Aspettativa di vita: Ascoli fanalino di coda delle Marche


Secondo il focus dell’Osservatorio Nazionale della Salute con un aspettativa di vita di 83,073 la provincia di Ascoli è all’ultimo posto nelle Marche, pur avendo un dato superiore alla media nazionale. Dal rapporto emergono diseguaglianze territoriali e sociali

E’ il Trentino Alto Adige la regione con la speranza di vita più alta. Notizie positive anche per la nostra regione che ha una speranza di vita più alta (83,364) della media nazionale (82,751). Un po’ meno positiva, invece, è la situazione per gli ascolani e il territorio piceno, visto che la provincia di Ascoli è quella che nelle Marche ha la speranza di vita più bassa (pur rimanendo sopra la media nazionale).

Questo è quanto emerge dal focus dedicato alle diseguaglianze di salute in Italia effettuato dall’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane. Ed in effetti i dati evidenziano chiare ed evidenti diseguaglianze nel nostro paese, sia da un punto di vista geografico che da un punto di vista sociale. L’Osservatorio rileva, infatti, che in Italia si vive più a lungo seconda del luogo di residenza e del livello di istruzione. Quasi superfluo sottolineare che la speranza di vita è più bassa al sud, in particolare in Campania, con differenze anche notevoli, fino a tre in meno. Secondo il focus dell’Osservatorio in Campania nel 2017 gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3 mentre in Trentino l’aspettativa di vita è di 81,6 per gli uomini e 86,3 per le donne.

In generale, la maggiore sopravvivenza si registra nel Nord-Est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nel Mezzogiorno, dove si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. Il dato che più suscita interesse, però, è quello che evidenzia come l’aspettativa di vita diminuisce in base al titolo di studio. Tra le donne, ad esempio, chi ha conseguito una laurea ha in media un’aspettativa di vita di 85,9 (82,4 tra gli uomini) che scende ad 85,3 (80,9 per gli uomini) per chi ha conseguito la licenza media superiore, ad 84,6 (79,4 per gli uomini) per chi ha solo la licenza media inferiore fino ad arrivare a 83,2 (77,2 per gli uomini) per chi ha solo la licenza elementare o non ha nessun titolo. Differenze davvero significative, oltre 5 anni tra gli uomini e quasi 3 tra le donne.

Queste disuguaglianze – si legge nel rapporto dell’Osservatorio – sono acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano soprattutto chi ha un livello sociale più basso”. Insomma il Servizio sanitario nazionale assicura la longevità, ma non l’equità sociale e territoriale. “Il Servizio sanitario nazionale oltre che tutelare la salute,   con l’obiettivo di superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese. Ma su questo fronte i dati testimoniano il sostanziale fallimento delle politiche“, spiega Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell’Osservatorio.

Un aspetto importante da sottolineare è come i divari sono ancora più preoccupanti quando sono così legati allo status sociale poiché i fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni. Un tipico esempio è rappresentato dall’obesità, uno dei più importanti fattori di rischio per la salute futura, la quale interessa il 14,5% delle persone con titolo di studio basso e solo il 6% dei più istruiti Anche considerando il livello di reddito gli squilibri sono evidenti: l’obesità è una condizione che affligge il 12,5%  del quinto più povero della popolazione e il 9% di quello più ricco.

I fattori di rischio si riflettono anche sul contesto familiare, infatti il livello di istruzione della madre rappresenta un destino per i figli, a giudicare dal fatto che il 30% di questi è in sovrappeso quando il titolo di studio della madre è basso, mentre scende al 20% per quelli con la madre laureata.

La sfida futura del Servizio sanitario nazionale – si legge ancora nel documento dell’Osservatorio – sarà quella di contrastare le persistenti disuguaglianze con interventi e politiche urgenti. Apprezzabile la sensibilità dimostrata su questi temi dal Ministero delle salute nel rapporto “L’Italia per l’Equità nella Salute” pubblicato recentemente”. Il Rapporto avanza alcune proposte e linee strategiche che appaiono condivisibili e orientate nella giusta direzione. In particolare, si ritiene prioritaria l’attivazione di iniziative finalizzate all’empowerment culturale verso i temi della salute e degli stili di vita, da attuare nelle scuole per i ragazzi e le loro famiglie. Spesso, infatti, gli interventi delle politiche sono vanificati da atteggiamenti e comportamenti individuali sbagliati che ne riducono gli effetti attesi. Non meno rilevante è la lotta contro la povertà e la deprivazione che deve essere un obiettivo ineludibile di tutte le politiche di welfare, anche per migliorarne l’efficacia, vista la stretta relazione tra la condizione economica e la salute”.

Tornando ai dati sull’aspettativa di vita, tra le province la media più elevata è quella di Firenze  con 84,1, seguita da Rimini, Monza e Treviso. Per quanto concerne le Marche l’aspettativa di vita più alta è per la provincia di Pesaro Urbino con 83,758 seguita da Ancona con 83,600, Fermo 83,225, Macerata 83,218 e Ascoli 83,073. Tra i tanti dati che vengono riportati nel focus dell’Osservatorio una menzione meritano quelli relativi agli aborti e ai medici obiettori. Oltre due medici su tre nelle strutture sanitarie italiane (il 70,3%) sono obiettori, con punte addirittura dell’89% in Molise e Sicilia.

Per quanto riguarda le Marche la media è praticamente identica a quella nazionale (70,1%), mentre la nostra regione con un tasso di 6,1 per mille è al terzo posto dietro Veneto e Calabria per il minor numero di aborti volontari.

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