Tagli a scuola, università, famiglie e imprese per aiutare i “furbetti” del fisco


Per finanziare le misure previste dal decreto fiscale, a partire dal condono, si sono resi necessari tagli per quasi 600 milioni di euro. Che hanno colpito ancora una volta scuola e università ma anche il sostegno alle imprese, i fondi per le famiglie e per la sicurezza stradale

Si poteva anche accettare che, per cercare di mascherare la realtà, venisse chiamato “pace fiscale” (anche se, come ha spiegato alla perfezione Barisoni a “L’aria che tira” su La7, per rendere quanto meno sensata quella definizione manca un aspetto fondamentale, cioè la riduzione delle tasse, senza la quale non può esserci “pace fiscale”). Ma sentire addirittura il ministro Savona che lo ha definito “redistribuzione del reddito dai ricchi ai poveri” è davvero troppo.

Naturalmente il problema è che c’è chi “se la beve” una simile amenità e crede seriamente che quello contenuto nel decreto fiscale sia realmente un provvedimento in favore dei poveri… “Boccaloni” a parte, al di là dei soliti sofismi e della propaganda spiccia dei nostri politici quello che è certo ed insindacabile è che quello contenuto nel decreto fiscale pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale è a tutti gli effetti un condono, come quelli operati e decisi dai precedenti governi dal 1985 in poi.

Poi, naturalmente, si può discutere sulla differente vastità dell’attuale provvedimento rispetto a quelli precedenti, sull’altrettanto differente platea a cui è rivolto. Ma non ci sono e non possono esserci discussioni che di condono si tratti, se non altro secondo la lingua italiana (a meno che, dopo la matematica, non sia stata abolita anche quella…). Basta leggere la definizione che del termine condono viene data da tutti i vocabolari della lingua italiana (“abbuono in tutto o in parte di una pena o di una sanzione”) per non avere dubbi.

Così come basterebbe leggere con attenzione il decreto stesso per comprendere perfettamente quanto poco (anzi, nulla) sia rivolto ai poveri e quanto, invece, sia utile e avvantaggi i “furbetti” e gli evasori (magari non quelli più grandi ma sempre di evasori stiamo parlando). Due semplici dati per capire meglio questo fondamentale aspetto. Sulla base del calcolo elaborato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili grazie al condono contenuto nel decreto 119/2018 l’evasore seriale in un colpo solo arriverà a risparmiare fin quasi a 50 mila euro (47.970 euro per la precisazione).

L’evasore seriale sarà premiato perché potrà moltiplicare lo “sconto” sulle tasse per 4 anni interessati, tenendosi in tasca, grazie all’integrativa speciale, una cifra che può arrivare fino a 11.978 euro per ogni anno. Detto, poi, che potrà avvalersi del condono solo chi ha già presentato una dichiarazione dei redditi, mentre è escluso chi ha presentato la richiesta dopo l’inizio di qualsiasi provvedimento di accertamento amministrativo (e questo aspetto suscita non poche perplessità…), il decreto aiuta e facilita ulteriormente i “furbetti” del fisco.

Perché, una volta ottenuto il via libera dall’Agenzia, il contribuente potrà effettuare il pagamento in unica soluzione entro il 31 luglio 2019 ma anche ripartirlo in 10 rate semestrali di pari importo, versando la prima rata entro il 30 settembre 2019. Un vero trattamento di favore (magari si potrebbe pensare anche ad un encomio solenne…) che, per altro, non stupisce più di tanto. D’altra parte se ad un partito (la Lega) che ha frodato lo Stato per 49 milioni di euro, viene permesso di restituire il “bottino” addirittura in quasi 80 anni, non ci si può certo stupire se poi si concedono più di 5 anni ai “furbetti” del fisco.

Al di là di queste considerazioni, però, c’è un aspetto di certo non secondario, ma poco trattato dall’informazione, che invece a nostro avviso merita una particolare attenzione. Per finanziare le misure previste dal decreto fiscale collegato alla manovra sono stati previsti tagli ai ministeri per poco meno di 600 milioni di euro (589,2 milioni di euro per l’esattezza).

L’allegato al decreto 119/2018 evidenzia che la maggior parte dei tagli è prevista per il Ministero dell’Economia per quasi 470 milioni di euro, poi via via tagli ovviamente minori per gli altri ministeri. Quello che, però, è ancora più interessante è verificare nel dettaglio in che settori vengono operati i tagli. Ben 360 dei 470 milioni tagliati al Ministero dell’Economia vengono tolti dai cosiddetti “fondi da ripartire”.

Ma, allo stesso tempo, vengono operati tagli anche ai fondi per il sostegno alle imprese, sia al Ministero dell’Economia (10 milioni di euro tolti agli incentivi alle imprese per interventi di sostegno) che al Ministero per lo Sviluppo economico (3 milioni di euro tolti al fondo per la competitività e lo sviluppo delle imprese, altri 3 al sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e alla promozione del made in Italy, 1 milione di euro alla vigilanza sui mercati).

Complessivamente, quindi, 17 milioni di euro tagliati alle imprese per aiutare i “furbetti” del fisco. Ben più consistente, 50 milioni di euro, il taglio nei confronti dei pensionati di guerra e dei perseguitati politici e razziali. Tagli anche per quanto riguarda il sostegno alle famiglie (5 milioni di euro), al terzo settore (5 milioni di euro), alle cooperative (2 milioni di euro), addirittura anche ai problemi sulla sicurezza stradale (2 milioni di euro).

Ben 17 milioni di euro, poi, sono stati tolti agli enti locali, mentre non stupisce più di tanto il fatto che ben 28 milioni di euro siano stati tolti alla partecipazione italiana alle politiche di bilancio Ue. Allo stesso modo non sorprende neppure l’ulteriore consistente taglio (29 milioni di euro) che colpisce l’istruzione, di cui 14 milioni di euro per l’istruzione scolastica (primo e secondo ciclo) e 15 milioni per l’istruzione universitaria.

Tagli che si aggiungono a quelli, ben più consistenti (oltre 100 milioni di euro) già previsti nella manovra sempre per la scuola. Che, poi, a ben vedere, una coerente strategia di fondo in tutto ciò esiste ed è ben chiara.

Continuando a tagliare su scuola e università, ci sono ottime possibilità che aumenti la percentuale di cittadini sostanzialmente “ignoranti” in questo paese. E, di conseguenza, saranno sempre di più coloro disposti a credere che simili provvedimenti non siano un condono e, anzi, che aiuti i poveri a svantaggio dei ricchi…

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