Sicurezza e monitoraggio dei ponti: la Provincia c’è, ora tocca al governo


Nonostante le polemiche, la Provincia di Ascoli ha rispettato la scadenza imposta dal ministero dei trasporti e delle infrastrutture, inviando il monitoraggio sullo stato di conservazione e manutenzione dei ponti. Con la richiesta di finanziamenti per 24 milioni

La Provincia di Ascoli alla fine ha fatto il suo dovere. Ora non resta che aspettare che altrettanto faccia il governo. In quello schizofrenico paese che è diventato (da anni) l’Italia, nel quale termini come programmazione e prevenzione sono vocaboli praticamente sconosciuti e si agisce sempre e comunque sull’onda delle emozioni, dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova ovviamente non poteva che scattare l’emergenza per la situazione delle decine di migliaia di ponti sparsi in tutto il territorio nazionale. A cui il governo, e il ministro delle infrastrutture Toninelli in particolare, ha risposto chiedendo, con una lettera inviata a tutti gli enti locali (Comuni e Province) il 16 agosto, il “monitoraggio dello stato di conservazione e manutenzione delle opere viarie e dighe” entro il 31 agosto.

Al di là del fatto che diversi Comuni e Province hanno lamentato di non aver ricevuto alcuna lettera, l’iniziativa del ministero si presta a diverse considerazioni e riflessioni. Partendo dal fatto che i dati generali sulla condizione di “opere viarie e dighe” dovrebbero già esserci (almeno in teoria), è chiaro che la richiesta del ministero, così generica e indefinita, si presta a diverse interpretazioni.

Perché se si chiedono i dati generici che ogni ente dovrebbe già avere è un conto, nel senso che non ci possono essere giustificazioni che tengano (neppure che 15 giorni sono un tempo insufficiente). Ma se si intendevano chiedere nuove e più approfondite perizie e analisi è del tutto ovvio che un arco di tempo così ristretto rende improponibile la richiesta stessa. Una scarsa chiarezza che inevitabilmente ha finito per alimentare discussioni e polemiche.

Come quella dei giorni scorsi che ha coinvolto la Provincia di Ascoli e il M5S del capoluogo piceno, dopo che il presidente D’Erasmo aveva fatto presente che sarebbe stato difficile monitorare 300 strutture in così pochi giorni. “Se non ha questi dati D’Erasmo si deve dimettere perché non è in grado di ricoprire il ruolo del presidente della Provincia” ha duramente replicato in una nota il M5S di Ascoli, sottolineando come non fosse ammissibile che il presidente della Provincia non avesse già quel tipo di dati, soprattutto “dopo gli eventi sismici iniziati in data 24 agosto 2016”.

Perplessità più che condivisibile quella dei “grillini” ascolani, anche se probabilmente D’Erasmo si riferisse ad altro, al concetto di nuove perizie più approfondite. E’, però, davvero singolare che un paio di giorni dopo le stesse perplessità del presidente della Provincia di Ascoli le abbia espresse in proposito anche la sindaca di Roma Raggi e la sua amministrazione comunale che hanno fatto presente al governo che in alcun modo avrebbero potuto rispettare la scadenza del 31 agosto (e saremmo curiosi di sapere se, coerentemente con la posizione espressa nel capoluogo piceno, il M5S ha chiesto le dimissioni della Raggi…).

Polemiche a parte, però, alla fine la Provincia ha fatto in pieno il proprio dovere e, il 1 settembre scorso, con un comunicato stampa, ha annunciato che “i tecnici del Servizio Viabilità dell’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno hanno inviato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il monitoraggio sullo stato di conservazione e manutenzione dei ponti dislocati sulla rete viaria di competenza, circa 960 km”.

L’obiettivo della ricognizione – si legge ancora nel comunicato – in base a quanto richiesto dal Ministero, è quello di richiedere le risorse finanziarie ritenute necessarie per i vari interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle strutture di competenza, oltre che per la loro ispezione e sorveglianza.  Complessivamente sono stati richiesti finanziamenti per circa 24 milioni e 160 mila euro, importo che disegna le varie priorità articolate in specifiche sezioni e diverse stime”.

In particolare, sono stati richiesti quasi 6 milioni e mezzo (6.478.400 euro per l’esattezza) “per opere di risanamento relative a 9 ponti per i quali la Provincia ha già eseguito monitoraggi con prove di carico, statiche e dinamiche e sui materiali”. In altre parole si tratta di 9 ponti che, in seguito al monitoraggio, hanno evidenziato la necessità di un intervento di manutenzione, possibilmente rapido.

Nel dettaglio si tratta del ponte sulla provinciale 88 Valditronto (km 0+348) ad Ascoli per quasi 750 mila euro, del ponte in muratura e su quello in cemento sull’Ancaranese a Castel di Lama per quasi 2 milioni di euro, del ponte sulla Mezzina (km 1+560) sempre a Castel di Lama per oltre 350 mila euro, sul ponte in zona fosse di Caico (Offida) sempre della Mezzina per oltre 350 mila euro. E poi ancora il ponte della provinciale 1177 Cerreto-Monsampietro a Venarotta (km 3+730) per poco più di 200 mila euro, quello sulla provinciale 4 ad Appignano (km 3+455) per 150 mila euro, del ponte sulla provinciale 116 Vallesenzana ad Appignano (km 5+300) per poco meno di 700 mila euro e del ponte sulla provinciale 234 Croce Rossa a Rotella (km 1+400) per 2 milioni di euro.

Ulteriori 3 milioni e 387 mila euro sono stati poi chiesti per le attività di censimento e ispezione primaria, mentre altri 14 milioni di euro sono stati conteggiati per l’adeguamento normativo delle barriere di sicurezza “sulla base di una stima puntuale condotta sulla lunghezza delle opere interessate”. Infine, 300 mila euro è l’importo richiesto per il monitoraggio approfondito di due infrastrutture importanti in termini strutturali e di traffico.

“Il massimo impegno per la sicurezza delle strade e dei ponti è stata fin dall’inizio del mandato una priorità per l’amministrazione provinciale – ha sottolineato il presidente D’Erasmo – tanto è vero che fin dal 2015, è stato avviato un lavoro straordinario del Servizio Viabilità per istituire un catasto dei ponti, oltre 300 presenti sul territorio, per individuare necessità e stato di conservazione. Attività ulteriormente accelerata con il terremoto del 2016: nei 4 piani stralci dell’Anas sono stati assegnati 240 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture danneggiate, con specifiche risorse destinate ad alcuni ponti e viadotti con lavori già attivati o in procinto di attivazione.

Ricordo, ad esempio, che sono previsti interventi sul ponte di Croce Rossa di Rotella, il Ponte sulla Circonvallazione di Offida, il ponte Moia Rigo nel Comune di Montegallo, il ponte di Arquata del Tronto in prossimità della frazione Tufo e il Ponte di Mozzano. Non solo, abbiamo stanziato nei Bilanci provinciali 2017 e 2018 risorse proprie impiegate per l’acquisto di un particolare software per il censimento dei ponti con l’obiettivo di aumentare la sicurezza dove, a seguito di ispezioni, sarà possibile valutare le opere di manutenzione straordinaria da fare, anche in considerazione dell’applicazione degli ultimi standard di adeguamento antisismico”.

Infine, alcune settimane fa sono state completate le verifiche durate alcuni mesi su due importanti ponti situati sulla S.P. n.3 “Ancaranese” nella zona di collegamento tra la Superstrada Ascoli – Mare e la Zona industriale di connessione tra la Val Tronto e la Val Vibrata” conclude D’Erasmo che, poi, inevitabilmente e comprensibilmente lancia un appello auspicando che “il governo assegni presto le risorse richieste per la sicurezza.

Appello ovviamente assolutamente da sottoscrivere, è fondamentale che ora il governo, che ha deciso di stringere i tempi con tutto ciò che ne è seguito, non perda tempo e metta a disposizione della Provincia di Ascoli (e, ovviamente, non solo) i fondi richiesti. Perché in caso contrario sorgerebbe il più che fondato dubbio che quella del ministro Toninelli era solamente un’operazione di facciata.

Non sarà facile perché, a differenza di quanto si credeva, sono numerosi gli enti locali che hanno rispettato la scadenza e, quindi, sono tantissimi i dati e le richieste di finanziamento arrivate al ministero. Che, però, ora non può certo tirarsi indietro o fare finta nulla ma il dovere di iniziare immediatamente a finanziare almeno tutti gli interventi più urgenti. Se ciò non avvenisse (e in tempi rapidi) lo stesso ministro dovrebbe trarne le conseguenze…

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