“Terremotati” penalizzati per decreto, Legambiente lancia l’allarme


La presidente di Legambiente Marche, Francesca Pulcini, preoccupata per l’assenza nel decreto Genova della norma che proroga la struttura commissariale, in scadenza il 31 dicembre. L’indignazione del sindaco di Belforte Piceno per il “condono tombale” per Ischia

Una “manina” (reale, non virtuale come quella “sognata” da Di Maio) che modificasse il decreto Genova-Ischia l’avrebbero voluta anche i “terremotati” del centro Italia. Magari anche per avere solamente la certezza della proroga della struttura commissariale, che scadrà il 31 dicembre 2018, con tutto quello che ne consegue. Invece dovranno aspettare ancora (cosa che per altro fanno da oltre 2 anni…), almeno fino all’approvazione della legge di bilancio a fine anno. Ad interpretare le loro preoccupazioni è Legambiente Marche, attraverso un comunicato stampa a firma del suo presidente, Francesca Pulcini. “Siamo molto preoccupati per l’assenza, nel decreto-legge su Genova e Ischia, di una norma che proroghi la struttura commissariale predisposta per affrontare la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma – si legge nel comunicato –  a norme vigenti, infatti, la Struttura commissariale del terremoto decade il 31 dicembre 2018. Una scadenza decisamente ravvicinata, che lascia in un clima di totale incertezza le strutture e i cittadini impegnati nella ricostruzione post-sisma, ed è per questo che chiediamo che venga immediatamente prorogata”. Il presidente di Legambiente Marche spiega, poi, le ragioni per cui attendere fino a fine anno sarebbe comunque un problema per quei territori. “Il Governo – si legge ancora nel comunicato – ha ipotizzato di inserire la proroga a fine anno, nella Legge di bilancio. Ciò, di fatto, impedirebbe di programmare fino a quella data qualsiasi ulteriore attività onerosa e soprattutto determinerebbe una grande incertezza per le risorse umane impegnate negli enti locali, negli Uffici Speciali per la Ricostruzione Regionali (i cui contratti scadono tutti a fine 2018), per la stessa Struttura Commissariale e per le strutture preposte al controllo e vigilanza, come per esempio la Struttura di Missione per il sisma presso il Ministero dell’Interno. A solo titolo di esempio, la mancanza di risorse impedisce di avviare la gara per la gestione della piattaforma informatica Mude (alla base di tutte le procedure per la ricostruzione) che dal 1° gennaio molto probabilmente non potrà più essere gestita grazie al supporto finora offerto dalla Regione Piemonte”. La Pulcini, infine, denuncia la lentezza delle ricostruzione, auspicando una riapertura della discussione con il governo. “E’ bene tener presente che, nonostante le norme introdotte con la legge 89 del 24 luglio 2018 che ha convertito il decreto-legge 55/2018, la presentazione dei progetti per la ricostruzione continua troppo a rilento – scrive la presidente di Legambiente Marche – come previsto e denunciato da Legambiente, Anci, Confartigianato Marche, CNA Marche, Confindustria Macerata, Symbola Fondazione per le qualità italiane, l’apertura dei termini del condono edilizio del 2003 fino alla vigilia del sisma ha rappresentato solo un pasticcio normativo e un segnale pericoloso per il Paese, senza fornire una risposta efficace per sbloccare la ricostruzione. La proposta condivisa, invece, prevedeva di allargare la casistica delle difformità edilizie da sanare, a condizione che avessero rispettato tutte le norme urbanistiche, edilizie e antisismiche vigenti. Questo avrebbe permesso di rispondere efficacemente alla maggioranza dei casi sbloccando realmente la ricostruzione, senza riaprire i termini del condono del 2003. Auspichiamo che venga al più presto riaperta una discussione sulle misure necessarie per rimuovere gli ostacoli normativi e accelerare la presentazione dei progetti di ricostruzione. Il rischio di un ulteriore abbandono dei comuni, delle terre, delle imprese è diventato purtroppo concreto. Non possiamo permetterci il lusso di accumulare altri ritardi”. C’è, però, un altro aspetto di quel decreto che ha provocato sconcerto e indignazione tra i terremotati. Parliamo del famoso “decreto tombale” previsto nel decreto per le case abusive di Ischia, un provvedimento che ha lasciato a dir poco interdetti (sorvolando sull’incredibile “figuraccia” a “Porta a Porta” del ministro per il sud Barbara Lezzi che neppure sapeva ciò che era scritto nel decreto che lei stessa, insieme al resto del governo, aveva approvato…). E contro il quale si è espresso con durezza il sindaco di Belforte Piceno Roberto Paoloni. “Credo che con questo provvedimento a favore di Ischia – scrive il primo cittadino – sia stata fatta una enorme ingiustizia nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma del 2016. Da tempo si sono sollevate le grandi difficoltà create dall’ oramai celebre provvedimento definito “doppia conformità” elemento imprescindibile per la presentazione di un progetto di ricostruzione post sisma. La oramai famosa norma sta letteralmente bloccando gli uffici comunali e l’ufficio ricostruzione impedendo così che i progetti possano partire a causa delle difformità edilizie riscontrate che scaturiscono pertanto un reato di abusivismo. Quindi nei nostri territori, ci troviamo in situazioni dove ci sono abitazioni che risultano non congrue poichè al loro interno ci sono delle cosiddette difformità, ovvero per esempio la realizzazione di un canterte interno, aver aperto o chiuso una porta o aver realizzato un bagno in un garage ecc. Questa situazione ha letteralmente impedito che i progetti potessero essere immediatamente finanziati e che potessero partire tanti lavori, una percentuale enorme delle abitazioni all’interno dei territori colpiti dal terremoto ha queste problematiche. E mentre noi siamo bloccati per questo da tempo, si decide non solo di ricostruire a spese dello stato le case abusive ad Ischia ma non completamente abusive, ma anche di provvedere ad un vero condono tombale creato ad hoc per quel territorio colpito da un terremoto di magnitudo 4.1… Io credo che si sia passato il limite, ma si possono avere due pesi e due misure? E’ possibile che la legge non sia uguale per tutti? E’ possibile che nessuno dei nostri rappresentanti non si sia accorto dell’enorme torto fatto ai nostri territori?”. In qualche modo l’appello del sindaco di Belforte Piceno sembra essere stato raccolto, almeno in parte, dai deputati Terzoni (M5S) e Patassini (Lega) che hanno presentato un emendamento che va proprio in questa direzione. Non resta, quindi, che aspettare di vedere cosa succederà. Cosa che, per altro, nel territorio del cratere è la prassi da oltre 2 anni…

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