Scandalo Cas, la vergogna degli sciacalli del terremoto


Dopo le centinaia di indagati ad Amatrice e  nel Reatino, l’operazione “Anubi” ha portato all’accertamento di ben 120 casi di Cas ottenuti in maniera illecita solo a Camerino, tra chi ha la residenza altrove e chi ha “gonfiato” il numero di familiari, per far lievitare l’entità del contributo

Ben 120 indagati solo a Camerino. Ha risvolti davvero inquietanti, ma purtroppo non certo inattesi o particolarmente sorprendenti, la notizia diffusa dalle prime ore di questa mattina (lunedì 18 giugno) in merito all’indagine condotta dalla guardia di finanza di Camerino sul Contributo autonoma sistemazione (Cas). L’operazione, denominata “Anubi”, ha portato all’accertamento, solo nella cittadina universitaria maceratese, di ben 120 casi di Cas ottenuti in maniera illecita (cioè a famiglie che non ne avevano diritto), per un importo complessivo di circa 500 mila euro (nell’operazione sono stati effettuati sequestri per 120 mila euro).

Il quadro che emerge è sconcertante perché evidenzia innanzitutto un fenomeno di dimensioni per certi versi clamorosi (stiamo parlando solamente di Camerino). Ma anche perché porta alla luce comportamenti diffusi che definire squallidi appare assolutamente riduttivo. Prima di addentrarci nelle pieghe di ciò che è emerso dall’indagine della guardia di finanza, è opportuno innanzitutto ricordare cos’è il Cas, chi ne ha diritto e in che misura viene erogato.

Il Contributo di autonoma sistemazione è destinato alle famiglie la cui abitazione principale (in parole povere quella in cui vivevano) è stata distrutta in tutto o in parte o è stata sgomberata perché dichiarata inagibile a seguito del terremoto. L’entità del contributo è determinata dal numero di componenti del nucleo familiare e va da un minimo di 400 euro mensili per i nuclei familiari composti da una sola unità fino ad un massimo di 900 euro per quelli composti da 5 o più unità. E’, inoltre, previsto un contributo aggiuntivo di 200 euro per ogni persona, presente nel nucleo familiare, di età superiore ai 65 anni o con disabilità (con una percentuale di invalidità non inferiore al 67%).

Solo nelle Marche (i dati sono riferiti a maggio 2018) sono circa 12 mila le famiglie che usufruiscono del Cas (poco meno di 900 ad Ascoli).

Seconde case e nuclei familiari allargati

L’indagine della guardia di finanza ha innanzitutto evidenziato il caso di numerose famiglie che avevano a Camerino la seconda casa, quindi non l’abitazione principale, ma che hanno richiesto e usufruito ugualmente (e quindi indebitamente) del contributo. Ma l’attività investigativa svolta dalle fiamme gialle ha permesso di scoprire situazioni ancora più clamorose e imbarazzanti.

C’era chi utilizzava la seconda casa per darla in locazione a studenti o lavoratori, chi addirittura per far lievitare il contributo ha dichiarato la presenza di parenti, possibilmente anziani o con disabilità, che in realtà vivevano stabilmente altrove da tempo. C’erano, poi, alcune famiglie che hanno continuato tranquillamente e stabilmente a vivere nella propria abitazione, pur dichiarando di alloggiare altrove.

Quel che è peggio è che quello di Camerino non è certo un caso unico. Qualche mese fa analoga situazione era emerso nel territorio laziale, con oltre 120 indagati nella sola Amatrice (dove, pure, il sindaco Pirozzi sin dall’inizio aveva assicurato che avrebbe vigilato personalmente per impedire che qualcuno anche solo provasse ad approfittarne) e un altro centinaio di denunciati in altre centri del Reatino (Accumoli, Cittareale, Leonessa).

Una situazione per certi versi ancora più eclatante rispetto a quanto avviene ora nelle Marche, in considerazione del fatto che nei comuni del cratere della provincia di Rieti complessivamente le richieste di Cas ammontavano a poco più di 2 mila. Ma indagini e decine di indagati ci sono anche nel territorio ascolano, tra Ascoli, Arquata, Acquasanta, Castel di Lama, Folignano, Maltignano.

Non bisogna, poi, dimenticare che sono ancora in corso le indagini per la vicenda del contributo “una tantum” da 5 mila euro elargito ai lavoratori autonomi che hanno dichiarato di aver subito danni e che, anche per un solo giorno, hanno interrotto la propria attività a causa del terremoto. Complessivamente nelle Marche quasi 5 mila lavoratori autonomi (974 nella provincia di Ascoli) hanno usufruito di questo contributo, per una spesa complessiva di 24 milioni di euro.

Ma spulciando l’elenco dei beneficiari subito erano emersi diversi dubbi e sospetti, sia perché in diversi casi non si capiva di che tipo di attività si trattava, sia perché non si capiva in che modo era stata interrotta. Perplessità che sono sfociate in inevitabili indagini che stanno arrivando a conclusione (con già la denuncia di alcuni casi di illegalità).

Risorse sottratte a chi ne ha realmente bisogno

Più in generale, però, tutte queste vicende sono ancora più imbarazzante ed inquietanti perché fotografano in maniera inequivocabile la situazione di un paese “marcio” alla radice, in cui termini come dignità e rispetto sembrano essere sconosciuti a molti, in cui pur di lucrare qualche centinaia di euro non si guarda più in faccia a nessuno, non ci si ferma di fronte a nulla e non ci si fa scrupoli neppure di fronte a simili tragedie.

L’im­bro­glio qua­si pras­si del vi­ve­re di tut­ti i gior­ni, il ten­ta­ti­vo di fro­da­re sem­pre e co­mun­que il pros­si­mo, sem­bra­no es­se­re pa­tri­mo­nio ge­ne­ti­co del­la no­stra na­zio­ne. Che si espli­ca an­che nel­le si­tua­zio­ni più dif­fi­ci­li, più tra­gi­che, sen­za fre­gar­se­ne mi­ni­ma­men­te di chi, a cau­sa di una vera e pro­pria tra­ge­dia, sta vi­ven­do una si­tua­zio­ne così dif­fi­ci­le.

Quel­lo che deve es­se­re chia­ro in que­ste brut­tis­si­me vi­cen­de è che il com­por­ta­men­to di quelli che, se le accuse dovessero essere confermate, devono essere definiti veri e propri scia­cal­li, non è so­la­men­te a dan­no del­lo Sta­to ma è so­prat­tut­to of­fen­si­vo e ir­ri­spet­to­so nei con­fron­ti del­le mi­glia­ia di per­so­ne che da quasi 2 anni vi­vo­no e su­bi­sco­no con­cre­ta­men­te le du­ris­si­me con­se­guen­ze di que­sta dif­fi­ci­le si­tua­zio­ne.

E ri­chie­den­do e ap­pro­prian­do­si di fon­di, con­tri­bu­ti e age­vo­la­zio­ni di cui non han­no in al­cun modo di­rit­to non solo “ru­ba­no” sol­di allo Sta­to ma sot­trag­go­no im­por­tan­ti ri­sor­se che po­te­va­no e do­ve­va­no es­se­re uti­liz­za­te per chi è ve­ra­men­te in si­tua­zio­ne di bi­so­gno, per al­tre rea­li emer­gen­ze. Una vera e propria vergogna, che non può in alcun modo essere giustificata e tollerata.

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