Amianto in via Kennedy, la bonifica può attendere…


Il 12 ottobre scorso, dopo ripetuti solleciti da parte del Dipartimento di Prevenzione dell’Asur, il sindaco Castelli ha ordinato all’ente proprietario (la Regione) l’avvio entro 10 giorni “della bonifica dei materiali contenenti amianto” negli uffici regionali di via Kennedy 34

E’ difficile stabilire se provochi più sconforto o più indignazione la surreale vicenda della bonifica degli uffici regionali di via Kennedy che si trascina da oltre un anno. Da quando, era la primavera del 2017, si è scoperta la presenza di amianto sui pavimenti degli uffici stessi. Già il semplice fatto che siamo arrivati ad ottobre 2018 e ancora la bonifica non è stata portata a termine dovrebbe far riflettere.

Dovrebbe essere superfluo ricordare la pericolosità e i gravi rischi per la salute connessi all’inalazione di fibre di amianto. E, di conseguenza, dovrebbe essere altrettanto superfluo sottolineare che in casi come questo è fondamentale agire con la massima celerità. Cosa che ovviamente non è accaduta e non sta accadendo per quanto riguarda gli uffici di via Kennedy.

Una vicenda che, però, ora assume contorni farseschi dopo la pubblicazione sull’albo pretorio comunale on line dell’ordinanza sindacale n. 1069 del 12 ottobre scorso. Ordinanza nella quale, inspiegabilmente, sono stati coperti tutti i dati che fanno riferimento al luogo interessato, all’ente che dovrebbe aver già fatto eseguire la bonifica, persino alle date di alcuni precedenti documenti. In pratica l’amministrazione comunale, per motivi francamente incomprensibili, non vuole che si sappia nulla di preciso in proposito, neppure il luogo che deve essere bonificato, visto che nel titolo dell’ordinanza stessa è stato coperto anche l’indirizzo.

Peccato (o per fortuna, dipende dai punti di vista…), però, che poi ci si è dimenticati di fare altrettanto sul sito internet del Comune, nella pagina dell’albo pretorio on line. Quindi se l’indirizzo del luogo “incriminato” è accuratamente tenuto nascosto nell’ordinanza, è invece in bella evidenza nell’elenco degli atti pubblicato sull’albo pretorio on line. Che permette così di comprendere che si sta parlando, appunto, degli uffici regionali di via Kennedy.

L’allegata relazione istruttoria (firmata dal dirigente del Settore tecnico Edilizia, Attività Produttive e Ambiente) consente, poi, di capire, almeno parzialmente, cosa è accaduto e cosa stia accadendo. Ma evidenzia anche e soprattutto l’imbarazzante superficialità con la quale si sono mossi gli enti coinvolti a vario titolo in questa vicenda, dalla Regione al Comune, passando per l’Asur.

Innanzitutto si capisce che l’allarme amianto risale almeno alla primavera del 2017, perché nella relazione allegata all’ordinanza sindacale si fa riferimento ad una prova-indagine analitica effettuata nel giugno del 2017 “finalizzata alla verifica dell’eventuale rilascio/presenza di fibre aerodisperse di amianto”. L’indagine presumibilmente è stata fatta effettuare dall’ente proprietario degli uffici (la Regione). Questo è quanto si intuisce perché il nome di chi l’ha commissionata è stato coperto. Non ci sono riferimenti precedenti a quella data, né sulle motivazioni alla base dell’indagine stessa.

Si legge, però, che emergeva “una situazione igienico ambientale accettabile, non essendo emersa in nessuno dei campioni di aria prelevata la presenza di fibre aerodisperse; inoltre, dove all’interno dei locali si era rilevato l’ammaloramento di parti circoscritte di pavimentazione, si era provveduto nel successivo marzo 2018 (cioè 9 mesi dopo) al suo incapsulamento ed all’eliminazione della rottura/fessurazione della pavimentazione”.

Cosa è accaduto in quegli 8-9 mesi non viene in alcun modo spiegato. Quello che, però, si capisce dalla relazione è che anche l’Arpam di Pesaro ha effettuato dei campionamenti sulla pavimentazione dei locali di via Kennedy che, di certo, hanno dato risultati completamente differenti da quelli citati del giugno del 2017. Perché il 26 febbraio 2018, con nota prot. 15380, il Dipartimento di Prevenzione dell’Asur Area Vasta chiedeva al Comune di Ascoli (ente ordinatorio) di conoscere lo stato di avanzamento dei lavori di bonifica dei materiali contenenti amianto, ribadendo “l’urgenza della problematica trattata” e facendo presente al Comune stesso “la necessità di adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti finalizzati alla tutela della salute pubblica”.

L’amministrazione comunale si mobilitava immediatamente e due giorni dopo, con nota  prot. 17289 chiedeva presumibilmente all’ente proprietario degli uffici (anche in questo caso il nome è coperto nella relazione) di fornire gli aggiornamenti richiesti dall’Asur. Nella risposta, arrivata quasi un mese dopo (il 19 marzo 2018), si sottolineava che i lavori non erano ancora partiti.

Il Comune il successivo 28 marzo sollecitava ulteriormente l’avvio immediato dei lavori di bonifica dei locali, ricevendo il 2 maggio successivo la risposta nella quale si faceva riferimento alla citata indagine del giugno 2017 e si sottolineava come, comunque, a marzo 2018 si era provveduto all’incapsulamento delle parti ammalorate del pavimento. Nel frattempo, però, il 6 aprile 2018 il Dipartimento di Prevenzione dell’Asur aveva effettuato un sopralluogo ispettivo nei locali, il cui esito veniva comunicato al Comune con nota prot. 43344 del 7 giugno 2018.

Nella quale si evidenziava che il citato intervento di incapsulamento non risultava effettuato a norma, sottolineando anche che “il rivestimento incapsulante non sembrerebbe rispondere alle caratteristiche prestazionali di aderenza, impermeabilità all’acqua, resistenza all’invecchiamento accelerato”. L’Asur chiedeva quindi l’immediato invio, entro 7 giorni, della documentazione di certificazione dell’intervento effettuato, ribadendo al Comune di Ascoli l’estrema urgenza della situazione e sottolineando di nuovo “la necessità di adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti finalizzati alla bonifica, sempre a tutela della salute pubblica”.

Questa volta, però, l’amministrazione comunale per lungo tempo ha ignorato il nuovo appello dell’Asur, lasciando trascorrere senza fare più di 3 mesi prima di muoversi. Solamente il 26 settembre scorso, con nota prot. 79297, chiedeva (presumibilmente al proprietario dei locali, anche in questo caso il nome nella relazione è stato coperto) di fornire “urgenti notizie in merito a quanto richiesto dall’Asur, da far pervenire nel termine di giorni 7, preavvisando che in mancanza sarebbero stati adottati i provvedimenti ordinatori senza ulteriore avviso”.

Il 9 ottobre scorso, infine, visto che non è “pervenuto riscontro alle predette note dell’Asur”, il dirigente comunale ha proposto al sindaco di adottare l’ordinanza “finalizzata alla bonifica dei materiali contenenti amianto”. Ordinanza che è stata approvata 3 giorni dopo, il 12 ottobre 2018, e nella quale sono stati concessi 10 giorni per avviare le operazioni di bonifica, ricordando che la mancata adozione delle richieste misure di sicurezza comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 3.615,20 ad un massimo di 18.075,99 euro e che “l’inottemperanza al presente provvedimento costituisce altresì violazione dell’art. 650 del codice penale”.

Vedremo se sarà sufficiente per sbloccare una situazione che si trascina da troppo tempo e nella quale ancora una volta gli enti coinvolti non hanno certo dimostrato quel senso di responsabilità che ci si aspetterebbe da loro in queste circostanze.

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