Prove tecniche di regime


La terza doveva essere la repubblica dei cittadini. Che, però, non possonoprotestare o manifestare il proprio dissenso, altrimenti rischiano di essere fermati, interrogati e schedati. Come è accaduto a Bolzano, Ivrea, Roma, Siracusa a giornalisti e semplici cittadini

Altro che “terza repubblica”, come entusiasticamente aveva annunciato Di Maio nella notte tra il 4 e il 5 marzo. Sulla base di quanto di sconcertante e inaccettabile sta accadendo in questi ultimi giorni, quella che è iniziata da una decina di giorni assomiglia sempre più ad un regime vagamente reazionario (ovviamente  adeguato al terzo millennio) e sempre meno a quella “repubblica dei cittadini” vaneggiata dal leader del Movimento 5 Stelle.

O forse si potrebbe anche dire che i cittadini che secondo Di Maio dovevano essere protagonisti di questa nuova fase politica del paese lo possono essere, a patto che siano ciecamente e fedelmente dalla parte del nuovo e unico messia del paese, che si adeguino velocemente al nuovo pensiero unico fatto di slogan per nulla attinenti alla realtà concreta ma di sicuro e facile impatto, che non pongano inutili e scomodi quesiti e che, tanto meno, non si azzardino a provare a protestare o addirittura a manifestare il proprio dissenso.

In tal senso si può forse ancora parlare della terza repubblica come quella dei cittadini, ma solo di una parte specifica di essi, cioè la folla (crescente) “invasata” e con i paraocchi pronta ad appoggiare incondizionatamente, esultare ed inneggiare ad ogni strepitare del nuovo messia. Tutti gli altri dovrebbero tacere e non azzardarsi neppure ad esprimere la propria opinione o dissenso.

E se hanno l’ardire di farlo allora si meritano gli sberleffi, le offese e gli insulti degli adepti del messia (o di quelli, per la verità sempre meno convinti, dei suoi dismessi alleati), nella migliore delle ipotesi. Perché i fatti di questi ultimi giorni dimostrano in maniera inquietante che, a chi non si adegua e comunque vuole legittimamente mettere quanto meno in discussione determinate tesi, può capitare decisamente di peggio che subire gli insulti e le offese del popolo “invasato” del web.

La sottomissione volontaria dell’informazione

E, quel che è decisamente peggio, è che tutto ciò avviene nel silenzio quasi unanime (a parte qualche eccezione) dei media e dell’informazione italiana, d’altra parte abituata a chinare la testa e ad adeguarsi senza che il “potente” di turno abbia neppure bisogno di chiederlo. In larga parte nulla di nuovo verrebbe da dire. L’adorazione acritica e a prescindere nei confronti del nuovo messia è qualcosa di ampiamente già visto in Italia (così come l’atteggiamento da parte dell’informazione), prima con Berlusconi poi (sia pure in misura decisamente ridotta) con Renzi ed ora con Matteo Salvini.

Gli italiani sono fatti così, da tempo hanno trasformato l’appartenenza ad una parte politica a qualcosa di molto simile al peggior tifo da stadio. E come per gli ultras la propria squadra del cuore non si discute ma si ama e si segue sempre e a prescindere. Così è per gli adepti del nuovo (come dei vecchi) guru leghista, ciò che dice non viene mai messo in discussione, è vero ed è giusto a prescindere, anche contro ogni realtà. Era così quando una larga parte degli italiani si sono “innamorati” di Berlusconi al punto da credere a qualsiasi sua promessa, anche le più improbabili, e di accettare anche le più imbarazzanti leggi “ad personam”.

E’ stato così anche con Renzi, premiato e portato ad un incredibile 42% nonostante avesse fatto esattamente il contrario di quanto aveva promesso (“non sarò mai presidente del Consiglio senza passare dalle elezioni”). Ed ora la storia si ripete con Salvini che, sfruttando un po’ l’ignoranza (nel senso di scarsa conoscenza) un po’ un certo razzismo latente degli italiani, ha capito di aver trovato il “filone” giusto per accrescere in maniera smodata il suo consenso e, con il vento in poppa, ha compreso che in questa fase può permettersi di sparare anche le più incredibili delle “panzane” (cosa che puntualmente e sistematicamente sta facendo) ottenendo comunque il favore dei suoi “acciecati” adepti.

Fin qui siamo purtroppo nella norma, la ruota gira ed a turno gli italiani (o almeno una parte di essi) si riconoscono ciecamente e senza esitazioni nel nuovo messia.

Giornalisti “sequestrati”, manifestanti bloccati e schedati

Quello che però non è per nulla normale e che non può essere accettato in silenzio, almeno in un paese civile, è questa improvvisa voglia di repressione e censura che ha prodotto episodi di inaudita gravità: il “sequestro” per oltre 3 ore, da parte della guardia di finanza, di 3 giornalisti che stavano indagando sulla vicenda dei presunti fondi esteri della Lega, il divieto ad alcuni manifestanti, addirittura poi schedati dalla polizia, di esporre alcuni striscioni a sostegno della famiglia Regeni (dopo l’infelice esternazione di Salvini), lo stesso trattamento riservato ai partecipanti al gay pride a Siracusa, la schedatura di un paio di autobus del sindacato che si recavano alla manifestazione per ricordare il migrante ucciso in Calabria.

Ma anche,  e se possibile ancora più grave, il trattamento punitivo nei confronti del maresciallo dei carabinieri che con la sua testimonianza ha fatto riaprire il caso Cucchi, il trasferimento della direttrice di una biblioteca che si rifiuta di mettere da parte i libri non graditi dal sindaco e dalla sua giunta. Prove tecniche di regime, e di quelli peggiori, verrebbe da dire, episodi accaduti nel giro di pochi giorni e con metodi identici che non possono non allarmare e insospettire. E che comunque si vogliano giudicare lanciano un messaggio chiaro e assolutamente inquietante.

In un contesto di inaudita gravità, l’episodio più sconcertante è sicuramente quello accaduto a Bolzano. Dove tre giornalisti (di Repubblica, Stampa e Fatto Quotidiano) sono stati fermati, portati in caserma ed in interrogati per oltre tre ore dalla guardia di finanza. I tre stavano indagando sui flussi finanziari della Lega, sui presunti soldi segreti del Carroccio in Lussemburgo. Una vicenda tutta da chiarire ma che sta creando fastidio ed imbarazzo alla Lega e al suo leader Salvini.

I tre erano a Bolzano perché stavano indagando su un trasferimento di 3 milioni di euro compiuto da una fiduciaria in Lussemburgo all’istituto di credito di Bolzano Sparkasse. Senza alcuna motivazione sono stati fermati e portati in caserma. Non sono indagati, non hanno commesso alcun reato, stavano semplicemente svolgendo il proprio mestiere. Riprendendo una famosa battuta del film “Nemico pubblico”, quello della guardia di finanza di Bolzano è stato “un orgasmo solitario” o è stato chiesto da qualcuno?

Nel primo caso, perché il ministro degli interni e quello della giustizia non sono immediatamente intervenuti? Il loro silenzio è per certi versi ancora più grave e rende ancora più nebulosa la vicenda, trasformandola in un inquietante avvertimento ai giornalisti.

Un paio di giorni dopo qualcosa di non meno grave è accaduto ad Ivrea, durante il comizio di Salvini (già solo il fatto che un ministro, per giunta quello degli interni, continua a fare comizi di partito in un paese normale provocherebbe reazioni…) in vista del ballottaggio alle comunali. Un gruppo di attivisti di Amnesty International hanno esposto uno striscione a sostegno della famiglia Regeni ed immediatamente sono stati fermati dalla polizia che ha sequestrato lo striscione e li ha schedati (con tanto di foto). Non solo, poco dopo è stata bloccata e non le è stato permesso neppure di passare da quelle parti una ragazza solo perché aveva la maglietta di Amnesty con la scritta “Protect the human” (e quando ha provato a chiedere spiegazioni l’hanno minacciata di portarla in caserma).

Due giorni fa scenario non meno inquietante a Siracusa, durante il gay pride, dove la Digos ha impedito che venisse esposto uno striscione critico nei confronti di Salvini (“X sempre in lotta contro Salvini, l’omofobia e tutti i confini”). “Gli organizzatori ci hanno pregato di toglierlo perché alla polizia non piaceva – racconta una delle due ragazze che avevano preparato lo striscione – noi non volevamo cedere ma poi si è avvicinato qualcuno della Digos che ci ha detto che lo striscione non poteva essere mostrato. Le ho chiesto per quale motivo e mi ha risposto “perché è contro il governo”.

Addirittura, poi, la Digos ha minacciato di bloccare il corteo e la manifestazione se lo striscione non veniva tolto. Sempre due giorni fa alcuni autobus che portavano iscritti al sindacato a Roma alla manifestazione in memoria di Sacko Soumayla (il migrante ucciso in Calabria) sono stati fermati dalla polizia, alcuni poliziotti sono saliti a bordo e tutti i presenti sono stati fotografati e schedati.

Siamo di fronte a palesi e gravissime violazioni di diritti costituzionalmente garantiti. Quelli descritti sono comportamenti inauditi, tipici dei peggiori regimi reazionari. Ancora più gravi perché, in quasi tutte le occasioni, la contestazione o l’indagine (nel caso dei giornalisti) riguardava direttamente Salvini che è anche il ministro degli interni.

Naturalmente non ci sono elementi neppure per ipotizzare che dietro ci sia lo zampino del ministro, al momento non si può che pensare a comportamenti isolati ed autonomi, di certo non per questo meno gravi. Anche perché, a maggior ragione, il governo e i ministri degli interni e di giustizia sarebbero per questo dovuti immediatamente intervenire (anche con provvedimenti concreti nei confronti di chi ha avuto simili comportamenti palesemente illegali).

Invece nulla, silenzio più assoluto anche e soprattutto da parte dell’alleato di Salvini, quel Movimento 5 Stelle che fino a che non è arrivato al governo era molto sensibile a questi argomenti. E che ora, invece, non ha il coraggio neppure di far sentire la propria voce di fronte ad inquietanti vicende che, più che alla terza repubblica, piuttosto fanno pensare al Terzo Reich…

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