“Bufera” sulla piscina, caos in Comune


Il ct azzurro Campagna e il mondo (anche internazionale) della pallanuoto si mobilita per la squadra ascolana che, però, attende ancora una risposta alla lettera inviata a sindaco e assessore. E la sentenza del Tribunale di Ascoli provoca l’ennesima “figuraccia” del Comune

Imbarazzante e surreale. Non ci sono altri termini per definire ciò che sta accadendo intorno alla piscina comunale, ormai da due anni a questa parte al centro di una serie di situazioni davvero sconcertanti. Imbarazzante perché la vicenda della squadra cittadina di pallanuoto (la Pallanuoto Ascoli Piceno Albatros Nuoto Gioia) sta facendo scalpore in tutta Italia e in tutto l’ambiente del nuoto e della pallanuoto non solo nazionale.

Tanto che, dopo, l’intervento e l’accorato appello a sostegno della squadra ascolana da parte dello storico ct azzurro, Sandro Campagna, se ne è occupato addirittura il più importante sito mondiale della pallanuoto, “Waterpolo Development Word”. Ed è quasi superfluo sottolineare che Ascoli e, soprattutto, la sua amministrazione comunale ne escono davvero con le “ossa rotta” e con un danno di immagine non indifferente. Surreale perché neppure di fronte ad una chiara, pesante ed inequivocabile sentenza del Tribunale, che pure la chiama direttamente in causa, l’amministrazione comunale non si è sentita in dovere di intervenire. Anzi, ha messo in scena un penoso teatrino che non fa certo onore a chi riveste ruoli istituzionali.

Passi per il sindaco Castelli, troppo impegnato fino a domenica scorsa nella campagna elettorale e, successivamente, a smaltire gli effetti dalla clamorosa debacle. Ma è davvero difficile comprendere il comportamento dell’assessore allo sport Brugni che, incredibilmente, non si è sentito in dovere di proferire parola su quanto sta accadendo, come se certe vicende non riguardassero una società e una squadra del capoluogo e, soprattutto, uno dei più importanti impianti cittadini. A completare un quadro a dir poco sconfortante sono, poi, arrivate alcune clamorose novità (o comunque fatti fino ad ora passati sotto silenzio) che rendono il tutto ancora più paradossale e incomprensibile.

Dopo una settimana siamo ancora in attesa della risposta da parte delle istituzioni comunali alla nostra lettera… saranno mai interessate alla pallanuoto ascolana?” si legge sulla pagina Facebook  della squadra di pallanuoto ascolana. Una settimana fa aveva inviato una lunga e accorata lettera al sindaco Castelli e all’assessore Brugni (vedi articolo “Da due anni fuori dalla piscina, la squadra di pallavolo scrive al sindaco Castelli e all’assessore Brugni”) implorando un intervento per cercare di trovare una soluzione ad un problema che si trascina ormai da 2 anni e che è già costato l’iscrizione al campionato di serie C (la società ascolana ha dovuto rinunciare, ripiegando sulla serie D, proprio per la mancanza di una struttura dove poter giocare).

La sola passione – scrivevano gli atleti della squadra ascolana – ci sta aiutando a tenere duro. Vorremmo che la nostra squadra continui ad esistere, così come la pallanuoto ad Ascoli perché siamo fieri di rappresentare la nostra città. Ma da questa città ci piacerebbe anche avere una risposta, un aiuto, un’attenzione o semplicemente un incoraggiamento ad andare avanti”. Invece ad oggi dall’amministrazione comunale non è arrivato neppure quello, neppure un semplice e benaugurante incoraggiamento. Il silenzio più assoluto, così come non una parola a tal proposito è stata spesa dal Coni e dai suoi rappresentanti locali (esistono ancora?). Una vergogna, purtroppo un film già visto perché, augurandoci ovviamente che non si ripeta, non sarebbe certo la prima volta che una disciplina sportiva e una società sportiva locale scompaiono anche e soprattutto a causa dell’indifferenza delle istituzioni sportive locali.

Non mollate, tenete viva la pallanuoto ad Ascoli” ha scritto sulla pagina facebook della squadra ascolana il ct Campagna. Non è facile, anche perché il sospetto che l’obiettivo dell’amministrazione comunale sia proprio quello di far scomparire la pallanuoto dal capoluogo piceno diventa ogni giorni più forte. E a rafforzarlo è quanto si legge proprio sul sito Waterpolo Development Word. Che, nell’articolo in cui si occupa della piscina ascolana, riporta un comunicato stampa della società che gestisce l’impianto che, a proposito di questa vicenda, sostiene che  “per quanto riguarda la pratica della pallanuoto il capitolato di gara non prevedeva di attrezzare la piscina per tale attività”.

Eppure quando è stato fatto quel bando la squadra ascolana di pallanuoto esisteva già da tempo e, anzi, proprio in quel periodo stava lottando per conquistare la promozione in serie C. Come si fa a non prevedere le attrezzature per la pallanuoto quando c’è una squadra locale così importante che, per giunta, stava ottenendo risultati storici per la pallanuoto ascolana? Un errore gravissimo, inaccettabile e incomprensibile. Poi se sia frutto di malafede (cioè della volontà di mettere ko quella squadra di pallanuoto) o di incompetenza ce lo dovrebbero spiegare sindaco e assessore.

Che, però, almeno dovrebbe avere la decenza di fornire una risposta alla lettera di quei ragazzi, di quegli atleti ascolani. Invece nulla, un imbarazzato e imbarazzante silenzio, così come il silenzio più assoluto da parte del Comune in merito alla clamorosa e inequivocabile sentenza del Tribunale civile di Ascoli (vedi articolo “Piscina comunale senza pace: il Tribunale di Ascoli inchioda il gestore e il Comune”). Che, nell’accogliere in pieno il ricorso della Waterlife e nel condannare la società che gestisce la piscina, sottolinea le gravi e ripetute violazioni del bando operate dal gestore stesso e chiama in causa l’amministrazione comunale.

L’inerzia del concessionario – si legge nella sentenza – ben può essere supplita dall’ente concedente, nella specie il Comune di Ascoli, nell’ambito della sua doverosa attività di vigilanza”. In altre parole, il giudice del Tribunale di Ascoli sentenzia che, visto il mancato rispetto (per alcuni aspetti) di quanto stabilito nel bando di gara, è dovere dell’amministrazione comunale intervenire immediatamente. Addirittura in questi casi il mancato rispetto di quanto previsto nel capitolato di gara può portare anche alla revoca della gestione. Nessuno sta chiedendo questo, ma è doveroso che quanto meno il Comune esiga il pieno rispetto di quelle norme da esso stesso stabilite.

Invece fino ad ora l’amministrazione comunale non ha mosso un dito, neppure dopo quella sentenza che, pure, per non lasciare dubbi in proposito sottolinea con chiarezza in che modo il bando non è stato rispetto (la mancata predisposizione del piano delle attività, la mancata concessione dei locali della segreteria, la concessa operatività ad una società palesemente collegata al gestore). Quel che peggio è che la sentenza, invece di spingere sindaco e assessore ad un gesto di responsabilità, ha dato il via all’ennesimo inaccettabile teatrino.

Ora c’è la Waterlife che dice di essere frequentatrice della piscina da oltre 20 anni – dichiara sulle pagine di un quotidiano locale il responsabile della società che gestisce la piscina – abbiamo parlato con l’amministrazione e neppure loro la conoscono, non sappiamo davvero chi sia”. Difficile credere che davvero il gestore non conosca la Waterlife, anche perché basterebbe leggere la sentenza di condanna del Tribunale di Ascoli per scoprirlo.

E’ composta da alcuni giovani tecnici della Federazione Italiana Nuoto di Ascoli Piceno” scrive il giudice che poi ripercorre brevemente la storia di quella società e le ragioni per cui ha pienamente diritto di chiedere l’utilizzo di spazi (e delle segreteria) nella piscina comunale. Inoltre, particolare non di poco conto, nella stessa sentenza viene sottolineato come la Waterlife in questo lungo periodo ha inviato ben 5 raccomandate al gestore (e al Comune di Ascoli) per chiedere informazioni e, soprattutto, il famoso piano delle attività. E, in merito a questo aspetto, il gestore della piscina non si è giustificato sostenendo di non conoscere la Waterlife ma, molto più semplicemente, sostenendo che stava esaminando le richieste pervenute. Quello che è davvero grave, però, è che l’amministrazione comunale possa aver sostenuto di non conoscere quella società (e a tal proposito dal Comune non è arrivata alcuna smentita rispetto a quanto dichiarato alla stampa locale dal gestore della piscina).

Al di là del fatto che le citate raccomandate sono state inviate anche al Comune stesso (che, quindi, se davvero non conosceva quella società ascolana doveva quanto meno avere la decenza di informarsi), per uno di quegli strani scherzi che gioca spesso il destino in quelle stesse ore un’altra notizia dimostrava esattamente il contrario. Infatti un articolo pubblicato su un altro quotidiano locale raccontava il fatto che il Comune aveva premiato la società sportiva “Aria di Fitness” (che opera alla Tonic) per progetti nel sociale.

A corredo dell’articolo c’erano anche foto che immortalavano il sindaco Castelli (insieme al vicesindaco Ferretti e al presidente del Consiglio comunale Fioravanti) nel momento della premiazione. Ma alcuni di quei progetti che sono stati premiati (“Il nuoto nello zaino”, “Acqua amica”) sono stati realizzati e portati avanti proprio dalla società che il Comune dichiara non conoscere, cioè la Waterlife. Che, per giunta, da tempo sta portando avanti presso l’Isc di Monticelli il progetto “Around Monticelli”, proprio in collaborazione con l’amministrazione comunale.

Allora cosa dobbiamo pensare, forse che in Comune la confusione regna sovrana al punto che premia e realizza progetti insieme a “perfetti sconosciuti”? La risposta è scontata, a meno che non si voglia davvero pensare che non abbiamo un’amministrazione comunale ma un’armata Brancaleone. Siamo certi che non sia così. Però il tempo è scaduto (e da un pezzo) ed è arrivato il momento che sindaco e assessore la finiscano con certi “giochetti” per occuparsi seriamente di tutto ciò che è accaduto e sta accadendo intorno alla piscina comunale.

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