Sanità ai privati tra perplessità e “fake news”


Bufera sulla proposta di legge 145 sulle sperimentazioni gestionali che per qualcuno rappresenta una “picconata alla sanità pubblica”. “Nessuna apertura indiscriminata al privato ma contenimento delle opportunità già previste dalla normativa nazionale” replica Ceriscioli

Per cercare di capire cosa è accaduto e cosa sta accadendo in merito alla sanità regionale, con la feroce polemica di questi giorni sulla proposta di legge 145 sulle sperimentazioni gestionali, è opportuno innanzitutto partire dai dati. Che per certi versi sono sorprendenti, almeno per chi che da mesi crede ai proclami e al racconto di una sanità marchigiana sempre più orientata verso il privato e sempre meno pubblica. I numeri dimostrano esattamente il contrario, nelle Marche da questo punto di vista la situazione è differente rispetto al resto dell’Italia.

Infatti nel nostro paese in media la spesa sanitaria del Servizio sanitario nazionale per l’assistenza privata accreditata è pari al 18,8%, con punte massime del 27,9% in Lombardia e del 24,6% in Lazio. Nelle Marche quella percentuale scende addirittura fino all’11,8%, ben il 7% in meno rispetto alla media nazionale. Che la nostra sanità sia principalmente pubblica è, quindi, del tutto evidente, così come è non meno evidente che chi continua a sostenere il contrario, chi continua a parlare di sanità marchigiana in mano ai privati o ha preso un clamoroso abbaglio o fa solo propaganda. Un altro dato importante è che negli ultimi tre anni (per capirci da quando è diventato presidente della Regione Ceriscioli) lo scostamento percentuale verso il privato è pari allo 0,1%.

In pratica non ci sono state variazioni sostanziali, nonostante da mesi da più parti si ripete (a questo punto, dati alla mano, si può tranquillamente dire “si vaneggia”) che la nostra sanità regionale va sempre più verso i privati. Naturalmente tutto ciò vale per quanto accaduto fino ad ora, mentre le polemiche di questi giorni riguardano cosa potrebbe accadere in futuro in conseguenza dell’approvazione (quando avverrà) della legge 145. Ma davvero quella legge è una “picconata alla sanità pubblica” come ripetono quanti martedì 27 marzo hanno manifestato davanti alla sede della Regione?

In realtà analizzando il testo e ascoltando le spiegazioni fornite nel corso della conferenza stampa di mercoledì 28 marzo dal presidente Ceriscioli qualche perplessità resta, qualche preoccupazione è comprensibile ma certi toni appaiono sinceramente esagerati. Preliminarmente va detto, per altro, che ad amplificare i dubbi sulla reale portata del nuovo provvedimento in questi giorni hanno contribuito coloro che hanno lanciato accuse vaghe e non circostanziate (cioè senza scendere nel dettaglio), condite da una buona dose di demagogia da “quattro soldi”, dando l’impressione di non avere argomenti concreti da proporre. Infatti se per contestare una legge che viene reputata inaccettabile si ha bisogno di evocare lo spettro di De Benedetti e spendere fiumi di inchiostro sulla “favoletta” della tessera n. 1 del Pd è, allora, evidente che non si hanno motivazioni più concrete.

Allo stesso modo è davvero fuori luogo e del tutto fuorviante anche solo proporre un paragone e, ancora più, parlare della sanità marchigiana che si appresta a ricalcare il modello Lombardia. I dati e i fatti parlano chiaro, ci vorrebbero ben altri provvedimenti e una reale rivoluzione nella politica sanitaria per pensare di avvicinare il nostro modello di sanità a quello della Lombardia. Chi, invece, va nello specifico rispetto a quanto prevede la legge che andrà in discussione il prossimo 17 aprile è il Forum sanità pubblica Marche che in un lungo comunicato spiega le ragioni che, a suo dire, renderebbero concreto l’allarme.

Basta scorrere i vari comma per rendersi conto che si tratta di un testo che accelera il processo di privatizzazione in atto da tempo – si legge nel comunicato – si esplicita un “diritto di prelazione in capo al soggetto privato che abbia preventivamente proposto un programma di sperimentazione gestionale, ritenuto di interesse pubblico e quindi ammesso a selezione comparativa”; si fa riferimento alla “attivazione di sperimentazioni gestionali quali; selezione di partner privati effettuate da altre amministrazioni, preliminarmente alla presentazione del programma di sperimentazione alla Giunta regionale…”; sono ”previste diverse modalità di trasformazione della sperimentazione gestionale in gestione ordinaria” che prevedono anche “soggetti privati interessati”.  

Del resto scopo della legge è “consentire la presentazione di proposte da parte dell’Asur e delle altre aziende ed enti del servizio sanitario regionale, di altri enti e amministrazioni pubbliche, nonché da parte di soggetti privati”. Una visione che in un’ottica sempre più aziendalista, vede la sanità pubblica come “un costo”, e fa scempio della legge del 1978 che istituiva il servizio sanitario nazionale”.

In realtà nulla di nuovo perché certe opportunità sono erano già previste dalle norme in materia approvate 25 anni fa che ora vengono riproposte nella legge regionale ma con qualche vincolo in più a salvaguardia della sanità pubblica. “Si tratta di un fraintendimento nei migliori dei casi – replica Ceriscioli – dal momento che la normativa sulle sperimentazioni gestionali in sanità delinea un quadro più restrittivo di quello previsto, già da 25 anni, a livello nazionale. Limita le attività amministrative della giunta regionale, rivalutando la centralità decisionale dell’assemblea legislativa. Quindi nessuna apertura indiscriminata al privato, ma contenimento delle opportunità già previste dalla legislazione nazionale.

La sanità privata marchigiana assorbe lo 0,09 del budget sanitario. Cifra irrisoria, spesa per una sperimentazione a Sassocorvaro, autorizzata nel 2003, conclusa nel 2016 e convenzionata nel 2017 per gli ottimi risultati conseguiti in termini di servizi alla comunità di riferimento. Negli ultimi tre anni abbiamo recuperato 1.200 dipendenti: nel 2014 il personale delle aziende sanitarie era sceso a 19.895 unità, oggi siamo a 21.102 (erano 21.101 nel 2010). L’obiettivo del 2018 è proprio quello di stabilizzare il personale, perché non vogliamo lasciare i lavoratori sanitari nella precarietà. Il budget, calato a 2.684 milioni del 2015, è inoltre salito a 2.759 milioni nel 2017 (superiore ai 2.750 milioni del 2011).

Abbiamo quindi investito risorse nei macchinari, nel personale, nella capacitò di spesa delle aziende: come possiamo essere accusati di smantellare la sanità pubblica? Come ipotesi possiamo citare l’uso delle nostre macchine diagnostiche ferme. Abbiamo Tac e Risonanze magnetiche che in una settimana stanno anche 30-40 ore ferme perché il personale pubblico arriva dove può arrivare. Poter   utilizzare 30-40 ore in più macchine su cui abbiamo già investito, significa abbattere le liste di attesa, con una incidenza sulla spesa sanitaria generale modesta che ci lascia a percentuali bassissime di privato nella sanità marchigiana.

Con la proposta di legge mettiamo quindi paletti più stretti, in modo che quando avvieremo una sperimentazione, saremo più sicuri di ottenere un risultato che costa meno e offre servizi. Manteniamo la natura di una nostra sanità fortemente pubblica e apriamo degli spazi per arrivare laddove non può farlo, lasciando al privato un ruolo complementare a quanto già offriamo ai cittadini”.

In effetti da questo punto di vista sembra una proposta più che ragionevole, mettere a regime la strumentazione per la quale sono stati fatti investimenti importanti appare una scelta condivisibile, che potrebbe portare giovamento ai cittadini e che non va certo ad inficiare il carattere pubblico della sanità regionale. Allo stesso modo è difficile considerare un azzardo una norma che non offre nuove possibilità ai privati ma si limita a ribadire ciò che era già previsto, sottoponendolo però ad un maggiore controllo e a più stringenti vincoli. Sottolineato questo che è il punto fondamentale, è innegabile che comunque alcuni dubbi restano. In particolare nell’art. 2 della legge 145 si stabilisce che i programmi di sperimentazione devono dimostrare “coerenza con le linee e gli indirizzi della programmazione e pianificazione dei servizi sanitari e socio sanitari regionali”.

Giusto e condivisibile, se non fosse per il fatto che da anni nelle Marche si è in attesa del nuovo piano sanitario. Senza il quale appare quanto meno difficile trovare il modo di presentare progetti in coerenza “con le linee e gli indirizzi della programmazione”. Inoltre il presidente Ceriscioli e il presidente della commissione consiliare Volpini hanno sottolineato e ribadito che la nuova legge “limita la discrezionalità della giunta rispetto al Consiglio regionale”. Abbiamo letto più volte la proposta di legge, però non abbiamo trovato neppure una volta il riferimento all’assemblea legislativa, mentre più volte vengono definite le prerogative della giunta.

Perplessità a parte, che andrebbero chiarite al più presto, resta la sensazione che tale legge, che per altro ha avuto una vasta condivisione tra le forze politiche regionali, non cambierà in maniera accentuata il rapporto tra pubblico e privato nella sanità regionale.

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