C’era una volta il terremoto


Nessun rappresentante del governo presente alla Camera per la discussione sul decreto terremoto. Che, però, l’esecutivo ha già annunciato che verrà approvato senza gli emendamenti chiesti dai  comitati che rappresentano le popolazioni colpite dal sisma

A volte ci sono degli episodi o dei particolari che sono più emblematici e più rivelatori di mille parole, dei fatti stessi. Uno di questi è quello accaduto lunedì 16 luglio nell’aula della Camera dove, dopo il passaggio in Commissione Ambiente, era in programma l’avvio della discussione del decreto terremoto, approvato il 28 giugno scorso, tra mille proteste (delle opposizioni ma anche delle associazioni che rappresentano le popolazioni colpite dal terremoto), dal Senato.

Il presidente di turno, Ettore Rosato, è stato costretto a sospendere immediatamente la seduta per l’assenza da parte del governo. Sembra incredibile da credere, eppure neppure uno degli oltre 60 tra ministri, viceministri e sottosegretari del governo Conte si è degnato di presentarsi e presenziare all’importante (soprattutto per le popolazioni colpite dal terremoto) discussione sul decreto.

Dopo le dure proteste dell’opposizione (Pd e Forza Italia), alla fine si sono presentati due sottosegretari, con il relatore del provvedimento che, in spregio ad ogni regola del buon senso, invece che sedersi tra i banchi del governo si è accomodato tra quelli della Lega. Nessuna traccia del presidente della Commissione ambiente, il leghista Alessandro Manuel Benvenuto, che aveva esaminato il decreto e la cui presenza era il minimo che ci si potesse attendere.

Finita la campagna elettorale, dimenticato il terremoto

Naturalmente da prassi, nelle prossime ore, arriveranno come al solito le giustificazioni, le spiegazioni e tutte le tradizionali litanie tipiche di queste circostanze. Ma che per questo governo, dopo la pioggia di promesse fatte nel corso della campagna elettorale, i problemi delle popolazioni colpite dal terremoto non siano propriamente una priorità (per usare un eufemismo) non è certo una novità. Lo si era ampiamente capito già al momento della stesura del famoso contratto di governo nel quale, nella prima versione, non c’era neppure una parola in merito a questa che pure continua ad essere una vera e propria emergenza.

Poi, scoperta la sconcertante verità, l’imbarazzata e imbarazzante marcia indietro che, però, non aveva certo cambiato le carte in tavola, visto che nel contratto solo poche e generiche righe venivano dedicate al post terremoto. I primi passi dell’esecutivo, poi, hanno confermato e, se possibile, rafforzato questa sensazione. Che la vicenda accaduta alla Camera lunedì 16 luglio non ha fatto altro che accentuare.

“Siamo delusi, nulla di concreto è stato fatto”

Non crediamo siano necessari commenti all’ennesimo schiaffo dato al territorio colpito dal sisma e in piena emergenza da due anni” commenta amaramente “Terre in moto”, una comunità (una rete di realtà sociali) che raccoglie associazioni e semplici cittadini.  Uno schiaffo che si aggiunge all’ennesima cocente delusione per le popolazioni del centro Italia colpite dal sisma. Perché in Commissione Ambiente il governo, attraverso il viceministro Laura Castelli (M5S), ha già chiarito che il decreto arriva in aula e verrà approvato così come è uscito dal Senato.

Come a Palazzo Madama, quindi, sono stati bocciati tutti gli emendamenti presentati e che in larga parte andavano nella direzione richiesta e auspicata da quelle popolazioni. Inesorabilmente bocciate tutte le richieste presentate dai terremotati al nuovo esecutivo, dal reddito di cratere alle agevolazioni fiscali per le aziende che assumono terremotati, dal potenziamento del servizio di supporto psicologico a misure per una ricostruzione più rapida che coinvolga le ditte del territorio.

Prima della discussione in Senato, il coordinamento dei comitati Terremoto Centro Italia (che comprende 106 comitati di tutto il cratere delle 4 regioni colpite) aveva presentato alla Commissione affari urgenti di Palazzo Madama i 13 punti degli emendamenti proposti, manifestando anche un certo ottimismo.

Abbiamo sottolineato che le parole devono lasciar posto ai fatti” sostenevano allora. Invece le loro aspettative erano andate deluse nella discussione e nella successiva approvazione del decreto al Senato. E nulla di nuovo e di diverso accadrà alla Camera. Sappiamo già quali saranno, ancora una volta, le giustificazioni. La mancanza di copertura economica, il poco tempo a disposizione, la promessa (sai che novità…) di occuparsene concretamente più avanti (ma la stessa Castelli ha ribadito che fondamentale sarà capire se e come si potranno trovare risorse adeguate).

Però durante le ripetute visite nelle zone terremotate, in campagna elettorale, le promesse da parte degli attuali esponenti di governo erano state ben altre, erano stati presi ben altri e più seri impegni. Tutto svanito, solo giustificazioni, improbabili promesse e nuovi rinvii, come se 2 anni di attesa non fossero già sufficienti. Si potrebbero dire e aggiungere tante cose, la cosa migliore è quella di far parlare, per capire il senso di delusione e disillusione che ancora una volta stanno provando, i rappresentanti dei territori colpiti dal terremoto.

Ci siamo confrontati con i referenti politici di quasi tutti i partiti – afferma il coordinatore del coordinamento dei comitati Terremoto Centro Italia Francesco Pastorella – maggioranza ed opposizione e mentre (ovviamente) l’opposizione si scaglia contro il governo, i deputati e senatori di lega e m5s alzano le braccia o sono addirittura delusi dal comportamento del governo da loro sostenuto. Ci sono mille variabili e mille motivazioni, ma noi siamo terremotati e dei terremotati ci interessa!  Non possiamo accettare che non ci sia copertura economica, come non possiamo accettare che non si riescano ad inserire emendamenti di semplificazione o supporto morale e psicologico.

Siamo molto delusi, ci aspettavamo un cambio di marcia dopo le promesse e le rassicurazioni dei mesi scorsi. Invece ci tocca constatare che nulla di concreto è stato fatto, né sul piano del sostegno economico né per la semplificazione burocratica. Avevamo chiesto chiaramente che si prendessero provvedimenti innanzi tutto per sostenere i terremotati rimasti senza lavoro, ad esempio dando loro la priorità nelle assunzioni nei concorsi pubblici. Una misura minima, e tra l’altro non onerosa: neppure questa è stata accolta. Se non ci sarà un cambio di passo non ci resterà che prendere atto che anche questo governo, come i precedenti, non ha intenzione di ascoltare le nostre richieste, e comportarci di conseguenza”.

Un cambio di passo che, ovviamente, deve avvenire con i fatti e non certo a parole, con le solite stucchevoli promesse. Ne abbiamo e, soprattutto, ne hanno (le popolazioni colpite dal terremoto) ascoltate sin troppe in queste 2 anni per sopportarne delle ulteriori…

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