Fake news anche sulla strage di Bologna


Giorgia Meloni in un tweet parla di “nessuna verità, nessuna giustizia” per la strage di Bologna. E un’altra esponente di Fratelli d’Italia rilancia la tesi in Parlamento. Eppure per quell’attentato, nel quale morirono 85 persone, sono condannati in via definitiva tre militanti dei Nar

Negazionismo, ipocrisia, fake news. E’ persino difficile definire l’indecente tweet che il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha postato ieri mattina (giovedì 2 agosto) in ricordo della strage di Bologna. “Ancora oggi tutto avvolto nel mistero, nessuna verità, nessuna giustizia. Un pensiero alle vittime e ai loro familiari”.

Siamo ormai abituati al fatto che i nostri politici qualsiasi argomento debbano affrontare non riescano a resistere al richiamo della propaganda, che sarebbero disposti a far qualsiasi cosa pur di “spillare” due voti in più. Però ci eravamo illusi che ci fosse un limite, che ci si potesse fermare e astenere dal fare propaganda e disinformazione almeno di fronte a quella che è la più grave strage, il più grave attentato terroristico della storia italiana. Invece niente, Giorgia Meloni fiutando il vento di destra che spira forte nel nostro paese (e non solo) ha ben pensato di sfruttare una così dolorosa ricorrenza per cercare di guadagnarsi qualche simpatia (e magari qualche voto in più).

Un tweet davvero inaccettabile innanzitutto perché Giorgia Meloni non è una semplice cittadina ma è da anni in Parlamento e per diversi anni è stata anche ministro della repubblica. Quindi se davvero avesse avuto a cuore le vicende legate alla strage di Bologna avrebbe potuto e dovuto mobilitarsi nella sua veste da parlamentare e, ancora di più, da ministro. Soprattutto, però, il tweet è inaccettabile perché riporta un’informazione assolutamente non vera, una cosiddetta fake new.

Non è vero che sia tutto avvolto nel mistero, che non c’è alcuna verità e alcuna giustizia. Piuttosto è vero che, come al solito purtroppo nel nostro paese, mancano dei pezzi importanti nella ricostruzione di quanto accaduto, che ancora ci sono alcune zone d’ombra circa il coinvolgimento di alcuni apparati dello Stato. Ma la verità giudiziaria, sancita da numerosi processi e da sentenze passate in giudicato c’è ed è chiara e inconfutabile, anche se sicuramente non gradita alla Meloni.

Quella di Bologna fu una strage nera, compiuta da militanti di estrema destra, di gruppi neo fascisti. Resta il dubbio sui mandanti, ma non sul fatto che gli esecutori materiali appartenevano ai Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar). Dopo una serie infinita di processi, ci sono anche tre condanne passate in giudicato. Come esecutori materiali dell’attentato sono stati condannati all’ergastolo Valerio Fioravanti e Francesco Mambro. In un successivo procedimento è stato, poi, condannato a 30 anni di reclusione per strage un altro militante di estrema destra, Luigi Ciavardini.

Non solo, sempre nell’ambito dei vari procedimenti per la strage di Bologna l’ex capo della P2 Licio Gelli, gli ufficiali del Sismi (servizi segreti) Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e il faccendiere e collaboratore del Sismi Francesco Pazienza sono stati condannati per il depistaggio delle indagini e per calunnia aggravata al fine di assicurare l’impunità agli autori della strage.

Non è certo una novità, chi conosce la storia violenta, ricca di attentanti e di fatti sangue, di quegli anni in Italia sa perfettamente come alcuni apparati deviati dello Stato (collusi anche con la P2) nella migliore delle ipotesi aiutavano e favorivano l’attività e le azioni dei gruppi eversivi neo fascisti.

Detto che in uno stato di diritto le sentenze passate in giudicato possono anche essere messe in discussione ma vanno comunque rispettate (ancora di più da parte di un ex ministro e una parlamentare), chiunque conosce un po’ la lunga e travagliata storia delle indagini e dei procedimenti giudiziari sulla strage di Bologna sa che l’attribuzione della strage all’eversione nera e le tre condanne si basano su una serie impressionante di prove e testimonianze, con importanti e inequivocabili riscontri.

In particolare ci sono le confessioni e le testimonianze di alcuni ex componenti dell’eversione nera (Nar ma anche Ordine Nuovo), ci sono delle testimonianze con importanti riscontri, ci sono documenti sequestrati dagli inquirenti (e scritti mesi prima della strage) che teorizzano quello che poi è purtroppo accaduto (in particolare un documento sequestrato a Carlo Battaglia di Ordine Nuovo), ci sono delle intercettazioni ambientali (in particolare le conversazioni registrate in carcere dai poliziotti penitenziari tra Stefano Nicoletti ed Edgardo Bonazzi).

Materiale corposo e inequivocabile a supporto di due sentenze passate in giudicato che un parlamentare e ex ministro non può far finta di ignorare. “Trovo profondamente offensivo che contesti una sentenza, frutto del lavoro di decine di magistrati e poliziotti, con una semplice frase fatta. Hai argomenti per dire che i tre Nar sono innocenti?” si legge sotto il tweet della Meloni tra i tanti commenti indignati.

Una risposta assolutamente da sottoscrivere, ci dica il leader di FdI sulla base di quali atti e di quali prove può sostenere una simile tesi. Anzi, se davvero è a conoscenza e ha simili importanti prove si faccia promotrice della riapertura del processo per scagionare i tre che sarebbero stati ingiustamente condannati. Altrimenti rispetti le sentenze e, soprattutto, i familiari delle 85 vittime. Quel che è peggio, però, è che quel pessimo tweet non è purtroppo colpa di un improvviso “colpo di sole” della Meloni.

Perché, proprio nelle stesse ore nelle quali la Meloni twittava in quel modo, in Parlamento un’altra esponente di FdI, Paola Frassinetti seguiva la stessa linea, contestando e sostenendo, nonostante le inequivocabili sentenze, che la strage di Bologna non era di matrice nera. Anche lei, però, come il suo leader senza uno straccio di argomento concreto. Semplice e pura propaganda, senza rispetto per i superstiti e le famiglie delle vittime di quella terribile strage “nera”.

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