La protesta degli studenti e il paese dei “voltagabbana”


Come già nel 2016 e nel 2017, gli studenti sono scesi in piazza per contestare contro i tagli all’istruzione, per chiedere scuole sicure e un reale e concreto cambiamento. Ma chi allora li aveva definiti “la parte più bella del paese” ora li accusa di essere “fantocci manovrati”

A novembre 2017, quando scesero in piazza per protestare contro una manovra che toglieva ulteriormente i fondi all’istruzione, contro “un’alternanza che non può essere sfruttamento” e per chiedere scuole sicure, c’era chi li aveva descritti come “la parte più bella del nostro paese, un raggio di sole che squarcia il deprimente grigiore in cui è sprofondata l’Italia, l’ultima speranza che un futuro migliore sia possibile anche qui”.

Poco meno di un anno dopo, d’incanto “la parte più bella del paese” è diventata “una massa di fantocci manovrati”, di “decerebrati privi di senso critico”.

I tagli all’istruzione diventano “risparmi”

Eppure loro, gli studenti che oggi come allora sono scesi in piazza per protestare, non sono cambiati. Difendono gli stessi principi (che ovviamente si possono condividere o meno), portano avanti le stesse battaglie, chiedono ora le stesse cose che chiedevano 11 mesi fa e rispondono nello stesso modo di fronte alle stesse inaccettabili (ai loro occhi) decisioni di chi è al governo.

Nel novembre 2017, ad esempio, la finanziaria del governo Gentiloni tagliava 160 milioni all’istruzione. Un taglio neppure troppo accentuato ma che si inseriva in un contesto che vedeva l’Italia agli ultimi posti in Europa per spese e investimenti per la scuola e l’università. Nei giorni scorsi, poi, il Def predisposto dal nuovo governo e approvato dal Parlamento ha previsto un ulteriore taglio ai fondi dell’istruzione, questa volta di ben 500 milioni di euro (tre volte di più rispetto a quello operato dal governo Gentiloni). E, con estrema e impeccabile coerenza, di conseguenza gli studenti sono tornati in piazza a protestare.

Certo, per la massa di “lobotomizzati” e accecati ultras, fanatici del “credere, obbedire, combattere”, quelli di Gentiloni erano tagli, mentre quelli attuali, come ha spiegato il ministro Bussetti, sono “risparmi”. Allo stesso modo nel novembre 2017 il ministro Fedeli non aveva accolto nessuna delle proposte della rete degli studenti in merito all’alternanza scuola-lavoro, ritenuta dagli studenti stessi, così come era strutturata, poco formativa e troppo spesso una forma di sfruttamento.

Di conseguenza la protesta in piazza verteva anche su questo argomento. Undici mesi dopo la situazione non è cambiata, c’è solo un po’ più di confusione ma nessun cambiamento sostanziale, quindi è logico ed inevitabile che gli studenti continuino a protestare.

il diritto di pretendere scuole sicure

Ancora, nel novembre 2017 tra i tanti motivi per cui gli studenti erano scesi in piazza grande importanza aveva il tema della sicurezza delle scuole. “Vogliamo scuole sicure, nelle quali non dobbiamo rischiare la vita ogni giorno, che non crollino alla prima scossa, vogliamo non doverci preoccupare che ci possa crollare in testa il soffitto” dichiaravano allora protestando per lo scarso impegno del governo in un settore che, a ragione, ritenevano prioritario.

Al loro fianco, in qualche caso addirittura scendendo insieme a loro in piazza, si erano schierate le varie associazioni e i vari comitati scuole sicure che sono nati e si sono moltiplicati nel post terremoto del centro Italia, esaltando l’impegno e la coscienza civica di quei ragazzi, ribadendo che era un loro “sacrosanto diritto” pretendere scuole sicure. Undici mesi dopo la situazione in questo campo non è certo migliorata, anzi.

Il nuovo governo ha addirittura chiuso, senza sostituirla con qualcosa di più efficiente, la struttura “ItaliaSicura/Scuole” che per la prima volta nella storia del nostro paese si era in qualche modo mobilitata per avviare una serie di interventi, investendo in pochi anni 10 miliardi di euro (una cifra mai investita prima). La sicurezza delle scuole è completamente scomparsa dall’agenda di governo e non è neppure citata nel contratto siglato dalle due forze che compongono l’attuale esecutivo.

Non solo, nel milleproroghe è stato ulteriormente prorogato (al 31 dicembre 2018) il termine per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole, nonostante che già il termine inizialmente fissato nel decreto del precedente governo (giugno 2018 prima, spostato poi ad agosto 2018) aveva fatto insorgere i rappresentanti degli studenti (e i comitati stessi). Inevitabile, quindi, che ora come allora gli studenti scendano per questo in piazza e protestino.

Vogliamo un serio piano per la riqualificazione e la messa in sicurezza degli edifici già esistenti. Vogliamo scuole a prova di crollo, dotate degli spazi necessari e adeguati per poter svolgere tutte le attività: servono laboratori, palestre e spazi per le assemblee. Vogliamo scuole sicure e funzionali, non carceri o ghetti” si legge nel manifesto della Rete degli studenti medi che, oggi come allora, ha organizzato la manifestazione di protesta nelle 12 piazze italiane.

A differenza di 11 mesi fa, però, nessuna di quelle associazioni e comitati che (a parole) dichiarano di avere a cuore la sicurezza delle scuole ha manifestato appoggio o consenso, né tanto meno è scesa in piazza al loro fianco (come invece sarebbe stato logico e coerente). Non che servisse, ma davvero ora è caduto l’ultimo velo di ipocrisia. La maggioranza di quelle associazioni e comitati avevano ben altri scopi, rispetto a quello ben più nobile e condivisibile della sicurezza della scuola. Che era imprescindibile fino a che al governo c’erano gli “odiati nemici”, ma che ora, guarda il caso, all’improvviso è diventato un particolare irrilevante.

Quell’insopportabile coerenza degli studenti…

Naturalmente, come sempre negli ultimi tempi nel nostro paese, lo stesso identico discorso vale per la gran parte di coloro che oggi appoggiano ed esaltano la protesta dei ragazzi. A ruoli esattamente invertiti, quelli che 11 mesi fa parlavano di studenti “strumentalizzati” dalle opposizioni, oggi li esaltano come autentico baluardo di democrazia.  Uno spettacolo davvero indecente, in questo caso “incattivato” dal fatto che la lineare e spontanea coerenza di quegli studenti (oggi come allora a fronte delle stesse gravi problematiche e della stessa mancanza di risposte da parte di chi governo reagiscono allo stesso modo, senza sconti) invece di un sentimento diffuso di ammirazione, provoca rabbia, invidia da parte di chi da tempo neppure più conosce il significato di “coerenza”.

Quei ragazzi, solo per limitarci agli ultimi anni, sono scesi in piazza per protestare nel 2016 per ben tre volte, lo scorso due volte, quest’anno è la prima volta (ma già hanno annunciato una seconda iniziativa a novembre). Cresceranno anche loro e, probabilmente, perderanno quella ingenua genuinità, entreranno a far parte di quel mondo degli adulti nel quale i principi sono un inutile fardello, dove contano solo gli interessi di parte. Ma per il momento sono lì a ricordarci che su certi argomenti, che su determinate battaglie di principio non si può guardare in faccia a nessuno.

Quanto è accaduto e sta accadendo intorno alla manifestazione di protesta della settimana passata purtroppo è lo specchio di cosa è diventato questo paese, di come ormai su qualsiasi argomento non contino più i contenuti, i principi ma solo l’appartenenza a questa o quella fazione. E, come più volte sottolineato, questo vale da una parte e dall’altra. Perché chi oggi appoggia e esalta quella protesta, dopo che lo scorso anno l’aveva bollata nel peggiore dei modi, non è certo meno inqualificabile di chi ha fatto il percorso contrario.

Quello che invece continua a stupirci è come, per cercare di screditare chi porta avanti queste battaglie, si ricorra sempre alla costruzione di spudorate ed evidenti menzogne di comodo che, come sempre, in un attimo diventano verità indiscutibili. Accade per gli avversari politici, per i giornalisti che si permettono di non allinearsi e non si schierano con chi ha il potere, è accaduto anche per questi ragazzi accusati (per cercare di dare credito alla stucchevole tesi che siano manipolati) di essere scesi in piazza solo ora contro questo governo e mai negli anni passati.

Come abbiamo visto nulla di più falso ma tanti “allocchi”, contro ogni evidenza, hanno subito sposato e dato credito a questa menzogna. Verrebbe quasi da ammirare quegli organi di informazione (come “La Verità” “Il Tempo”, “Il Giornale”) che almeno hanno dimostrato coerenza, visto che ora come negli anni passati hanno criticato e sbeffeggiato la protesta. Certo magari si potrebbe discutere sui toni delle critiche…

L’indegno spettacolo dei manichini bruciati in piazza

A tal proposito non dovrebbe neppure essere necessario sottolineare che, a prescindere di ciò che si pensi sulla protesta degli studenti, certi gesti non sono comunque accettabili e rischiano di squalificare il senso stesso della manifestazione. Ovviamente stiamo parlando di quei manichini con la faccia di Salvini e Di Maio bruciati in piazza a Torino da alcuni manifestanti.

Una vergogna da stigmatizzare (sempre, però, non come ha fatto il ministro degli interni che ora si è indignato ma qualche mese fa, quando alcuni simpatizzanti del suo partito, bruciavano in piazza il manichino raffigurante la Boldrini aveva parlato di una semplice sciocchezza).

A tal proposito va invece apprezzata la reazione dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che non ha calcato la mano su questa vicenda e, soprattutto, si è dichiarato pronto a confrontarsi con le associazioni degli studenti per discutere nel merito le loro proposte. Dimostrandosi così molto più disponibile e aperto dei suoi “servi sciocchi”.

Di seguito i punti principali su cui verteva la protesta degli studenti (tratti dal documento della Rete degli studenti medi)

#CHIHAPAURA DI CAMBIARE?

SCUOLA GRATUITA, CULTURA ACCESSIBILE: siamo stanchi di pagare centinaia di euro per il nostro diritto più importante: studiare. Troppi ragazzi lasciano la scuola perché non possono permettersela: è ora di dire basta!

DECIDERE ANCHE NOI: vogliamo discutere ed elaborare in maniera critica il mondo che ci circonda e apprendere come utilizzare gli strumenti della partecipazione e della società. Siamo noi i custodi e il futuro della democrazia!

ESSERE PROTAGONISTI DEL NOSTRO TEMPO: vogliamo che il governo smetta di alimentare la guerra fra gli ultimi e che si concentri sui problemi reali di una generazione che vede sfumare le proprie prospettive. In un mondo che alimenta le incertezze, in cui i ricchi si arricchiscono e i poveri diventano sempre più poveri, noi vogliamo mettere in discussione la piramide sociale. Nessuno deve rimanere indietro, tutti meritano un futuro dignitoso, lontano dalla sofferenza e con speranza per il domani. Vogliamo costruire una società che vada in direzione dei diritti per tutti e per tutte, non che garantisca i diritti di pochi. Vogliamo ribaltare la piramide!

UGUALI OPPORTUNITÀ PER TUTTI: vogliamo realizzare noi stessi e futuro che sogniamo senza che lo stato ponga ostacoli di ordine economico e sociale, formandoci in una scuola che sappia recepire e sviluppare le nostre inclinazioni.

STOP ALLO SFRUTTAMENTO, ALTERNANZA È FORMAZIONE: l’ASL non serve a sfruttare la manodopera studentesca a costo zero. Deve essere formativa e utile a comprendere il mondo del lavoro e sviluppare capacità diverse in contesti differenti dal semplice ambiente classe. Basta sfruttamento! Basta derubare gli studenti del loro tempo libero!

SCUOLE SICURE, MA PER DAVVERO: non telecamere e guardie fuori dagli Istituti. Vogliamo un serio piano per la riqualificazione e la messa in sicurezza degli edifici già esistenti. Vogliamo scuole a prova di crollo, dotate degli spazi necessari e adeguati per poter svolgere tutte le attività: servono laboratori, palestre e spazi per le assemblee. Vogliamo scuole sicure e funzionali, non carceri o ghetti.

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