Proteste, accuse e interrogazione comunale: “bufera” senza fine sulla piscina


L’interrogazione di Pd e Udc prende spunto dalla chiusura dell’impianto per la presenza di “agenti patogeni” ma poi si occupa del mancato rispetto del bando di gara. Nel mirino anche dell’Albatros Nuoto che in un comunicato stampa accusa il gestore della piscina

Un’interrogazione di Pd e Udc. Le proteste delle associazioni sportive. Una comunicato stampa “di fuoco” dell’Albatros Nuoto che evidenzia l’inaccettabile penalizzazione di cui è vittima da un anno e mezzo. E’ sempre più bollente il clima intorno alla piscina comunale, al centro di troppe discutibili vicende. Ma la cosa più paradossale è che parlano tutti, protestano squadre, società sportive e associazioni, si difende e contrattacca (evidenziando in maniera clamorosa le pecche dell’amministrazione comunale) anche la società che attualmente gestisce l’impianto comunale ma gli unici che non parlano, che non si sentono neppure in dovere di spiegare quanto sta accadendo sono i nostri amministratori.

Che, poi, sono i veri protagonisti di questa vicenda, coloro che con un bando a dir poco discutibile (lo avevamo detto e previsto subito, il caos attuale è solo la logica e inevitabile conseguenza) hanno di fatto provocato questa imbarazzante situazione, ma anche coloro che non svolgendo quel compito di controllo (lo ha sottolineato anche il tribunale di Ascoli nella sentenza che condanna la società che gestisce la piscina) non stano adempiendo a quello che è uno specifico compito del Comune. In compenso un risultato bisogna dire che l’hanno ottenuto, di Ascoli e della surreale situazione della piscina ne parlano tutti ben al di fuori dei confini locali. Ne ha parlato il ct azzurro di pallanuoto Campagna, ne ha parlato il più importante sito di pallanuoto internazionale.

Certo, non ne parlano certo in maniera positiva, tutti evidenziano l’assurdità della situazione e davvero in quei discorsi, in quelle parole Ascoli viene descritta quasi come una città del terzo mondo (almeno per quanto riguarda lo sport). Se ci fosse un assessore allo sport che davvero si interessa delle reali problematiche dello sport cittadino da tempo sarebbe intervenuto per porre rimedio ad una situazione inaccettabile. Invece dal Comune tutto tace, in rigoroso silenzio il sindaco, in rigoroso silenzio l’assessore allo sport, quasi come la cosa non li riguardasse per niente (chissà, forse non dovremmo chiamarla più piscina comunale…), nonostante la chiarissima sentenza del tribunale di Ascoli (vedi articolo “Piscina comunale senza pace: il Tribunale di Ascoli inchioda il gestore e il Comune”), nonostante l’appello della squadra di pallanuoto.

Presto, però, l’amministrazione comunale sarà comunque obbligata a parlare, a dire qualcosa in merito visto che i gruppi consiliari del Pd e dell’Udc hanno presentato un’interrogazione per far luce su quanto sta avvenendo in piscina.  “L’interrogazione – spiegano i capigruppo Ameli e Viscione – ha preso corpo dopo che a mezzo stampa si è appresa la presenza di agenti patogeni presso l’impianto di balneazione (mistero mai chiarito, né il Comune né la società che gestisce la piscina si sono degnati di spiegare quale fosse il problema, complimenti per la trasparenza…)”.

In realtà, però, poi l’interrogazione si occupa soprattutto sul mancato rispetto del bando di gara (lo ha sancito una sentenza del tribunale di Ascoli), sul piano delle attività, gli spazi utilizzabili e la conseguente distribuzione per le attività del piano. “Si chiede inoltre – aggiungono Ameli e Viscione – se viene ad essere garantita la ripartizione del 40% delle corsie per le attività delle associazioni o società sportive che ne facciano richiesta per organizzare le proprie attività, e se vengano riservati spazi sufficienti per tutte quelle che svolgendo attività a livello agonistico, ne hanno necessità con maggiore intensità durante la fase di preparazione delle gare tanto per gli allenamenti. Un’attenzione quindi che mira a garantire tutte le realtà esistenti nel nostro territorio affinché l’impianto natatorio possa esser considerato risorsa pubblica”.

Detto che l’azione dei due gruppi consiliari si inserisce in una più ampia azione di sorveglianza sulla situazione degli impianti sportivi cittadini (“Ad oggi purtroppo sono molte le lamentele che giungono dalle associazioni sportive circa la trascuratezza degli impianti. Apprendiamo invece con soddisfazione il contributo di euro 75.000 che la Regione Marche ha destinato per la riqualificazione della Palestra Orlini”), in questi giorni anche l’Albatros nuoto ha fatto sentire la propria voce, in un duro comunicato stampa nel quale vengono sottolineate le gravi penalizzazioni che, a sua detta, la società ascolana sta subendo da un anno e mezzo a questa parte, non risparmiando accuse alla società che gestisce la struttura.

Non possiamo più tollerare le continue e differenti verità – si legge in un lungo comunicato – che il gestore della piscina presenta all’indomani di eventi che evidenziano la lapalissiana realtà, ovvero che il gestore non ha voluto far utilizzare la piscina pubblica comunale di Ascoli ai tecnici, agli atleti, ai dirigenti e alle famiglie riconducibili alle società del nuoto ascolano Albatros Nuoto e Waterlife e che di contro ha preferito privilegiare, sempre dentro la piscina di Ascoli, le proprie società, la Delphinia di San Benedetto e la Nuovo Mondo acquatico da lui stesso costituita appena dopo il suo ingresso nella struttura”.

Un fatto già duramente stigmatizzato dal giudice del tribunale di Ascoli Anna Maria Teresa Gregori che, nella sentenza di condanna nei confronti della Sport Smile (gestore della piscina) a tal proposito sottolineava proprio come questa situazione “co­sti­tui­sce vio­la­zio­ne del ca­pi­to­la­to di gara e di­spa­ri­tà di trat­ta­men­to ri­spet­to alla so­cie­tà ri­cor­ren­te”.

Vi sono verità che rimangono oggettive e inconfutabili – si legge ancora nel comunicato dell’Albatros Nuoto – anche se si tenta abilmente di camuffare: immotivatamente si nega all’Albatros Nuoto di rientrare in possesso del locale segretaria, ubicato all’interno della reception della piscina comunale, di contro, in dispregio ad ogni regola di equità e di lealtà sportiva, la società sportiva del gestore ha già segreteria, sede legale ed opera all’interno della piscina stessa; il concessionario impropriamente nega alla società Albatros Nuoto di continuare l’attività di pallanuoto adducendo differenti attenuanti e giustificazioni; il concessionario, inoltre, arbitrariamente impedisce di continuare l’attività di nuoto sincronizzato all’Albatros Nuoto, unica società che vanta atlete di nuoto sincronizzato in città, in quanto attività non contemplata nel capitolato speciale; il concessionario dell’impianto di fatto non concede l’utilizzo degli spazi acqua necessari per le attività agonistiche degli atleti dell’Albatros Nuoto, adducendo una giustificazione di comodo, ovvero che non ha ancora pronto un piano delle attività”.

In realtà su gran parte di questi aspetti, dalla segretaria agli spazi acqua fino al piano attività, si è ampiamente pronunciato il tribunale di Ascoli, con una sentenza chiara che non lascia dubbi e spazio ad interpretazione. “E’ one­re del con­ces­sio­na­rio por­re i ser­vi­zi a di­spo­si­zio­ne de­gli uten­ti pri­va­ti con leal­tà, tra­spa­ren­za e ugua­glian­za e nel ri­go­ro­so ri­spet­to de­gli ob­bli­ghi im­po­sti sia nel ca­pi­to­la­to di gara, sia nel re­go­la­men­to del­le scuo­le nuo­to” si legge nella sentenza.

Che, poi, per non lasciar alcun dubbio cita quali sono questi obblighi, cioè redigere il piano attività, riservare il 50% delle corsie alle altre associazioni sportive e l’utilizzo delle segreterie nei locali della piscina. “L’inerzia del concessionario – si legge ancora nella sentenza – ben può essere supplita dall’ente condente, nella specie il Comune di Ascoli, nell’ambito della sua doverosa attività di vigilanza”.

Il significato è chiaro, l’amministrazione comunale non solo può ma ha il dovere di intervenire per imporre al concessionario il rispetto di quegli obblighi (e a tutti i mezzi per farlo, basta solo volerlo). Non possono, quindi, esserci più giustificazioni, l’amministrazione comunale deve assolutamente e celermente intervenire per risolvere questa inaccettabile situazione.

La società Albatros Nuoto – conclude il comunicato – da 25 anni allena gli sforzi, i sogni, le speranze, la passione di oltre 100 atleti, un bellissimo patrimonio sportivo della città di Ascoli. Il proprio fine è quello di sempre, ovvero fruire della casa sportiva comunale, la piscina, stare vicino agli atleti, allenarli, fare squadra, partecipare alle manifestazioni ed ai campionati della Federazione Italiana Nuoto. La società Albatros Nuoto è una grande famiglia per atleti, genitori, allenatori e dirigenti, tutti uniti da una grande passione, gioiosa e allegra e che ha risvolti educativi e sociali: fare sport”.

E’ arrivato il momento (in realtà è già passato da tempo…) che chi amministra questa città dimostri una volta per tutte con i fatti, e non con vuoti proclami, di condividere questi fondamentali valori…

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