Illuminazione pubblica: cronaca di un disastro annunciato


Le vicende di questi giorni, compreso il drammatico incidente in viale Marconi, confermano l’imbarazzante paradosso del servizio di pubblica illuminazione: paghiamo molto più di prima, un milione e mezzo di euro all’anno, per un servizio decisamente peggiore

Sabato 24 febbraio, alle 18 circa una macchina transita in via Mari, direzione centro. Sulle strisce pedonali di fronte al Conad c’è un uomo che attraversa la strada. Nel buio provocato dalla mancata accensione dei lampioni, dalla macchina sarebbe quasi impossibile vederlo, se non fosse che l’uomo fortunatamente indossa un paio di pantaloni bianchi che nel buio quasi totale risaltano.

Qualche centinaio di metri più avanti, in viale Marconi, stessa identica situazione, c’è una mamma con due bambini che attraversa ma che, nella penombra, dalla macchina è possibile vedere solo quando si è molto vicini. Fortunatamente, vista la situazione, quell’auto procede molto lentamente, in maniera da evitare qualsiasi genere di problema. Però, e il vero interrogativo è questo, è ammissibile che si verifichi una situazione del genere in un capoluogo di provincia? Che, per giunta, paga alla società privata che gestisce il servizio di pubblica illuminazione un canone elevatissimo, circa un milione e mezzo di euro all’anno?

Sabato passato lo scenario descritto, intorno le 18, era pressoché identico in tutte le zone della città. La via più illuminata, o forse sarebbe più corretto dire meno buia, era corso Vittorio Emanuele, grazie alle luci delle vetrine dei negozi e dei bar situati lungo la via. Ma nella via parallela, lungo viale De Gasperi il panorama era ben più che spettrale. Con alcune zone, come ad esempio via Pascoli (quella che porta all’ingresso della palestra dello Squarcia), praticamente al buio (come si può vedere in maniera inequivocabile nella foto). Una situazione davvero imbarazzante e assolutamente inaccettabile.

Abbiamo ironizzato su quanto accaduto sabato nel tardo pomeriggio ad Ascoli (vedi articolo “La domenica del villaggio”), in particolare per il fatto che il giorno prima in tutta Italia si era celebrata l’iniziativa “Mi illumino di meno” per il risparmio energetico, abbiamo sottolineato come in realtà nel capoluogo piceno quel genere di manifestazione è come se si svolgesse tutto l’anno, vista la situazione dell’illuminazione pubblica. Non eravamo però a conoscenza di quanto era accaduto proprio la giornata di venerdì 23 febbraio, sempre in viale Marconi. Il drammatico incidente che poi è costato la vita all’ex presidente dell’Anpi provinciale William Scalabroni, investito da una Fiat Panda, secondo le prime ricostruzioni e le prime testimonianze proprio a causa della scarsa illuminazione (con la pioggia che inevitabilmente ha ulteriormente ridotto la già scarsa visibilità).

Naturalmente ora saranno le indagini e gli accertamenti a stabilire le esatte modalità dell’accaduto, ma la situazione è seria, assolutamente inaccettabile.  Purtroppo non è la prima volta che accadono incidenti del genere in quella via, anche se mai prima d’ora di simile gravità, sono nelle ultime settimane  con quello costato la vita a Scalabroni siamo al terzo incidente simile. Chi ha un’attività in quella zona racconta che venerdì sera, intorno alla 18, via Marconi era quasi completamente al buio, non si vedeva praticamente nulla. E che non si tratta certo di una novità. La situazione è simile in tutta la città, anche se poi naturalmente le cose variano in base a diversi altri fattori. Il denominatore comune, però, è la scarsa visibilità in determinate ore del giorno che, appunto, in qualche via diventa quasi buio totale.

L’assessore Tega in un’improbabile auto difesa spiega che “l’incidente non è dipeso da un problema di luce perché in quella zona sono state rispettate tutte le norme di legge. L’illuminazione pubblica si attiva alle 18 perché alle 17:30 ancora c’è abbastanza luce naturale”. Ribadito che spetterà a chi di dovere (e non certo all’assessore) stabilire le ragioni dell’incidente, Tega probabilmente da tempo non transita più in quella zona e, soprattutto, negli ultimi giorni evidentemente non è uscito mai di casa prima di una certa ora. Noi siamo passati  in viale Marconi e nelle vie limitrofe sabato 24 febbraio, il giorno successivo all’incidente di Scalabroni, poco prima delle 18 e possiamo assicurare che non si vedeva praticamente nulla.

D’altra parte, però, l’assessore Tega è anche quello che due anni fa in Consiglio comunale, di fronte alle proteste dei cittadini per i troppi disagi e i disservizi provocati dalla nuova illuminazione, sosteneva che il nuovo servizio avrebbe prodotto un risparmio per il Comune (e quindi per i cittadini) di circa 500 mila euro. In realtà da subito invece del risparmio vaneggiato il costo del servizio è addirittura aumentato, all’inizio con la giustificazione della necessità di installare quasi 4 mila nuovi punti luce (per un costo di oltre 300 mila euro). Due anni dopo, però, la giustificazione dei nuovi punti luce non c’è più ma il canone annuale del servizio è più elevato rispetto ad allora.

La determina n. 269 del 30 gennaio scorso evidenzia, infatti, che “il canone annuale del servizio di gestione dell’illuminazione pubblica” ammonta a 1.450.600 euro, esattamente mezzo milione di euro in più rispetto a quanto aveva fatto credere l’assessore Tega (che aveva parlato di costo annuale inferiore al milione di euro) 2 anni fa. Quindi al là delle chiacchiere i fatti sono chiarissimi, paghiamo molto più di prima per un servizio decisamente peggiore. Che, per altro, proprio perché in mano a privati diventa complicato, anzi pressoché impossibile, anche fare le più semplici correzioni e variazioni.

I fatti di questi giorni lo evidenziano in maniera emblematica. E’, infatti, del tutto evidente che gli orari di accensione e di spegnimento stabiliti dalla concessionaria con una situazione climatica come quella attuale non sono assolutamente adeguati. Secondo il capitolato di appalto del servizio, ad esempio, venerdì 23 febbraio l’illuminazione è stata spenta alle 6:22 e poi è stata accesa alle 18:05. Con la situazione climatica di quel giorno alle 6:22 era ancora decisamente buio e il pomeriggio già intorno alle 17:15 o pochi minuti dopo praticamente si vedeva poco o nulla. Sarebbe stato assolutamente necessario posticipare lo spegnimento mattutino e anticipare decisamente l’accensione serale.

E’ evidente che se la pubblica illuminazione fosse gestita ancora dall’amministrazione comunale il problema sarebbe subito risolto, si provvederebbe secondo le necessità a cambiare gli orari di accensione e spegnimento. Cosa che invece non avviene ora (come abbiamo visto e verificato direttamente il giorno successivo, sabato 24 febbraio, come se niente fosse si è riproposta la stessa identica situazione) che la gestione del servizio è in mano ad un privato che, per giunta, in questo è aiutato notevolmente dall’incomprensibile silenzio dell’amministrazione comunale. Che, in realtà, dovrebbe avere il coraggio di ammettere l’evidenza, cioè il totale fallimento di un’operazione che invece del risparmio annunciato ha prodotto un considerevole aumento di spesa. Con, per giunta, il consistente peggioramento della qualità del servizio stesso.

Un disastro totale che è sotto gli occhi di tutti (amministrazione comunale compresa) e che i fatti di questi giorni hanno solamente amplificato.

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