L’uomo giusto al posto giusto…


Salvini e Di Maio hanno scelto, indicando a Mattarella come presidente del Consiglio del nascente governo il nome di Giuseppe Conte. Dal curriculum illustre ma con qualche imbarazzante “magagna”, scoperte da alcuni giornalisti. Senza dimenticare la vicenda Stamina…

Dopo quelle per il contratto di governo, non potevano certo mancare le discussioni e le polemiche per la scelta del presidente del Consiglio (ovviamente Mattarella permettendo) del nuovo governo Lega-M5S. Il nome di Conte (non Antonio, ex allenatore della Juventus, ma Giuseppe, avvocato civilista e insegnante di diritto, sembra superfluo sottolinearlo ma basta navigare un po’ sul web per rendersi conto che, invece, non è poi così inutile…) indicato sia da Di Maio che da Salvini ha immediatamente sollevato non poche perplessità per una serie di ragioni che esulano dal diretto interessato.

Innanzitutto per l’irritualità, quasi ai limiti dell’incostituzionalità, con cui si è arrivati alla formulazione del nome al presidente della Repubblica. Soprattutto, però, per il fatto che entrambi i leader erano stati categorici in proposito, mai più un tecnico o un presidente del Consiglio non scelto dai cittadini (certo, ci sarebbe il piccolo problema che in realtà per la nostra Costituzione non sono gli elettori a scegliere il presidente del Consiglio…). Ma anche per il fatto che così si rischia concretamente di avere un premier delegittimato all’origine, poco credibile sia all’interno del nostro paese che, soprattutto, all’estero.

Sta per nascere un soggetto strano, mai visto: un governo politico con un premier tecnico – scrive oggi il direttore di Repubblica Mario Calabresi – un presidente del Consiglio che sarà chiamato a realizzare un programma che non ha scritto, con una squadra che non ha scelto. I leader della nuovo maggioranza di governo hanno indicato il nome dell’esecutore del contratto che non hanno firmato. Non si può non chiedersi con quale forza e convinzione potrà illustrare alle Camere qualcosa che non è farina del suo sacco”.

Obiezioni comprensibili, per certi versi pienamente condivisibili. Ma al di là di tutto, al di là di ogni considerazione sul metodo, è bastato poco, è stato sufficiente approfondire un po’ la conoscenza del candidato prescelto per scoprire con assoluta certezza che Giuseppe Conte è (sarebbe) l’uomo giusto al posto giusto, il premier perfetto che non farebbe certo rimpiangere i suoi più illustri predecessori (in particolare Berlusconi e Renzi).

Per un paese che negli ultimi anni ha avuto come presidenti del Consiglio il re del “bunga bunga” prima e colui che aveva giurato che non sarebbe mai diventato premier senza passare per le elezioni poi, non poteva esserci scelta più indicata, in una sorta di imbarazzante continuità con il passato.

Uno sconosciuto a New York

In realtà d’acchitto, leggendo quello di 12 pagine pubblicato sul sito della Camera (e da lui stesso inviato in occasione delle elezioni per la scelta dei componenti del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa), il curriculum di Conte sembra davvero di tutto rispetto, ben più prestigioso e di ben altro livello rispetto ai due “illustri” predecessori. Poi, però, ecco spuntare qualche “magagna”.

A pagina 2, ad esempio, si legge: “dall’anno 2008 all’anno 2012 ha soggiornato ogni estate, e per periodi non inferiori ad un mese, presso la New York University per perfezionare e aggiornare i suoi studi”.

A sollevare i primi dubbi ci ha pensato il corrispondente dall’Italia del New York Times, Jason Horowitz, che, dopo aver fatto ricerche per accertarsi su tutte le informazioni relative al futuro possibile premier (all’estero funziona così, è la prassi per i giornalisti stranieri verificare ogni genere di informazione che riguarda chi riveste o è destinato a rivestire una funzione pubblica così importante…), ha scritto: “Giuseppe Conte, potenzialmente il prossimo leader italiano, ha scritto che perfezionò e aggiornò i suoi studi alla New York University ma, quando abbiamo chiesto, ci è stato risposto che una persona con questo nome non compare nei nostri archivi”.

Poche ore dopo la pubblicazione di quell’articolo sul NYT, ecco arrivare la conferma da parte della stessa New York University, attraverso la portavoce Michelle Tsai: “una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà”. Davvero imbarazzante, quindi, sufficiente a sollevare non poche perplessità. Ma non basta.

Istituti fantasmi, organismi europei inesistenti

Un’altra giornalista straniera, la svizzera Jeanne Perego, ha scovato un’altra clamorosa “magagna” presente nel curriculum del futuro/possibile premier. “Il prof. Giuseppe Conte nel curriculum scrive che ha perfezionato gli studi giuridici a Vienna, all’International Kulturinstitute. Che, però, non esiste”. La Perego spiega poi, che in realtà esiste un istituto che ha un nome simile (Deutschkurse Internationales Kulturinstitute) ma non si occupa affatto di studi giuridici ma si tratta di una semplice scuola di lingue.

I dubbi, inevitabilmente, crescono, ma c’è di più. Forse perché spinti dall’intraprendenza dei colleghi stranieri, alla fine si sono mossi anche alcuni giornalisti italiani. Ed ecco spuntare fuori un’ulteriore magagna. A renderla nota è “Il Post” che sottolinea come nel curriculum disponibile sul sito della Camera Conte scrive di essere stato designato a far parte di un organo dell’Unione Europea, il “Social Justice Group”.

Anche in questo caso, però, la verità è che un simile organo non esiste e non è mai esistito nell’Unione Europea. Esisteva, invece, nei primi anni duemila un collettivo assolutamente indipendente di professori di varie università europee chiamato (anche in questo caso come l’istituto di Vienna) in maniera simile, “Social Justice in European Private Law” che pubblicò anche, nel 2004, un manifesto. Ma anche volendo far passare l’ipotesi di un semplice errore, c’è un particolare che chiude ogni discorso.

Il presidente del gruppo, Martijn Hesselink ha confermato al Post che “Conte non è stato mai membro del nostro gruppo”, aggiungendo, tra l’altro, che in ogni caso non poteva essere in alcun modo designato perché si trattava di un collettivo auto costituito.

La “ciliegina sulla torta”: il metodo Stamina

A chiudere un quadro sempre più inquietante, ecco che sui social (a cui non sfugge nulla…) è stato ricordato come in passato Conte è stato tra i più convinti sostenitori del metodo Stamina (al punto da essere tra i promotori di una fondazione che ha finanziato la Fondazione Stamina), il protocollo a base di staminali bocciato dall’intera comunità scientifica e poi costato l’arresto al suo fondatore, Davide Vannoni (definito dal premio Nobel per la medicina, Randy Schekman, un “ciarlatano”).

Allora possiamo davvero tirare un sospiro di sollievo, se Mattarella si convincerà e davvero darà l’incarico a Conte la continuità con i precedenti premier è assicurata. Almeno da questo punto di vista…

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