Arte, storia o cultura? Meglio le olive ascolane…


Nei cartelloni promozionali lungo l’A14 Fano promuove tesori dell’antica Roma, Senigallia i Della Rovere e le rocche, Macerata lo Sferisterio, Loreto la Basilica, Recanati punta su Leopardi. Ascoli avrebbe l’imbarazzo della scelta ma alla fine  sceglie… le olive ascolane!

La tradizionale gita “fuori porta” di Pasquetta per chi ha percorso il tratto autostradale dell’A14 è stata anche l’occasione di ammirare i nuovi cartelloni promozionali dedicati al capoluogo piceno. Ad anticipare la loro presenza ci aveva pensato il sindaco Castelli a metà febbraio, quando il primo cittadino aveva cercato di mettere la cosiddetta “toppa” all’ennesima “figuraccia” (l’assenza di rappresentati dell’amministrazione comunale alla più importante fiera nazionale del turismo, la Bit di Milano) della sua amministrazione.

Senza stare nuovamente a sottolineare come in realtà, tanto per cambiare, la “toppa” si era trasformata nell’ennesimo clamoroso autogol (vedi articolo “Dopo l’assenza, la figuraccia: autogol del Comune sulla Bit di Milano”), in quell’occasione, nel lungo comunicato stampa del Comune, il sindaco Castelli aveva parlato per la prima volta dei cartelli autostradali. Anzi, il primo cittadino con le sue solite manie di grandezza aveva parlato di “grandi pannelli dedicati alla città”. In realtà si tratta due semplici cartelli monofacciali, di media dimensione (4 metri per 2 metri) di tipo turistico – paesaggistico denominati “Touring”.

L’amministrazione comunale li ha acquistati dalla società Ad Moving di Roma che è la concessionaria di mezzi pubblicitari di Autostrade per l’Italia. Il contratto prevede che i due cartelli, posizionati poco prima dell’uscita di San Benedetto in entrambi i lati di marcia, restino per tre anni (fino al 31 dicembre 2020) al costo di poco più di 10 mila euro all’anno (quindi complessivamente poco più di 30 mila euro). In realtà il contratto aveva decorrenza dal 1 gennaio 2018 e, quindi, i cartelli sono apparsi con qualche mese di ritardo. Ma, come sappiamo ampiamente, quando c’è di mezzo l’amministrazione comunale pensare di poter rispettare una scadenza è semplice utopia.

Naturalmente si potrebbe discutere a lungo sull’efficacia promozionale di una simile operazione, così come si potrebbe parlare a ragione di come una città con le potenzialità che ha il capoluogo piceno avrebbe bisogno di ben altro per essere promossa adeguatamente. Ma sarebbe un discorso lunghissimo e non opportuno in questa sede. Dove ci si può limitare a sottolineare che quei cartelloni possono avere un senso, e in linea teorica possono anche contribuire (in minima parte) alla causa, a patto che facciano parte di una strategia di più ampio respiro. Che al momento, con tutti gli sforzi di fantasia che si possono fare, francamente si fatica a vedere.

Comunque sia da qualche giorno Ascoli ha i due cartelloni promozionali lungo l’A14. Ma, al di là della discussione sulla reale efficacia, la loro comparsa ha subito scatenato polemiche e discussioni in merito al messaggio che viene veicolato: “Ascoli Piceno terra delle olive ascolane”. Per carità, nessuno vuole sminuire l’importanza delle olive ascolane, ma davvero non si poteva puntare su qualcos’altro? Con lo straordinario patrimonio architettonico – monumentale che il capoluogo piceno ha la fortuna di possedere, con le sue straordinarie bellezze (basterebbe citare piazza del Popolo, unanimemente considerata una delle più belle piazze italiane), con il suo immenso patrimonio storico e culturale, davvero non c’era nulla di meglio che puntare sulle olive ascolane?

Saremmo davvero curiosi di sapere quale “mente illuminata” ha studiato e partorito il messaggio promozionale da inserire in quei cartelloni, non bisogna certo essere dei particolari esperti di marketing e di promozione turistica per capire quanto inefficace e inutile sia un simile messaggio, un simile spot. Ancor più incomprensibile alla luce delle tante opportunità e peculiarità della nostra città che potevano essere sfruttate per veicolare un messaggio promozionale sicuramente più opportuno ed efficace. Non è certo un caso, tra l’altro, che nel territorio marchigiano (ma in quasi tutto il territorio italiano) solo Ascoli ha fatto questo tipo di scelta.

Si perché ovviamente il capoluogo piceno, come al solito, anche per quanto riguarda i cartelloni promozionali lungo l’A14 arriva in ritardo, già da tempo ce ne sono diversi sul territorio marchigiano che promuovono altri luoghi della nostra regione. E, chissà perché, tutti hanno fatto una scelta differente rispetto a quella del Comune di Ascoli, puntando sul proprio patrimonio storico-architettonico-culturale.

Così, ad esempio, Fano punta sui tesori dell’antica Roma, Senigallia sui Della Rovere e le rocche, Ancona sul patrimonio artistico, monumentale e culturale dai greci al medioevo, Macerata sullo Sferisterio, Loreto sulla Basilica, mentre Recanati ha ovviamente scelto di puntare su Leopardi e Grottammare sulle sculture di Tullio Pericoli. Ascoli avrebbe solo l’imbarazzo della scelta, potrebbe puntare su Licini, su Cola dell’Amatrice, sul travertino, sulle “cento torri”, sulle chiese e il percorso romanico, sugli edifici monumentali, su piazza del Popolo. Invece ha puntato sulle olive ascolane. Come se Urbino, con tutte le sue straordinarie peculiarità, con lo straordinario Palazzo Ducale, per promuovere la propria immagine puntasse sulla crescia…

Già, ma ad Urbino, a Senigallia, a Fano, a Macerata e nelle altre città marchigiane non hanno la fortuna di avere i “geni del marketing e della promozione turistica” che abbiamo ad Ascoli, gli unici a fare una scelta in assoluta controtendenza rispetto a tutti gli altri. E già solo questa semplice constatazione dovrebbe far riflettere, bisognerebbe avere un minimo di umiltà quanto meno per chiedersi se sbagliano tutti gli altri (e solo il Comune di Ascoli ha avuto la giusta “illuminazione”) o se invece la scelta fatta non è propriamente la più opportuna.

Anche perché chi conosce poco le Marche, chi non è correttamente informato sullo straordinario patrimonio artistico, monumentale, culturale della nostra regione di fronte a quei cartelli inevitabilmente è portato a pensare che Ascoli è costretta a puntare sulle olive all’ascolana perché, a differenza degli altri comuni marchigiani, non ha altro da promuovere. E solo l’idea che qualcuno possa pensare questo procura un’infinita rabbia, visto che non certamente noi che siamo di parte, ma quasi unanimemente chi conosce il capoluogo piceno ritiene invece esattamente il contrario.

Ascoli è una bellissima città medioevale delle Marche, considerata tra le più monumentali d’Italia” si legge nella presentazione che ne fa Italia.it, il sito ufficiale del turismo italiano. Sarebbe quasi superfluo aggiungere altro, se non fosse comunque opportuno sottolineare ancora due aspetti importanti di questa vicenda. Il primo è che viene il sospetto che, tanto per cambiare, l’amministrazione comunale abbia fatto le cose con estrema superficialità, senza neppure conoscere a fondo il progetto che c’è dietro questo campagna promozionale. Perché l’esposizione di quei cartelloni lungo i tratti autostradali fa parte di un più ampio progetto, “Sei in un paese meraviglioso”, ideato da Autostrade per l’Italia “per regalare agli automobilisti esperienze di viaggio originali e coinvolgenti e per promuovere il turismo di qualità”.

E, nella presentazione del progetto stesso (che si svolge attraverso varie iniziative) viene spiegato che “lungo la rete autostradale i nuovi cartelloni Touring (come quelli che promuovono Ascoli) indicano le bellezze del territorio circostante”. Per quanto possiamo apprezzare le olive ascolane, ci sembra difficile pensare che rappresentino la più importante bellezza del nostro territorio… E, d’altra parte, nel comunicato del febbraio scorso (sempre quello dopo la “figuraccia” alla Bit) lo stesso sindaco Castelli, volutamente o casualmente non lo sappiamo, aveva fatto credere ben altro, aveva fatto pensare a ben altro messaggio promozionale con quei cartelloni.

La mostra dedicata a Cola Dell’Amatrice – scriveva Castelli in quel comunicato – rientra in una più ampia strategia di promozione della città messa in campo dall’amministrazione comunale per rilanciare il turismo nel territorio dopo il terremoto. Operazione della quale faranno parte anche altri interventi di grande visibilità, come il posizionamento lungo il tracciato dell’A14 di grandi pannelli dedicati alla città che avverrà prima dell’inaugurazione della mostra, che si propongono di riaffermare il valore identitario di queste opere d’arte per una comunità che rischia di vedere dispersi i valori storici, sociali e culturali sui quali si fondava la propria realtà”.

E, in tutta onestà, ci sembra davvero difficile pensare che il sindaco Castelli possa davvero pensare alle olive ascolane come “opere d’arte” o, ancor più, ritenerle uno dei “valori storici, sociali e culturali” sui quali si fonda il nostro capoluogo…

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