Parte il nuovo anno scolastico con una gravissima assenza: la sicurezza delle scuole!


Il 31 agosto scadeva il termine per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismiche negli edifici scolastici ma il Comune di Ascoli, nonostante l’annuncio del giugno scorso dell’assessore Brugni, ancora non ha neppure affidato gli incarichi. Segnali negativi anche a livello nazionale

Il conto alla rovescia per l’avvio del nuovo anno scolastico è iniziato. Anzi, mercoledì 5 settembre è già suonata la prima campanella per gli studenti della Provincia di Bolzano. Poi lunedì 10 settembre toccherà ad Abruzzo, Basilicata e Piemonte, mentre nelle Marche le scuole ripartiranno la settimana successiva, lunedì 17 settembre. Un anno scolastico che inizia tra tantissimi dubbi ed un’unica incrollabile certezza: della sicurezza delle scuole non frega più niente a nessuno (o quasi nessuno).

E’ la storia che si ripete, in questo paese accade o si sfiora la tragedia e allora cresce la preoccupazione e si promettono “mari e monti”. Poi, con il passare del tempo, le promesse si dimenticano e tutto torna come prima. Da questo punto di vista bisogna ammettere che il Comune di Ascoli rappresenta probabilmente un’eccezione quasi unica.

Comune fermo alla manifestazione di interesse

Al sindaco e all’amministrazione comunale ascolana della sicurezza delle scuole non interessava nulla prima del terremoto. Disinteresse che hanno continuato a mostrare nell’immediato post sisma (quando era tutto un fiorire di associazioni e comitati cittadini che chiedevano scuole sicure). E figuriamoci quanto gli può interessare ora che il terremoto è alle spalle (e quindi il clamore e l’attenzione per la situazione dei nostri edifici scolastici sono purtroppo inevitabilmente scesi)…

Non che ce ne fosse bisogno, ma per chi ancora non l’aveva capito la dimostrazione inequivocabile di questo totale disinteresse è arrivata a fine agosto, quando è scaduto il termine (già un paio di volte prorogato) per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole. Più di anno fa, esattamente il 1 giugno 2017, l’amministrazione comunale aveva pubblicato sul proprio sito internet la manifestazione di interesse per formare un elenco di professionisti a cui affidare gli incarichi per le suddette verifiche negli edifici scolastici.

Qualche settimana prima il governo, in uno dei vari decreti sul terremoto, aveva approvato la norma che imponeva a Comuni e Province di effettuare le verifiche entro il 30 giugno 2018 (tra le giuste proteste dell’opposizione, Lega e M5S, che chiedevano tempi molto più stretti). Con quell’atto, però, di fatto si è esaurito l’impegno (se così si può definire…) del Comune, almeno in concreto.

Perché di proclami e annunci in questi mesi poi ne abbiamo ascoltati tanti, davvero troppi, tutti puntualmente poi disattesi. Tante parole, nessun atto o fatto concreto. L’ultimo, in ordine di tempo, il giugno scorso. Quando, nel corso di un incontro sulla sicurezza delle scuole organizzato dalla Provincia, l’assessore alla pubblica istruzione Brugni aveva annunciato: “la prossima settimana inizieranno le verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole di competenza comunale”.

Tre mesi dopo, siamo ancora fermi a quella manifestazione di interesse e non esiste neppure una graduatoria dei professionisti a cui affidare gli incarichi per le verifiche di vulnerabilità sismica. In qualsiasi paese civile, in qualsiasi posto con un alto senso delle istituzioni, un assessore che ha fatto una simile “figuraccia” (c’è addirittura la registrazione audio della sua dichiarazione), avrebbe da un pezzo tratto le inevitabili conseguenze.

In quel meraviglioso posto che è il capoluogo piceno, accade invece che quel rappresentante istituzionale in queste ore parli come se nulla fosse di quanto si sta facendo per la sicurezza delle scuole (praticamente nulla in realtà…).

La “perversa” coerenza e le “aggravanti” per il comune

Al di là di tutto, ciò che lascia senza parole è che ad Ascoli sembra che il tempo si sia fermato, che in questi ultimi anni non sia accaduto nulla, che non ci sia stato neppure il terremoto. Perché nel capoluogo piceno, per quanto riguarda le scuole di competenza del Comune, la situazione è praticamente la stessa che c’era prima del 24 agosto 2016.

Con una sorta di perversa (visto ciò che invece è accaduto) coerenza, l’amministrazione comunale se ne è infischiata della scadenza del 31 agosto 2018 così come aveva fatto in passato, quando la legge imponeva che le verifiche di vulnerabilità sismica dovessero essere fatte entro il 31 dicembre 2013. Non aveva rispettato ciò che imponeva la legge allora, non lo ha fatto neppure adesso. Con, però, in questo caso, alcune pesanti aggravanti.

Innanzitutto determinate dal fatto che, a differenza del 2013, questa volta non c’è neppure l’appiglio della mancanza di fondi. I soldi per fare le verifiche ci sono, sono stati stanziati dal precedente governo (e confermati da quello attuale), addirittura ci sono anche i fondi per avviare gli eventuali interventi di adeguamento sismico (e alcuni enti, tra cui la Provincia di Ascoli, li hanno già avviati). Quindi non ci sono scuse, almeno dal punto di vista economico.

Ulteriore aggravante è il fatto che, sempre rispetto al 2013, questa volta il Comune aveva, doveva necessariamente avere, la consapevolezza dei rischi che si corrono, della situazione per nulla edificante in cui versano le scuole cittadine. Che, pur con scosse di terremoto avvenute con epicentro piuttosto distante dal capoluogo piceno, hanno comunque subito danni per milioni di euro (e per un paio di edifici addirittura è stato necessario ricorrere alla chiusura definitiva).

Inoltre non può in alcun modo esserci la giustificazione della mancanza di tempo, visto che nello stesso periodo la Provincia di Ascoli ha dimostrato che si poteva e su può fare molto di più. Nulla da fare, il menefreghismo di questa amministrazione comunale nei confronti di un tema così delicato è davvero sconfortante.

Amplificato anche dal fatto che, di contro, la Provincia almeno si è mossa ed ha almeno iniziato ad affrontare una situazione sicuramente complessa e difficile.

Segnali incoraggianti dalla Provincia

Proprio come il Comune, anche l’amministrazione provinciale tra fine maggio ed inizio giugno 2017 aveva pubblicato identica manifestazione di interesse per l’affidamento degli incarichi. Però poi non si è fermata lì, ha affidato gli incarichi, ha fatto svolgere le verifiche (che, per la verità, hanno dato risultati sconfortanti, per quanto non certo imprevisti) e, addirittura, ha anche avviato e sta avviando i primi interventi di adeguamento (al “Buscemi” a San Benedetto sono iniziati, nei prossimi giorni partiranno i lavori al Liceo Classico di Ascoli, poi al Liceo Artistico).

Non che non ci siano aspetti controversi e poco chiari nel comportamento della Provincia. Che, però, sta suscitando un’impressione incredibilmente positiva, al di là dei suo effettivi meriti, proprio grazie al nulla fin qui fatto dal Comune. Che, ancora una volta, dal prossimo 17 settembre metterà a rischio gli studenti ascolani e tutto il personale scolastico costringendoli a frequentare istituti scolastici di cui si ignora il grado di sicurezza (che, appunto, viene certificato proprio dalle verifiche di vulnerabilità sismica).

E che prova a confondere le acque parlando di sicurezza a proposito di interventi del tutto marginali che, oltre tutto, vengono fatti senza alcuna programmazione, senza avere neppure la più pallida idea se sono realmente necessari o se le strutture in cui vengono realizzati in realtà avrebbero bisogno di ben altri interventi (per scoprirlo servirebbero sempre le verifiche di vulnerabilità sismica…).

Segnali negativi dal nuovo governo

Comune di Ascoli a parte, bisogna purtroppo ammettere che in generale il tema della sicurezza delle scuole, improvvisamente balzato al centro dell’attenzione dopo l’emergenza sismica, ora è nuovamente tornato nel dimenticatoio. E non solo per colpa del disinteresse mostrato in proposito dal nuovo governo. Che, per altro, se per certi versi può essere considerato sorprendente, visto che M5S e Lega nei mesi passati avevano avuto ben altro atteggiamento, non si può comunque dire che giunga del tutto inatteso.

Anche perché il semplice fatto che nel contratto di governo non era stata spesa neppure mezza parola per il tema della sicurezza delle scuole doveva rappresentare un segnale ben preciso. Che, poi, si è ulteriormente rafforzato e concretizzato con i fatti. A partire dalla sconcertante e incomprensibile decisione di chiudere ItaliaSicura/Scuole, la struttura di missione per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, molto apprezzata e considerata fondamentale dalle associazioni che da sempre si occupano di sicurezza delle scuole (ma ci sono i numeri, emblematici, che non ammettono repliche in proposito).

Continuando, poi, con l’assurdo tentativo di spostare ulteriormente la scadenza per le effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica. Oggetto addirittura di un emendamento, presentato dalla Lega e votato dalla maggioranza che sostiene il governo, inserito nel decreto “Milleproroghe” che sposta la scadenza al 31 dicembre 2018. La lunga sosta estiva del Parlamento di fatto lo ha al momento neutralizzato (il decreto “Milleproroghe” è stato approvato in Senato ed ora è in attesa dell’approvazione della Camera).

Ma, se non verrà cancellato in fase di approvazione alla Camera (a metà settembre), la paventata proroga diventerebbe effettiva (anche se in realtà il termine ultimo, 31 agosto 2018, sarebbe già scaduto). Come se non bastasse, nella bozza di accordo quadro sull’edilizia scolastica che il Miur (il ministero della pubblica istruzione) ha predisposto per sottoporre all’attenzione delle Regioni, il peso attribuito al criterio del rischio sismico è appena del 10%.

Segnali, anzi fatti sin troppo eloquenti e inequivocabili che, solo qualche mese fa, quanto meno avrebbero scatenato furibonde reazioni. E che invece ora sono passati quasi sotto silenzio, a dimostrazione di come la maggior parte (fortunatamente non tutti) di tutti quei comitati cittadini (o presunti tali) che erano sorti nel periodo immediatamente successivo al terremoto avessero ben altro che la sicurezza delle scuole tra i loro principali obiettivi.

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