Terremoto: proroga della busta paga pesante e tanta incertezza


Grazie al decreto del governo Gentiloni dimissionario slitta a gennaio 2019 l’inizio del rimborso della busta paga pesante che avverrà non più in 24 ma in 60 rate. Ma cresce la preoccupazione tra i sindaci del cratere, delusi anche dal contratto di governo tra Lega e M5S

E’ difficile definire questi giorni come uno dei periodi più bui ed incerti per le popolazioni dell’Italia centrale colpite dal terremoto, semplicemente perché da quella maledetta notte del 24 agosto 2016 la situazione è sempre stata molto cupa, se non proprio buia.

Ora, però, alle già tante difficoltà che devono affrontare da mesi si aggiunge anche la preoccupazione per l’assenza di riferimenti concreti, visto che ormai da mesi non c’è un governo pienamente funzionante (e chissà quando ci sarà…) e, per quanto apprezzata dalla maggior parte degli amministratori della zona, la commissaria straordinaria De Micheli, senza un esecutivo dietro, più di tanto non può fare.

Una buona notizia per tutti i terremotati, però, arriva finalmente direttamente da Palazzo Chigi dove il dimissionario governo Gentiloni (che rischia di battere ogni record di longevità… da dimissionario!) nel corso del Consiglio dei ministri di martedì 29 maggio ha emanato il decreto di proroga della busta paga pesante.

Restituzione da gennaio 2019, da 24 si passa a 60 rate

Grazie a questa decisione la restituzione, che doveva partire da giugno e in 24 rate, partirà a gennaio 2019 e avverrà in 60 rate (quindi in 5 anni). Una boccata d’ossigeno, un rinvio (e un deciso ampliamento dei tempi per la restituzione) quanto mai atteso e che, vista la complessa situazione che sta vivendo il nostro paese, si temeva che alla fine non arrivasse.

Grazie al decreto – si legge nella nota di Palazzo Chigi – le popolazioni colpite dal terremoto potranno contare su una serie di misure importanti in tema fiscale, dalla busta paga pesante alla cancellazione di bollette, canone Rai e delle cartelle esattoriali che puntano ad alleviare in modo concreto le pesanti difficoltà quotidiane di molte persone. Le altre misure non contenute nel decreto tra cui la proroga della cassa in deroga e sulle certificazioni di conformità le presenteremo in commissione speciale”.

Il provvedimento è stato ampiamente illustrato e condiviso dalla Commissaria Paola De Micheli con tutti i gruppi parlamentari, i vicecommissari e presidenti di Regione di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria e con le forze sociali. Per quanto riguarda la “busta paga pesante”, come anticipato si prevede di posticipare la data di inizio del rimborso da parte di lavoratori dipendenti e pensionati dal 31 maggio 2018 al 16 gennaio 2019. Inoltre la durata temporale del periodo di rateizzazione viene estesa da 24 mesi a 60 mesi. Prorogato al 1 gennaio 2019, l’inizio del pagamento dei premi di assicurazione, dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, con la possibilità di spalmarlo in 60 rate.

Posticipato, infine, anche l’inizio del pagamento sia del canone Rai fino al 2021, sia delle utenze domestiche, luce, gas, telefonia e assicurazioni fino al primo gennaio 2019. Ovviamente soddisfatto il presidente della Regione Ceriscioli che ha ringraziato il presidente Gentiloni e il governo dimissionario per l’intervento quanto mai atteso. Naturalmente la soddisfazione per il decreto non cancella certo le preoccupazioni e il fastidio per la situazione che si è venuta a creare più volte manifestato nei giorni scorsi dai sindaci del territorio.

Illusi e abbandonati: la preoccupazione dei sindaci

Siamo non preoccupati ma preoccupatissimi – affermava un paio di giorni fa il sindaco di Arquata Petrucci all’Ansa – di fatto non abbiamo più interlocutori, la commissaria alla ricostruzione Paola De Micheli si dà molto da fare e per noi è un punto di riferimento. Ma, ad esempio, si era parlato di una leggina per sanare i piccoli abusi, in modo da non bloccare le pratiche per la ricostruzione. Qui da noi è abbastanza comune che qualcuno abbia fatto una finestra in più o abbia ricavato una bagnetto dalla stalla. Ora questa legge chi la farà? E le risorse, per la Rocca di Arquata, ci avevano promesso 4 milioni di euro. quando le vedremo?. A parte De Micheli e la Regione in questo momento non sappiamo neppure a chi rivolgerci“.

Sulla stessa linea il sindaco di Camerino Pasqui che sottolinea come “la preoccupazione c’è e anche molta, soprattutto per chi come i terremotati ha bisogno di risposte veloci e concrete. Senza un governo non so quanto saranno veloci queste risposte“. Una preoccupazione che, visto che poi il governo cosiddetto giallo-verde non è neppure partito, si sostituisce al fastidio e allo scoramento che avevano preso il sopravvento tra gli amministratori marchigiani dopo aver constatato come nel famoso contratto di governo sottoscritto da M5S e Lega il tema del terremoto fosse assolutamente marginale.

Noi abbiamo bisogno di leggi che debbono essere approvate da un Parlamento, provvedimenti che debbono essere adottati da un governo” afferma Pasqui che, come la maggioranza dei sindaci marchigiani (ma, più in generale, di tutto il cratere) non ha certo apprezzato la genericità con cui il contratto di governo in tema di terremoto e ricostruzione.

Quando stava per partire il governo Lega-M5S ero relativamente tranquillo – aggiunge il sindaco di Arquata Petrucci – anche se non è che mi piacesse tanto. Soprattutto, però, non ho apprezzato che durante la campagna non si sia mai parlato di terremoto e ricostruzione. E che sul contratto di governo c’era solo una frasetta buttata là”.

Ora neppure quel pochissimo c’è più e, a chi già aspetta da quasi 2 anni, toccherà aspettare (nella migliore delle ipotesi) ancora alcuni mesi prima di avere un vero governo con cui confrontarsi e dal quale attendersi provvedimenti necessari ed urgenti. Peggio di così…

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