiudicare la fruibilità della visuale del centro storico sia dall’esterno che da parte dei residenti confinanti”. L’associazione ambientalista, infine, sottolinea come nel bando si fa  riferimento alla necessità di un assenso del condominio che appare limitata solo alla tipologia di condominio di tipo verticale nel caso della realizzazione degli ascensori, ma non sembra che sia previsto un analogo assenso nei condomini a tipologia orizzontale.

A nostro parere – scrive Legambiente – questo principio introdotto dal bando verrebbe a ledere i diritti degli altri proprietari dei condomini di tipo orizzontale, creando una disparità di trattamento e la possibilità di stravolgere la tipologia edilizia di un condominio che invece, soprattutto all’interno di un centro storico, dovrebbe rimanere quanto più possibile omogenea.

Delle due l’una: o il condomino orizzontale che presenta la richiesta di demolire e ricostruire usufruisce di una variante al PPE specifica per la sua particella, e allora preclude agli altri condomini di compiere in futuro interventi dello stesso tipo, oppure anche gli altri condomini-proprietari subiranno il declassamento della loro zona condominiale a zona non tutelata dalle attuali norme vigenti per il centro storico, senza poter fare nulla per impedirlo. In entrambi i casi, la procedura offre il fianco a numerosi ricorsi”.

In attesa di sapere se e in che misura la Soprintendenza darà credito a le tante perplessità sollevate da Legambiente, la sensazione che si ricava da questa vicenda è che, ancora una volta, l’amministrazione comunale ha dimostrato una scarsissima attenzione per la tutela del nostro centro storico. Non una grande novità, purtroppo.

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