Caso Cucchi, vergogna senza fine!


Al processo per la morte di  Cucchi sconvolgente testimonianza dell’ex moglie di uno dei carabinieri imputati: “Mi disse: quante gliene abbiamo dato! Era divertito, rideva e ai miei rimproveri rispose che quello era un drogato di merda. Poi mi ha raccontato di altri pestaggi

Nell’imbarazzato e imbarazzante silenzio della maggior parte dei media (praticamente nessuna tv ne ha parlato, l’informazione italiana è sempre così rapida ad inchinarsi senza condizioni ai nuovi potenti…), la tragica vicenda di Stefano Cucchi sta assumendo connotati sempre più sconcertanti. Prima, nell’udienza del 17 aprile scorso, la testimonianza di due carabinieri che ebbero in custodia il povero Stefano la sera del 15 ottobre 2009 che hanno ammesso che “le note sullo stato di salute del ragazzo furono modificate e falsificate per ordini superiori” (vedi articolo “Vergogna di Stato”).

Poi, qualche settimana dopo, sempre in tribunale la confessione di altri due carabinieri, il maresciallo Casamassima e la sua compagna, che non solo hanno confermato che “il ragazzo era stato massacrato di botte” ma hanno anche aggiunto di aver subito pressioni di ogni tipo. Infine nei giorni scorsi la cruda testimonianza dell’ex moglie (Anna Carino) di uno dei carabinieri sotto processo (Raffaele D’Alessandro) secondo cui l’allora marito non solo le avrebbe detto, la notte dell’arresto, che Cucchi era stato ripetutamente e violentemente pestato ma anche che altre volte c’erano stati pestaggi nei confronti di arrestati o anche di persone portate in caserma.

Probabilmente non potremo mai capire fino in fondo il dolore che avrà provato Ilaria Cucchi, la straordinaria sorella di Stefano che dalla morte del fratello sta lottando contro tutti e contro tutto per far emergere la verità, nell’ascoltare la testimonianza di quella donna, così come nelle udienze passate degli altri carabinieri. Di certo, però, non possiamo nascondere che le parole di Anna Carino ci hanno colpito e scosso e avrebbero dovuto suscitare la stessa reazione in chiunque ha non solo un briciolo di sensibilità e umanità ma anche e soprattutto uno spiccato senso delle istituzioni e del ruolo che dovrebbero svolgere.

“E’ solo un drogato di merda”

Mi disse che la notte dell’arresto Cucchi era stato pestato – ha dichiarato in tribunale Anna Carino – aggiungendo “c’ero pure io, quante gliene abbiamo date!”. Raffaele mi raccontò poi di un calcio che uno di loro aveva sferrato a Cucchi e che aveva provocato una caduta rovinosa. Al racconto mi sembrò quasi divertito, rideva e, davanti ai miei rimproveri, mi rispondeva “Chill è sulu nu drogato e merda” (quello è solo un drogato di merda). Più volte gli ho chiesto il motivo, ma non mi ha mai risposto. Mi ha raccontato, però, di altri pestaggi ad arrestati o a persone che avevano portato in caserma, anche se non si trattava di pestaggi di questo livello”.

La donna ha poi raccontato un particolare per certi versi ancora più agghiacciante, già raccontato ad Ilaria Cucchi al quale la donna ha chiesto scusa per non aver parlato prima. “Le dissi che mio figlio mi aveva detto che un giorno sbirciò sul telefono del padre mentre parlava con un amico e vide la foto di Stefano (una di quelle con il povero Cucchi già morto e pieno di lividi) e che il padre disse all’amico “io l’ho lasciato così”. La Carino ha poi raccontato che quando è stata sentita, dopo un’intercettazione della Procura di Roma, aveva paura, temeva la reazione dell’ex marito.

Anche in passato aveva avuto reazioni violente – ha affermato – non è stato però mai aggressivo fisicamente. Raffaele è sempre stato un tipo molto aggressivo, quando indossava la divisa si sentiva Rambo”. “Ho voluto incontrare Ilaria – ha concluso la Carino – per chiederle scusa e per farle capire che mi dispiace e che avrei voluto parlare prima. Non l’ho fatto perché avevo paura: ho tre bambini e quindi non è facile. Ilaria Cucchi mi ha detto semplicemente grazie”.

L’imbarazzante silenzio dei media

Al di là dell’ennesima dimostrazione della straordinaria umanità della sorella di Stefano, le dichiarazioni di quella donna (unite alle testimonianze dei carabinieri precedentemente citate) avrebbero dovuto provocare un vero e proprio putiferio, in qualsiasi paese civile avrebbero provocato un terremoto istituzionale, con anche un’inevitabile raffica di dimissioni.

C’è l’atroce conferma che un ragazzo, arrestato per spaccio di stupefacenti, è stato massacrato e ridotto in fin di vita in caserma. Ci sono testimonianze che parlano di verbali falsificati “per ordini superiori” e poi di minacce e ritorsioni contro chi ha osato raccontare la verità. C’è la conferma che quello che è accaduto a Cucchi, sia pure in forme meno violente, è quasi la prassi, senza dimenticare l’inquietante descrizione che l’ex moglie fa del marito quando indossa la divisa. Di cosa altro c’è bisogno per intervenire, per riflettere seriamente, per far cadere qualche testa, per dimostrare ai cittadini con i fatti (e non a parole) che la serietà e l’affidabilità delle proprie forze dell’ordine è tale che certi comportamenti non possono essere tollerati? Il silenzio dei vertici dell’arma a mano a mano che la vicenda assume contorni sempre più inquietanti è davvero imbarazzante.

Ma ancora più inquietante è il comportamento dei media che, con il passare del tempo, tendono sempre più a ignorare e a censurare le sconvolgenti notizie che arrivano dal processo in corso a Roma. Purtroppo la cosa non ci sorprende più di tanto, non ci si poteva aspettare nulla di più in un paese con l’informazione anestetizzata, con il senso civico praticamente a zero e, per giunta, sempre rapidissima ad assecondare e a piegarsi (senza neppure che ci sia bisogno che gli venga chiesto) alle volontà dei nuovi potenti.

Ilaria Cucchi: “Facciamo schifo al ministro degli Interni”

A tal proposito, per comprendere meglio il clima (da parte dell’informazione ma anche politico) mutato intorno a questa vergognosa vicenda, è interessante leggere cosa ha scritto proprio Ilaria Cucchi qualche giorno fa. “Caro Stefano. Facciamo schifo al ministro dell’interno. Ora chi ci offendeva in modo becero e greve è diventato deputato ma è rimasto segretario del sindacato di Polizia Sap. Si nascondono dietro immunità e ruoli ma sai cosa penso?  Penso che dobbiamo portare rispetto per le Istituzioni che rappresentano. Li affronteremo a viso aperto Stefano. Parleremo con loro.

Ora rappresentano lo Stato perché così si è voluto. Li inviteremo ad un pubblico dibattito che sicuramente non accetteranno mai. Perché sono troppo importanti e non si abbasseranno a questo e perché è più comodo offendere ed infangare gli ultimi che non si possono difendere dal palco delle conferenze stampa o dei social ma sempre evitando di confrontarsi con loro. Prima gli italiani e poi i Cucchi gli Aldrovandi ecc. ecc.  Prima gli italiani che la pensano come loro e poi gli altri. Siamo tutti danni collaterali ed i diritti umani sono sono solo uno scomodo optional. I diritti umani sono il problema. Non la corruzione. Non la criminalità organizzata. 

Che dici Stè andiamo a fare un salto al Ministero per parlare con loro? Ti porto con la mia maglietta perché tu non ci sei più ed è solo colpa tua. Ma perché ti sei fatto pestare fino alla morte?”. Per chi non l’avesse capito Ilaria Cucchi si riferisce a Matteo Salvini e al nuovo parlamentare della Lega Gianni Tonelli.

L’attuale ministro degli Interni nel 2016, quando la sorella di Stefano pubblicò la foto di uno dei carabinieri ora a processo, non si fece scrupolo di affermare, rivolto ad Ilaria, “mi fa schifo, la sorella di Cucchi si dovrebbe vergognare”. Lo stesso Salvini ha poi fortemente voluto nella Lega (nella quota proporzionale…) Gianni Tonelli, segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia), noto per le sue dichiarazioni a dir poco discutibili sulle vicende Cucchi e Aldrovandi. E per una di questa, giudicato dal tribunale colpevole di diffamazione (proprio nei confronti della famiglia Cucchi), condannandolo (si fa per dire) ad una multa di 500 euro.

Mano libera alle forze dell’ordine” aveva dichiarato a Pontida, nel settembre scorso, il leader della Lega. Magari il ministro degli Interni con il suo operato ci smentirà (e smentirà anche Ilaria Cucchi) ma le premesse (anche a leggere le sue ultime dichiarazioni) non sono certe le migliori. E, come avviene sempre nel nostro paese, buona parte dell’informazione (sicuramente senza che nessuno lo ha chiesto) si è immediatamente adeguato, dando poco spazio (se non censurando) notizie che invece dovrebbero occupare le prime pagine per aprire una seria riflessione.

Altro che cane da guardia del potere, in Italia il giornalismo è troppo spesso il cane da compagnia o da riporto del potere” sosteneva Indro Montanelli. Da allora sono passate decenni ma, purtroppo, da questo punto di vista nulla o quasi è cambiato…

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