Il Fai e anche Rai Tre Marche esaltano i “gioielli” della città


Grande successo per le giornate del Fai che hanno permesso a turisti ma anche a tanti ascolani di riscoprire alcuni gioielli cittadini. Molto apprezzato il ruolo di ciceroni svolto dai ragazzi delle scuole ascolane e, per una volta, il bel servizio realizzato da Tg3 Marche

Per una volta bisogna riconoscere i meriti di Raitre Marche. Non siamo stati mai teneri con la redazione regionale della Rai che troppo spesso ha penalizzato e ignorato Ascoli e il suo territorio in tante, troppe occasioni. Proprio un anno fa, ad esempio, in occasione delle giornate del Fai fu a dir poco clamoroso e scandaloso il fatto che nelle varie edizioni del Tg3 Marche non era stata spesa neppure una parola per la riapertura (ovviamente solo per quei giorni) del teatro Filarmonici (vedi articolo “Ascoli fuori dalla Marche per il tg regionale”).

Le polemiche e le proteste che ne seguirono evidentemente sono servite e hanno sortito gli effetti sperati. Al punto che un anno dopo, in occasione della nuova edizione delle giornate del Fai, nel tg Marche delle 14 di sabato 24 marzo, per presentare gli appuntamenti nelle Marche si è partiti proprio da Ascoli con un lungo e ben confezionato servizio a cura di Barbara Marini. Che è partita dall’Annunziata e dalla Chiesa in attesa di essere sistemata con i fondi del terremoto ma, come tanti altri siti cittadini, visitabile nelle giornate di sabato 24 e domenica 25 marzo con la guida dei giovani ciceroni del Liceo Artistico. Il servizio ha poi parlato del ponte di Cecco, con la susseguente lettura di alcuni passi de “L’acerba” di Cecco d’Ascoli. Tutto molto bello e suggestivo, con l’unico neo (ovviamente non dipendente da Rai Tre Marche) delle tradizionali erbacce che infestano i beni monumentali cittadini (e che, evidentemente, ormai l’amministrazione comunale deve considerare parte integrante dei monumenti stessi) e delle scritte presenti anche sul ponte e che si sono perfettamente viste anche nel servizio di Raitre Marche.

Al di là del bel servizio della tv regionale, le giornate del Fai nel capoluogo piceno si sono rivelate ancora una volta  un gran successo, al di là delle cifre e dei numeri dei visitatori che in questi casi lasciano davvero il tempo che trovano (ce ne sono stati tantissimi, poi se sono stati 5 mila o più conta relativamente). Merito innanzitutto dello straordinario patrimonio che ha questa città (che andrebbe valorizzato molto meglio, ma è un discorso vecchio…) ma anche e soprattutto dei volontari del Fai e del loro straordinario lavoro. Ma un grandissimo merito va anche e soprattutto ai ragazzi delle scuole ascolane che si sono calati alla perfezione nei panni di giovani ciceroni, mostrando un’insospettabile competenza e, nella maggior parte dei casi, una sorprendente spigliatezza.

Nella visita alla chiesa di Sant’Agostino, ad esempio, oltre al fascino e alla bellezza della chiesa siamo stati colpiti dalla preparazione dei ragazzi del Liceo Classico ascolano che ci hanno accompagnato e ci hanno illustrato con entusiasmo e ammirevole spigliatezza tutte le opere e i tesori lì custoditi. Peccato, ancora una volta, che prima di entrare, mentre ascoltavano le spiegazioni dei ragazzi, non abbiamo potuto fare a meno di “ammirare”, proprio sopra l’ingresso della chiesa, le immancabili erbacce. Se possibile ancora peggio il fatto che i gruppi fuori dalla chiesa che attendevano di entrare per la visita, dovevano preoccuparsi anche di fare attenzione alle macchine che passavano.

Anche in questo caso è un discorso vecchio e purtroppo inutile ma è incredibile come in questa città non si possa mai neppure pensare di chiudere al traffico, in determinate circostanze, alcune strade del centro storico. Tra l’altro nel fine settimana, quindi non in giornate lavorative, non sarebbe certo la fine del mondo e non provocherebbe di sicuro grandissimi disagi, basterebbe solo organizzare (termine sconosciuto da queste parti) al meglio la situazione. Ma è inutile, ad Ascoli al traffico si possono chiudere solo le strade nei pressi dello stadio quando giocano i bianconeri, in ogni altra occasione è tabù (si può già considerare una fortuna che si riesce a tenere chiusa al traffico piazza Arringo).

Pochi metri più avanti rispetto alla chiesa, nel polo culturale di Sant’Agostino erano in programma altri due suggestivi eventi, con la possibilità di ammirare alcune opere di Osvaldo Licini e Tullio Pericoli selezionate nell’ambito della mostra “Paesaggi di marca: Giulio Gabrielli, Osvaldo Licini, Tullio Pericoli” eccezionalmente allestita per le giornate del Fai. Anche in questo caso le straordinarie opere di Licini, alcune di quelle esposte davvero incantevoli, sono state illustrate e raccontate con competenza e maestria dai ragazzi del Liceo Scientifico “Orsini”. Così come, spostandosi nella Biblioteca civica (ospitata sempre nell’ex complesso conventuale), non si sono dimostrati certo da meno i ragazzi, sempre del Liceo Scientifico, che hanno guidato ed illustrato ai visitatori alcuni volumi rari e preziosi come un codice membranaceo di fine secolo X inizio XI, il famoso “Ritmo di Sant’Alessio”, gli statuti della città di Ascoli, diverse edizioni dell’Acerba di Cecco d’Ascoli.

Tra i tanti “gioielli” aperti e che si sono potuti ammirare in questi giorni sicuramente il più suggestivo e quello che ha destato la maggiore attenzione è l’Eremo di San Marco. Ma di certo non da meno, oltre a quelli già citati, sono il complesso di Sant’Angelo Magno la Chiesa di Sant’Ilario, quella di Sant’Emidio alle Grotte. E’ davvero una fortuna avere un patrimonio così ricco di simili “gioielli”, sono davvero poche le città che possono vantarne uno simile. Non finiremo mai di dire grazie ad iniziative come quelle del Fai che danno l’opportunità, non solo ai turisti ma anche agli stessi ascolani, di conoscere e apprezzare simili bellezze.

Così come non finiremo mai di pungolare l’amministrazione comunale per fare in modo che simili gioielli vengano meglio valorizzati e, soprattutto, non vengano sminuiti e svalutati a causa dell’incuria e dall’incapacità di prendere decisioni coraggiose.

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