Senza vergogna: Salvini “inciampa” sulla strage di Sant’Anna di Stazzema


“L’Anagrafe antifascista di Sant’Anna di Stazzema? L’anagrafe lasciamola solo a quella canina” ha dichiarato a Firenze il leader della Lega. Che forse ignora che nel paesino toscano il 12 agosto 1944 si è consumato uno dei crimini più atroci della storia del nostro paese

Di idiozie in questo periodo di campagna elettorale ne ascoltiamo in gran quantità praticamente ogni giorno. Ormai ci siamo abituati e non rimaniamo neppure troppo stupiti e sconcertati di fronte alla serie di proclami surreali, di promesse irrealizzabili, di teorie bislacche che quotidianamente ci propinano i nostri politici.

Anche perché solitamente sono così paradossali, ma al tempo stesso inoffensive, da non procurar nessun danno concreto a nessuno, a parte alla schiera di “boccaloni” (presenti in ogni schieramento) che crede ciecamente a qualsiasi “baggianata” arriva dalla sua parte politica. Abbiamo deciso sin dall’inizio della campagna elettorale di non star dietro e di non dare alcuna visibilità, anche solo per smontarle, a tutte “le palle” che ci raccontano e ci promettono i nostri leaders politici in questi giorni (se non ironicamente nella rubrica domenicale di satira “La domenica del villaggio”). Ma per una volta ci tocca fare un’eccezione perché ieri (mercoledì 7 febbraio) si è passato il segno, si è superato il limite dell’indecenza e della vergogna, il tutto nel silenzio (o quasi) dei media italiani.

Protagonista, ancora una volta, il leader della Lega Matteo Salvini a cui va dato atto di essere riuscito a compiere un’impresa che sembrava impossibile: far rimpiangere Umberto Bossi. Se i voti reali il 4 marzo confermeranno la tendenza indicata attualmente dai sondaggi, quale che sia il giudizio che ognuno ha legittimamente nei suoi confronti, gran parte del paese dovrà comunque ringraziare almeno per un motivo Silvio Berlusconi: aver scongiurato, grazie alla conferma di Forza Italia come primo partito all’interno del centrodestra, la possibilità che un simile soggetto possa diventare presidente del Consiglio.

Salvini ha sempre detto che, se il centrodestra vince e al suo interno la Lega è il primo partito, sarebbe conseguenza inevitabile che spetti a lui il compito di guidare il nuovo governo. Non certo per la Lega e per i suoi elettori nel suo complesso, che come tutti gli elettori degli altri partiti meritano massimo rispetto, ma indiscutibilmente una simile evenienza rappresenterebbe il punto più basso mai toccato dalla nostra scalcinata Repubblica. Tornando a quanto accaduto ieri, Salvini era a Firenze per una delle tante iniziative elettorali di questo periodo e, tra i vari argomenti toccati, ha parlato dell’Anagrafe antifascista di Sant’Anna di Stazzema e dell’iniziativa del sindaco del paese in provincia di Lucca, Maurizio Verona  per festeggiare i 70 anni della Costituzione, facendosi beffe della memoria di quello che è uno dei più orribili episodi della storia del nostro paese.

Cosa penso dell’Anagrafe antifascista di Sant’Anna di Stazzema? Vabbè, l’anagrafe io la lascerei per l’anagrafe canina”. Un accostamento di alta classe, che evidenzia in maniera emblematica lo stile del leader della Lega, che inevitabilmente ha offeso e umiliato una comunità marchiata in maniera indissolubile da quella vergognosa pagina di storia. A Salvini e agli ignoranti come lui che magari avranno anche sorriso di fronte alla battuta del proprio leader è opportuno ricordare quella pagina di storia, quella strage nazi-fascista che, per certi versi, fu più atroce e più inaccettabile di quella di Marzabotto (dove le vittime innocenti furono numericamente superiori). Perché l’eccidio nella provincia di Bologna fu quanto meno motivato (naturalmente non esistono motivazioni plausibili per un simile orrore) come una reazione agli attacchi delle brigate partigiane.

La strage di Sant’Anna di Stazzema, dove morirono 560 vittime innocenti (tutti civili) di cui ben 130 bambini sotto i 14 anni, non si trattò di una rappresaglia, né di un errore o del gesto di follia di qualche ufficiale nazista. Fu pianificata e rientrava nei piani tedeschi e nella logica della direttiva emanata nel giugno del 1944 dal Albert Kesselring, capo supremo dell’esercito germanico in Italia, per terrorizzare la popolazione civile. Non a caso per mettere in atto quella direttiva fu chiamato in Italia il generale Max Simon che aveva compiuto operazioni simili sul fronte orientale.

In quell’epoca nel paesino che si trova a 600 metri di altezza sulle Alpi Apuane oltre ai suoi circa 400 abitanti c’erano un centinaio di sfollati. Quando all’alba  del 12 agosto 1944 a Sant’Anna giunsero tre reparti della Sedicesima Divisione “Reichfuhrer SS”, accompagnati da alcuni fascisti locali, la strage era già stata pianificata. I pochi uomini abili e in età arruolabile, sentendo arrivare i tedeschi, erano fuggiti nei boschi circostanti per evitare di essere arruolati come forza lavoro ed essere deportati dai nazisti e dai fascisti. Ingenuamente nessuno pensava che se la sarebbero presa in quel modo con donne, vecchi e bambini rimasti a dormire nelle case e nelle cascine. La maggior parte delle persone furono rastrellate, chiuse nelle case e nelle stalle e brutalmente uccise con colpi di mitra e bombe a mano.

Molti furono radunati sulla piazza della chiesa insieme al parroco Don Innocenzo Lazzeri. Avevano capito quale sarebbe stato il loro destino e diversi di loro avevano in mano la foto della loro famiglia nella speranza almeno di essere identificati dopo morti. Si inginocchiarono ed iniziarono a pregare mentre i nazisti e i fascisti che li accompagnavano montavano le mitragliatrici ai lati della piazza. La furia omicida nazi-fascista colpì anziani, donne, bambini. Anna aveva appena 20 giorni, la trovarono che era ancora attaccata al seno della mamma, entrambe crivellate dai colpi delle mitragliatrici. Genny, invece, fu uccisa insieme alla bimba che avevano ancora nel grembo mentre aveva le doglie. Struggente anche la storia degli otto fratellini Tucci, nessuno scampato all’eccidio.

Alla fine la furia omicida nazi-fascista provocò 560 vittime civili. Si salvarono in pochissimi, qualche bambino che, con l’arrivo dei tedeschi, disobbedendo alla propria mamma scappò nel bosco, altri tre bambini che riuscirono a nascondersi in un sottoscala e a non farsi vedere dai tedeschi, e altri 4-5 bambini fatto volutamente scappare da un nazista che doveva accompagnarli a Valdicastello per ucciderli. Da sempre la strage di Sant’Anna di Stazzema è considerato uno dei più efferati crimini contro l’umanità e contro il nostro paese. C’entra poco o nulla la guerra, c’entra ancor meno la contrapposizione tra repubblichini di Salò (fascisti) e partigiani, è la più atroce barbaria perpetrata dai nazisti, con la collaborazione dei fascisti, nei confronti della popolazione italiana.

Non c’era l’obiettivo di colpire e minare la parte avversa, non c’era la volontà di intimidire o frenare i partigiani, si è trattato semplicemente e brutalmente di una deliberata strage contro le popolazioni civili. Per questo ancora oggi il nome e il ricordo di Sant’Anna di Stazzema provoca commozione, sgomento e un senso di profonda desolazione civile e morale. Per questo non è accettabile e non è ammissibile che ci possa essere qualcuno che si faccia così beffa del suo ricordo, offendendo e umiliando la memoria di quelle 560 vittime e di tutto il paese, meno che mai se quel qualcuno è chi si è addirittura candidato a governare l’Italia. In qualsiasi altro paese civile, Salvini sarebbe stato gentilmente messo da parte perché non degno di rappresentare il nostro paese.

Provate solo a pensare cosa accadrebbe ad un candidato presidente che negli Stati Uniti si prendesse gioco del ricordo dell’11 settembre. In Italia, però, ormai non esistono più limiti, non esiste più un briciolo di dignità e tutto è ammesso, non c’è più confine all’indecenza.

Io sono per la libertà di pensiero e di parola” ha aggiunto ieri Salvini a Firenze parlando di antifascismo e anticomunismo. Lo siamo anche noi, con la ferrea convinzione che ognuno ha il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. Certo, però, non possiamo negare che spesso sentendo parlare il leader della Lega la nostra convinzione vacilla sensibilmente…

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